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È online il sito per la certificazione di parità delle imprese: le istruzioni e gli organismi accreditati

Lanciato il sito del Dipartimento delle pari opportunità con le modalità per ottenere la “patente” di gender equity. In rete i quindi organismi certificatori, a breve una banca dati

di Flavia Landolfi

(Prostock-studio - stock.adobe.com)

2' di lettura

È uno dei milestone che l’Italia doveva raggiungere entro il 31 dicembre per rispettare le tappe del Pnrr: il sistema di certificazione della parità di genere delle imprese chiude il cerchio e si completa di tutti i suoi addentellati con la messa online del sito realizzato da Sogei su mandato del Dipartimento delle pari opportunità della Presidenza del Consiglio e sotto la regia politica della ministra alla Famiglia Eugenia Roccella che - dicono fonti del governo - crede molto in questo progetto così come a tutto l’impianto generale della certificazione. E i numeri iniziano a darle ragione: a oggi sono 85 le aziende certificate - tra cui da pochi giorni anche il Sole24Ore - mentre di organismi certificatori se ne contano quindici.

Il sito

L’apertura del sito ha un duplice scopo, spiegano al Dpo: innanzitutto quello di “vetrina” e di sensibilizzazione dei cittadini sul tema della parità di genere. Ma poi sarà invece uno strumento di lavoro per tutte quelle aziende, soprattutto le piccole e medie imprese che per dimensioni hanno più difficoltà, per ottenere la certificazione. Il sito prenderà le realtà economiche per mano conducendole verso il “bollino” del gender equality, obiettivo non solo del Pnrr ma anche della Ue. “Quello della certificazione sulla parità di genere è un percorso culturale per tutti: fa bene alle aziende e fa bene alle persone che vi lavorano”, dicono al Dipartimento di Palazzo Chigi. Tra qualche mese sarà operativa anche una banca dati gestita da Unioncamere con i riferimenti delle imprese certificate, le “pioniere” in questo campo in Italia.

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La certificazione

La prassi di riferimento è la UNI/PdR 125:2022, in vigore da luglio scorso. È la Bibbia che guida gli organismi certificatori nella valutazione delle aziende. Qui entrano in gioco sei requisiti di base: Cultura e strategia, Governance, Processi Human Resources, Opportunità di crescita e inclusione delle donne in azienda, Equità remunerativa per genere, Tutela della genitorialità e conciliazione vita-lavoro. Su questi asset le aziende dovranno dimostrare di avere le carte in regole. Una “patente” che dovrà essere solida, perché la certificazione va ottenuta ma anche mantenuta: la certificazione ha validità triennale ma ogni anno viene eseguito un check per controllare la situazione. Chi non ha più le carte in regola, quindi, può anche perderla.

I vantaggi

È il Pnrr a prevedere contributi per ottenere la certificazione: sono però destinati alle sole Pmi e valgono circa 8 milioni. Inoltre la legge Gribaudo (n.162/2021) ha previsto sgravi previdenziali per tutte le aziende certificate con una dotazione di 50 milioni di euro l’anno fino a 50mila euro a impresa. Non solo: le aziende ricevono punti premiali validi per la partecipazione a bandi europei e regionali per ottenere finanziamenti. È ancora il Pnrr a prevedere, infine, un particolare trattamento di favore nel caso di partecipazione alle gare per gli appalti pubblici

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