primo presidente eletto liberamente

È morto Essebsi, traghettatore della transizione democratica tunisina

Primo presidente eletto liberamente dopo Ben Ali, ha guidato il Paese in una difficile fase di assestamento, tra rischio terrorismo e crisi economica.

di Roberto Bongiorni


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L’ex presidente tunisino Beji Caid Essebsi

4' di lettura

Tra i suoi tanti successi professionali, Beji Caid Essebsi, deceduto oggi in una clinica a Tunisi, era molto orgoglioso dell'ultimo: in tutto il mondo nessun presidente della Repubblica in carica poteva vantare la sua veneranda età: 92 anni suonati. D'altronde, pochi uomini politici, non solo nel Nord Africa, ma anche nel mondo, hanno auto una vita politica così longeva e piena.

Il primo presidente eletto liberamente in Tunisia
In un'attività politica durata oltre 60 anni, di lui si ricorderanno però soprattutto due prestigiose cariche. Quella di primo ministro ad interim (fino alla formazione dell'Assemblea costituente) , che gli venne conferita un mese dopo la rivoluzione dei Gelsomini che portò, nel gennaio 2011, al rovesciamento della dittatura del presidente Ben Alì. E poi quando, nel mezzo di una transizione democratica travagliata, l’anziano e scaltro uomo politico divenne, a 88 anni, il primo presidente eletto dopo la dittatura di Ben Alì. Anzi, in verità è finora stato il solo presidente eletto in un’elezione libera nella storia della Tunisia, la sola democrazia partorita dal terremoto geopolitico delle primavere arabe.

Un conservatore laico e pragmatico
In verità, agli occhi dei giovani rivoluzionari scesi in piazza per far cadere il regime di Ben Alì (al potere da 23 anni), Essebsi rappresentava un politico della Vecchia guardia. Che incarnava per certi versi il modus operandi della burocrazia tunisina. Quando fece passare una legge di riconciliazione che garantiva l’amnistia ai funzionari civili dell’era di Ben Alì, fu travolto da una valanga di critiche da parte di temeva di veder sfumare il sogno di una nuova Tunisia.

Gli stessi rivoluzionari ostili ad Essebsi, tuttavia, vedevano il nemico numero uno in Ennahda, il movimento islamico messo al bando durante la dittatura di Ben Alì. Considerato una sorta di costola tunisina di quella Fratellanza Musulmana, anch’essa al bando in Egitto, l’organizzatissimo partito politico islamista aveva assunto grande popolarità verso la fine delle proteste contro Ben Ali. Amareggiati, i giovani rivoluzionari lo accusarono di aver scippato la rivoluzione dei Gelsomini.
Quando, nell’ottobre del 2011, Ennahda trionfò alle prime elezioni della Tunisia post-Ben Ali, Essebsi comprese che era l’ora di reagire. Fondò dunque, nel 2012, il partito politico NidaaāTunus (Appello della Tunisia). Una formazione laica in cui, tra gli altri, si erano riciclati anche burocrati e politici che avevano servito sotto il regime di Ben Alì.

Non stupisce che in un Paese ancora allo sbando, dove pericolosi movimenti estremisti islamici stavano approfittando del vuoto di potere, gli elettori tunisini vedessero in Essebsi un politico esperto, capace di traghettare il Paese in questa difficile transizione. Ma soprattutto di ergersi come baluardo contro la deriva islamista che stava minacciando il più laico dei Paesi arabi.

Le due grandi sfide: terrorismo islamico ed economia.
Dopo una serie di esperimenti politici mal gestiti, arrivarono le elezioni parlamentari del 2014. Il partito fondato da Essebsi si aggiudicò 85 seggi su 217. Ennahda ne raccolse solo 69. Nelle successive elezioni presidenziali, Essebsi fu eletto presidente della Repubblica. E si trovò subito a che fare con due gravissimi attentati. Quello avvenuto nel marzo 2015 al museo nazionale del Bardo, dove persero la vita 24 persone tra cui 21 turisti (quattro erano italiani). E l’altro, avvenuto solo tre mesi dopo sulla spiaggia di Sousse, dove un terrorista, addestrato in Libia nelle file di formazioni vicine all’Isis, trucidò a colpi di arma da fuoco 38 persone, in gran parte turisti occidentali. Il successivo crollo del turismo, settore strategico in Tunisia, che esacerbò la crisi economica già in corso, mise il Paese a dura prova. Le tensioni sociali stavano minacciandone la stabilità.

Le riforme a favore delle donne
In un Paese sempre più polarizzato, occorreva raffreddare gli animi e provare a riconciliarli. Da politico pragmatico qual era , Essebsi contribuì alla formazione di governi di unità nazionale, in cui convivevano, obtorto collo, il suo partito ed Ennadha.
Non solo. Essebsi si rese protagonista di una serie di riforme a favore delle donne. Durante la sua presidenza prese vita, grazie al suo sostegno, l’abrogazione dell’art. 227 bis del codice penale tunisino, che permetteva ai maschi tunisini di evitare la condanna per stupro sulla donna minore di 15 anni nel caso l’avessero sposata. Sempre sotto di lui fu approvata una legge che finalmente consentiva alle donne tunisine di sposare uomini non musulmani.

Una longeva carriera politica
La longeva carriera politica di Essebsi finisce dunque oggi, a 92 anni. Ed abbraccia oltre 60 anni di storia. Già da adolescente, a soli 15 anni era entrato in contatto con la sezione giovanile del Neo-Dustur, il movimento indipendentista tunisino che operava in clandestinità. In politica entrò ufficialmente subito dopo l’indipendenza dalla Francia, nel 1956. Quando, nel 1957, Habib Bourguiba divenne il primo Presidente della Repubblica tunisina, Essebsi lavorò come suo stretto consigliere. Successivamente ricoprì incarichi importanti, tra cui direttore della Sicurezza Nazionale, Ministro dell’Interno, Ministro degli Esteri, e poi della Difesa. Negli anni 80, in aperta polemica con Bourguiba, Essebsi si ritirò dalla vita politica, tornando a svolgere la professione di avvocato. Ma quando, nel 1987, Bourguiba venne destituito con un colpo di stato o dal generale Zine El-Abidine Ben Ali, Essebsi fu prima nominato ambasciatore in Germania e poi presidente della Camera. Sette anni dopo, nel 1994, si ritirò nuovamente dalla vita politica per poi riemergere nel 2011.

La decisione di voler farsi da parte
Nonostante fosse ancora in forma, e capace, a inizio anno, di intrattenere la platea dei suoi sostenitori per 40 lunghi minuti con un discorso a braccio, Essebsi aveva compreso che la sua carriera doveva necessariamente volgere al termine. E, da scaltro politico qual era, scelse il momento opportuno per comunicarlo. Quando l’anziano presidente algerino Abdelaziz Bouteflika, al potere del 1999 e incalzato da oceaniche proteste popolari, annunciò le sue dimissioni, quattro giorni dopo Essebsi annunciò: «Penso che non mi presenterò. Bisogna fare largo ai giovani».
Le elezioni di cui parlava sono quelle che si terranno il prossimo ottobre. I tunisini voteranno per il rinnovo del Parlamento e per scegliere il nuovo presidente della Repubblica. Sarà un passaggio cruciale per la Tunisia. La sola democrazia uscita dal terremoto delle primavere arabe .

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