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È online il 730 precompilato. Quattro vie per vedere e scaricare il modello

di Cristiano Dell'Oste e Giovanni Parente


Fisco, parte la stagione del 730: precompilati 960 mln di dati

3' di lettura

È online dalle 14.12 di lunedì 15 aprile la dichiarazione dei redditi precompilata 2019. Sono circa 30 milioni i modelli messi online dalle Entrate, tra 730 e Redditi Pf. Si può accedere dal sito dell’Agenzia con quattro diversi percorsi d’accesso: il Pin Fisconline, l’identità digitale Spid, il Pin Inps e la Carta nazionale dei servizi (Cns). Nel 2018 le Entrate hanno registrato circa un milione di accessi nei primi quattro giorni, di cui 218mila già nelle prime ore: quest’anno la pubblicazione è avvenuta leggermente più tardi che negli anni scorsi, ma è probabile che i modelli scaricati saranno comunque molto numerosi.

Correzioni dal 2 maggio
Fin da adesso si può iniziare a controllare quali informazioni il Fisco ha usato per preparare la dichiarazione precompilata e vedere se tutto combacia. Il riscontro “per grandi aree” si può fare dal prospetto informativo inserito in coda al file .pdf della dichiarazione, intitolato «Elementi a base della dichiarazione precompilata per l'anno di imposta 2018». Qui si può vedere, ad esempio, se tutti i redditi percepiti da diversi datori di lavoro sono stati conteggiati o se i bonifici per lavori di ristrutturazione sono stati inseriti nella dichiarazione (e se non lo sono stati, con quale motivazione). Dal sito internet, sezione «Dati di sintesi», si può invece vedere il dettaglio delle spese sanitarie - fino al singolo scontrino farmaceutico - differenziate tra contribuente e familiari a carico.

Per i ritocchi, comunque, bisogna attendere il 2 maggio, data da cui sarà possibile correggere (o accettare) e poi inviare il 730, che andrà comunque spedito entro il 23 luglio. Redditi Pf, invece, sarà modificabile dal 10 maggio e andrà trasmesso entro il 30 settembre.

Obiettivo minimo e invii senza modifiche

L’obiettivo che il Fisco si è dato per la campagna 2019 è arrivare a 3 milioni di invii fai-da-te. Di fatto, le Entrate puntano a ricevere dai cittadini – senza l’intervento di Caf e commercialisti – il 14% dei 730. Percentuale che corrisponde a 2,9 milioni di modelli, cui andranno aggiunti gli invii diretti di Redditi Pf (circa 140mila lo scorso anno).

I NUMERI

Come è cambiato negli ultimi dieci anni il tipo di dichiarazione dei redditi presentata<br/>dai contribuenti italiani. Dati in milioni. (Nota: * Primo anno con la dichiarazione precompilata.Fonte: elaborazione del Sole 24 Ore su dati Statistiche fiscali, dip. Finanze)

I NUMERI

Si tratta di un target tutto sommato “minimo”, che migliora solo di poco i 2,88 milioni del 2018, quasi che il Fisco abbia scelto di non considerare che negli anni precedenti c’è sempre stato un incremento a doppia cifra. Prudenza? Oppure il Piano della performance 2019-21 – il documento in cui è indicato l’obiettivo – tradisce la consapevolezza che l’invio diretto non potrà aumentare più di tanto? Cinque anni fa, alla vigilia del debutto della precompilata, c’era chi ipotizzava di raggiungere i 4,5 milioni di fai-da-te già al termine del triennio di sperimentazione. Cifra, questa sì, troppo ambiziosa, in uno scenario in cui si è semplificata la procedura telematica di trasmissione, mentre le regole fiscali restano ingarbugliate (come dimenticare le 360 pagine della circolare esplicativa al 730 del 2018?).

PER SAPERNE DI PIÙ / il Fisco «svela» il nuovo modello 730: record di sconti nella precompilata

Di certo, c’è un altro termometro per misurare il successo della precompilata, anche se il Piano della performance non lo cita: il numero di modelli accettati e trasmessi senza modifiche. Un dato che riflette la completezza e la qualità dei dati precaricati dal Fisco. Tra il 2017 e il 2018 è passato da 351mila a 509mila e negli uffici delle Entrate si aspettano un ulteriore miglioramento.

Nei modelli di quest’anno, l’Agenzia – con il partner tecnologico Sogei – ha inserito 960 milioni di dati (erano 925 nel 2018), trasmessi al Fisco da banche, assicurazioni, strutture mediche, datori di lavoro, enti previdenziali, condomìni e altri soggetti. Incremento modesto, perché il vero “salto” c’è stato nel 2017 con i primi dati sulle spese sanitarie, poi via via completati negli anni a seguire.

Modelli 730 e rimborsi in busta paga
Un risultato la precompilata l’ha sicuramente ottenuto: aumentare il numero dei 730 utilizzati dagli italiani, come si vede dalle statistiche fiscali dell’ultimo decennio. Il trend era già in rialzo, ma tra il 2015 e il 2018 altri 1,5 milioni di contribuenti hanno scelto il modello che consente di avere i rimborsi fiscali a luglio in busta paga. E dopo dal 2016 è tornato a salire anche il numero dei 730 trasmessi dagli intermediari (Caf e professionisti).

Sono calati, invece, i modelli Redditi, che hanno risentito anche della crisi economica e per i quali l’invio fai-da-te pare destinato a rimanere residuale. Ma la maggior parte di coloro che sono passati al 730 sono contribuenti che in precedenza si accontentavano della certificazione unica (o del Cud). E che ora, con ogni probabilità, hanno imparato a sfruttare le detrazioni e le deduzioni per alleggerire l’Irpef.

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