Opinioni

È ora di rilanciare il multilateralismo

La crisi del Covid-19 ci ha insegnato che bisogna potenziare la nostra capacità collettiva di anticipare, prevenire e gestire rischi complessi

di Carlos Alvarado Quesada, Jacinda Ardern, Stefan Löfven, Cyril Ramaphosa, Macky Sall e Pedro Sánchez

(AP)

4' di lettura

L’anno scorso le Nazioni Unite hanno indetto una consultazione a livello mondiale coinvolgendo oltre un milione di persone di 193 Paesi diversi. Il feedback ricevuto ha evidenziato alcuni fatti importanti, cui l’Assemblea generale dell’Onu di quest’anno deve rispondere sostenendo un multilateralismo basato sulle regole.

Innanzitutto, il sondaggio ha riscontrato che le aspettative e le speranze di donne e uomini, sia adulti che giovani, nel mondo sono straordinariamente simili. Tutti vogliono un miglior accesso a un’assistenza sanitaria, servizi igienico-sanitari e un’istruzione di base. E vogliono vedere più solidarietà nei confronti delle persone maggiormente colpite dalla pandemia e di coloro che vivono in condizioni di povertà.

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La principale preoccupazione degli intervistati nel lungo termine è risultata essere la duplice crisi del cambiamento climatico e della crescente perdita di biodiversità. Quasi il 90% dei partecipanti concorda sull’importanza di una cooperazione a livello globale per affrontare le sfide attuali, mentre una buona maggioranza ritiene che la pandemia abbia reso tale cooperazione ancora più urgente. Particolarmente incoraggiante è il fatto che, in tutto il mondo, i giovani vogliano decisamente più collaborazione a livello internazionale.

La consultazione dello scorso anno era un chiaro invito ad agire. Il Segretario generale dell’Onu António Guterres ha appena lanciato il rapporto Our Common Agenda, che fa seguito alla dichiarazione politica del 75esimo anniversario delle Nazioni Unite adottata da tutti i capi di Stato e di governo dei Paesi membri dell’Onu un anno fa. La nuova agenda illustra un piano coraggioso per affrontare le sfide di oggi e di domani. La minaccia di una crisi va considerata come un’opportunità di svolta. Ecco perché ci stiamo impegnando a intensificare il sostegno dei nostri Paesi agli sforzi del Segretario generale di tradurre l’ambiziosa agenda dell’Onu in realtà. La pandemia da Covid-19, che stiamo ancora combattendo a livello globale, ci ha messo di fronte all’evidenza che viviamo in un mondo interconnesso e interdipendente. Negli ultimi mesi, poi, il numero di persone colpite da eventi quali ondate di caldo, alluvioni devastanti e alcuni tra i più vasti incendi della storia recente ha raggiunto livelli record, evidenziando ancora una volta la minaccia senza precedenti rappresentata dal cambiamento climatico.

L’Onu è il cuore del sistema internazionale. Il fatto che 76 anni fa il mondo si sia riunito per dare vita a un’organizzazione volta a «conseguire una cooperazione internazionale per risolvere problemi internazionali» è di per sé straordinario. Ma ancora più mirabile è che quest’organizzazione, malgrado le sfide e i limiti, sia sopravvissuta nel tempo, mostrando che il percorso verso un futuro migliore, più pacifico e sostenibile poggia sulla collaborazione, non su una competizione a somma zero.

Le organizzazioni internazionali, tuttavia, sono state create principalmente per risolvere sfide tra gli Stati, non problemi che trascendono i confini, come le crisi finanziarie, le pandemie, il terrorismo, le reti criminali, le minacce alla vita dei nostri oceani o il cambiamento climatico. Occorre, quindi, modernizzare le nostre istituzioni multilaterali, rendendole idonee allo scopo e meglio equipaggiate per affrontare le sfide globali e intergenerazionali odierne.

Avendo osservato le profonde differenze tra il mondo della generazione dei fondatori delle Nazioni Unite e quello di oggi, l’anno scorso abbiamo deciso di rilanciare il dibattito sulla riforma del Consiglio di sicurezza dell’Onu, e di continuare a impegnarci per dare un nuovo impulso all’Assemblea generale e rafforzare il Consiglio economico e sociale. In linea con la dichiarazione congiunta firmata il 10 novembre 2020 a Madrid, abbiamo individuato tre aree d’intervento che andrebbero enfatizzate per promuovere il nostro obiettivo comune di rafforzare il multilateralismo.

In primis, c’è bisogno di un rinnovato impegno nella cooperazione internazionale. Le organizzazioni multilaterali devono essere dotate dei mezzi e del mandato necessari per fare la differenza sul campo. La collaborazione tra l’Onu, le organizzazioni regionali e le istituzioni finanziarie internazionali deve migliorare a livello sia politico che operativo. Il sistema multilaterale deve essere più aperto e inclusivo per dare ai giovani, alla società civile, al settore privato, al mondo accademico e altri la facoltà di partecipare al tavolo delle decisioni.

Questo lo stiamo già mettendo in pratica. A margine dell’Assemblea generale di quest’anno, abbiamo organizzato, in collaborazione con l’iniziativa Pathfinders for Peaceful, Just, and Inclusive Societies, l’evento virtuale “Delivering the UN Common Agenda: Action to Achieve Equality and Inclusion”, che mira a promuovere l’agenda comune dell’Onu con azioni volte a realizzare l’uguaglianza e l’inclusione, con l’intento di garantire che tutte le voci vengano ascoltate.

In secondo luogo, dobbiamo dare seguito al coraggioso piano di interventi del Segretario generale per rilanciare e consolidare la nostra capacità di contrastare la povertà e la disuguaglianza, garantire l’inclusione, la parità di partecipazione e la giustizia, affrontare la crisi del clima e la crescente perdita di biodiversità, e prepararci a future minacce pandemiche.

La crisi del Covid-19 ci ha insegnato che bisogna potenziare la nostra capacità collettiva di anticipare, prevenire e gestire rischi complessi come epidemie, nuovi conflitti, massicci attacchi informatici, disastri ambientali e altri eventi imprevisti. Per questo motivo, accogliamo con favore le indicazioni del Segretario generale su come migliorare la capacità di previsione e gestione del rischio a livello mondiale, compresa l’ipotesi di costituire una “piattaforma di emergenza” globale.

Infine, accogliamo con favore la proposta di un Summit of the Future nel 2023, un’opportunità da cogliere per intensificare i nostri sforzi per aumentare la cooperazione internazionale. Nel mondo attuale, dove così tanti problemi si ripercuotono oltre i confini e tra le generazioni, dobbiamo sfruttare questo momento per creare un sistema multilaterale più agile, efficiente e responsabile, che operi per conto di tutti i cittadini e ci consenta di affrontare le sfide globali che ci attendono. Vogliamo essere in prima linea in quest’impegno. Insieme, possiamo e dobbiamo rilanciare un multilateralismo basato sulle regole che abbia come fulcro un’organizzazione delle Nazioni Unite più forte e inclusiva. È questa la grande impresa politica del nostro tempo.

Carlos Alvarado Questa è il presidente della Repubblica di Costa Rica. Jacinda Ardern è il primo ministro della Nuova Zelanda. Stefan Löfven è il primo ministro di Svezia. CyrilRamaphosa è il presidente del Sudafrica. Macky Sall è il presidente del Senegal. Pedro Sánchez è il primo ministro di Spagna.
Copyright: Project Syndicate, 2021.

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