lutto nell’editoria

È morto Andrea Pinketts, l’ultimo grande scrittore “scapigliato”

di Roberto Carnero


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2' di lettura

Con Andrea G. Pinketts, scomparso oggi a Milano (dove era nato il 12 agosto 1961), perdiamo l’ultimo grande scrittore “scapigliato”. Del resto - lo ricordiamo a titolo di curiosità - il suo vero cognome (all'anagrafe era Andrea Giovanni Pinchetti) era proprio quello di un poeta della Scapigliatura storica, il comasco Giulio Pinchetti (morto suicida a 26 anni, l’8 giugno 1870, in seguito a due colpi d’arma da fuoco esplosi contro se stesso).

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Capitava spesso di incontrare Pinketts in qualche bar sui Navigli, con l'immancabile bicchiere di whisky in una mano e l'altrettanto immancabile sigaro cubano nell'altra. Come il vecchio Giuseppe Rovani nell'Ottocento, Pinketts aveva fatto, ai giorni nostri, della tavola d'osteria (o, se si preferisce, di un moderno pub) la sua cattedra d'elezione, da cui incantava i lettori e soprattutto le lettrici (lui era sensibile al loro fascino, e spesso loro al suo).
La letteratura era una passione che incarnava nella vita, insieme scrittore e personaggio che ha assunto la dissacrazione come propria bandiera. Pinketts è stato, negli anni Novanta, uno dei vessilliferi del fenomeno degli scrittori pulp o “cannibali”, essendo presente nell'incunabolo di quel movimento letterario, l'antologia Gioventù cannibale (pubblicata da Einaudi nel 1996).

La sua produzione comprende numerosi gialli e noir dai tratti spesso grotteschi. Tra i titoli (già di per sé gustosissimi): Lazzaro, vieni fuori (Metropolis 1991, di cui quest'anno è uscito per Audiobooks l'audiolibro letto dall'autore stesso); Il vizio dell'agnello (Feltrinelli 1994); L'ultimo dei neuroni (Mondadori 2005); Ho una tresca con la tipa nella vasca (Mondadori 2014); La capanna dello zio Rom (Mondadori 2016). Protagonista dei romanzi è molte volte, in una Milano contemporanea, una sorta di suo alter ego, Lazzaro Santandrea, al centro di storie surreali, condite da riflessioni ironiche e sapide battute. Abbiamo appreso oggi che Pinketts era da tempo malato di un tumore e che le sue condizioni si erano aggravate nell'ultima settimana. Ma continuava a combattere: il 18 novembre scorso, già in sedia a rotelle, aveva organizzato un “flash-mob letterario urbano” all'ospedale di Niguarda.

Era un personaggio schietto ma non sempre facile. Ricordo, ormai parecchi anni fa, una volta in cui se la prese moltissimo perché - era l'estate del 2001 - in una recensione avevo definito un suo romanzo dalla bella copertina azzurro-mare, Fuggevole turchese (Mondadori), «una lettura ideale per le ore di ombrellone». Absit iniuria verbis: il libro non mi era affatto spiaciuto, e anzi avevo creduto di rendergli così un buon servizio. Ma a lui, più che il giro delle vendite, stava a cuore il giudizio critico. Come a tutti i veri scrittori.

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