dopo il voto

E ora si apre la stagione (senza urne) di Salvini

di Lina Palmerini

(Ansa)

2' di lettura

Con i ballottaggi di domenica e la conquista delle città rosse, si chiude la stagione elettorale di Salvini. Quella che si è aperta con le politiche, continuata nella fase di formazione del Governo in cui il leader leghista non ha mai smesso di stare in piazza e alimentare aspettative anche da ministro dell’Interno. Il clima da gara è stata la sua benzina ma queste mosse sono state azzeccate perché guardavano al brevissimo termine giusto il tempo di incrociare l’umore degli elettori, non il loro giudizio. Il dividendo, insomma, ha potuto staccarlo perché aveva una scadenza ravvicinata che non contemplava già un risultato ma solo l’attesa di questo. È piaciuto l’effetto che ha fatto Salvini ma dopo questa “guerra” lampo si chiude la stagione delle urne.

Da qui al 2019 non ci sono altri appuntamenti e pure se il vicepremier leghista coltivasse l’idea di elezioni anticipate il prossimo anno, dovrebbe comunque affrontare la prova di quello che porterà a casa. È vero che si trova in una condizione più che favorevole dal punto di vista politico, con i 5 Stelle in una condizione di maggiore debolezza e con una opposizione azzerata, ma ora la sua prospettiva non è più quella di battere gli avversari e conquistare territori ma consolidare il consenso che gli è arrivato addosso e che ha ribaltato i rapporti di forza con i grillini.

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Cominciano così almeno sei mesi senza bersagli elettorali ravvicinati in cui a Salvini toccherà fare quello che finora non ha fatto. A partire dal fare scelte dirimenti nel rapporto con il suo elettorato e con il suo alleato di Governo. Nel libro “Una nuova Italia” di Matteo Cavallaro, Giovanni Diamanti e Lorenzo Pregliasco, c’è un dato interessante sui distretti industriali. Quelli meno specializzati, più deboli sia per disoccupazione che solidità delle imprese sono andati in blocco ai 5 Stelle mentre quelli super specializzati e con vocazione all’export hanno scelto il centro-destra a trazione leghista (Nord-Est ma pure Nord-Ovest e una parte del Centro). Ecco, è chiaro che già queste vocazioni di mercato creano qualche dilemma nella propaganda di Salvini. Fino a che punto giocherà col “fuoco” dell’euro e dell’Europa? E nello scontro con la Ue si spingerà a rischiare la chiusura delle frontiere con tutte le merci italiane bloccate? Inoltre, già nei prossimi giorni con il decreto del ministro Di Maio si arriverà a un “conflitto” tra i due elettorati della Lega e grillino. Il provvedimento dovrebbe prevedere la stretta sui contratti a termine che va incontro ai lavoratori che hanno votato 5 Stelle ma toccherà pure gli interessi di quelle imprese di area leghista. E la misura contro le delocalizzazioni, che effetto farà? È in stand by invece la pensione di cittadinanza, anche qui i pensionati del Nord che hanno versato contributi accetteranno la solidarietà con il Sud? Tutto questo in attesa del match sulla legge di bilancio.

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