addii

È morto Carlo Flamigni, ginecologo, padre della fecondazione assistita

Una vita dalla parte dei diritti delle donne. L’annuncio su Facebook del figlio: “Ciao papà, speravo che questo momento non arrivasse mai”

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(Agf)

Una vita dalla parte dei diritti delle donne. L’annuncio su Facebook del figlio: “Ciao papà, speravo che questo momento non arrivasse mai”


4' di lettura

È morto Carlo Flamigni, ginecologo, padre della fecondazione assistita, figura di riferimento in Italia e all'estero sulle tecniche di procreazione assistita e sulla fertilità. Aveva 87 anni. Su Facebook lo annuncia il figlio, Carlo Andrea: “Ciao papà, speravo che questo momento non arrivasse mai, il dolore è grande almeno quanto il bene che ti ho voluto... ma un giorno ci rivedremo prof”.

La carriera a Bologna

Originario di Forlì, si era laureato in medicina e chirurgia all’Università di Bologna nel 1959, specializzandosi in seguito in ostetricia e ginecologia. Nella città aveva poi continuato la propria carriera accademica come docente. È stato direttore della Clinica ostetrica e ginecologica dell’Università dal 1994 al 2001. È stato membro del Comitato nazionale di bioetica dal 1990 al 2017 ed era socio onorario della Consulta di bioetica e membro del Comitato di etica dell'Università Statale di Milano. Autore di numerosi libri, tra cui Avere un bambino (Mondadori, 2001), La procreazione assistita (Il Mulino, 2002), La Fecondazione Assistita dopo dieci anni di legge 40. Meglio ricominciare da capo! (Ananke, 2014).

La legge 40

Ateo dichiarato e laico convinto, si è sempre battuto per i diritti delle donne, a cominciare dall’aborto. E anche sulla Legge 40 che vieta la fecondazione eterologa aveva una posizione dalla parte delle donne: «Quella norma è stata fatta per suggellare un'alleanzapolitica, sulla pelle della gente che soffre», aveva dichiarato quando la Consulta era intervenuta sulla legge nel 2015. La moglie, la sociologa Marina Mengarelli Flamigni ne ha raccontato le battaglie in un recente libro per Pendragon: Diritti che camminano. Uno sguardo sui diritti civili in Italia dal 1968 ad oggi attraverso gli occhi di Carlo Flamigni.

La camera ardente

Sarà allestita domani, lunedì 6 luglio, dalle 14 alle 19 e poi martedì 7 luglio, dalle 7 alle 14, presso l'ospedale di Forlì la camera ardente per Flamigni, morto nella città romagnola dove viveva da oltre 15 anni insieme alla moglie, dopo una breve malattia. Lascia due figli, avuti da moglie precedente.

Il ricordo di un collaboratore di lunga data

La lotta “mai stanca” per “i diritti delle donne” e il fatto “di avere una mente molto aperta, in grado di accettare le opinioni altrui pur non retrocedendo mai sulle proprie. Una grande scuola” per la comunità scientifica a cui mancherà il suo “metodo”. È questa l'eredità umana e professionale che lascia Carlo Flamigni secondo il ritratto che ne fa all'Ansa uno dei suoi più stretti collaboratori nonché amico di lunga data, Renato Seracchioli, direttore del reparto di Ginecologia e fisiopatologia della riproduzione umana dell'Ospedale Sant'Orsola di Bologna.

“È grazie a lui - dice Seracchioli - che sono arrivato alla clinica di ginecologia di Bologna, nel 1983, quando allora si cominciava a lavorare sulla fecondazione assistita. Un incontro casuale il nostro, mi volle perché aveva bisogno di persone che lavorassero nel campo e mi chiese di fare lì la specializzazione”. L'ultima volta che ha incontrato Flamigni è stato poco più di una settimana fa, nella sua casa di San Varano (Forlì), dove con mente lucidissima ha parlato della stretta attualità. Del caso Umbria per la delibera sul ricovero in ospedale per tre giorni anziché il day hospital per l'aborto farmacologico con la Ru486, degli attacchi alla legge 194. Il suo ultimo pensiero è stato un monito, spiega Seracchioli, “a non abbassare mai le difese sui diritti anche quando acquisiti. Sono acquisizioni che vanno difese coi denti”. La sua era “una mente incredibilmente colta, aperta e brillante”. È “una di quelle persone che ti segnano la vita perché hai sempre qualcosa da imparare”. Un legame il loro non solo professionale ma anche umano. Da presidente del Consiglio comunale di Bologna, nel 1997, Flamigni ha anche sposato Seracchioli e poi ha fatto nascere due suoi figli.

Le reazioni

“Un grande medico, sempre dalla parte delle donne. Figura di riferimento per la comunità scientifica regionale e nazionale”. Così il presidente dell'Emilia-Romagna Stefano Bonaccini ha ricordato Flamigni. “Ha saputo riunire in sé le caratteristiche che dovrebbe avere ogni medico - afferma - La profonda competenza scientifica e clinica, la sensibilità e lo spessore sul piano umano. Qualità queste ultime che lo hanno portato sempre dalla parte delle donne, per difenderne i diritti di libera scelta”. Nell'esprimere il proprio cordoglio alla famiglia, anche a nome di tutta la Giunta regionale, Bonaccini sottolinea lo spirito laico e l'impegno civile con cui il padre della fecondazione assistita ha sempre portato avanti le proprie battaglie. “Un grande medico, un maestro per tanti e una figura di riferimento per la comunità scientifica regionale e nazionale. Senza alcun dubbio una perdita per l'Emilia-Romagna e per il Paese”.

Flamigni sarà ricordato dal sindaco di Bologna Virginio Merola domani, lunedì 6 luglio, in apertura della seduta del Consiglio comunale. Merola esprime cordoglio a nome di tutta la città alla moglie Marina e ai figli Cristina e Carlo Andrea. “Carlo Flamigni - scrive il sindaco in una nota - ha onorato Bologna con il suo lavoro da professore, ginecologo di fama mondiale e come rappresentante delle istituzioni per la sua lunga presenza in Consiglio comunale”. Flamigni è stato infatti anche “il primo presidente di Consiglio comunale dopo la legge per l'elezione diretta del sindaco. È stato soprattutto un alleato dei diritti e della libertà delle donne ovvero del progresso di tutta la società”.


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