rotte commerciali e sanzioni

È il Polo Nord la nuova Via della Seta della Cina

di Antonella Scott


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(REUTERS)

3' di lettura

Tutto è cominciato a Sabetta, l’8 dicembre scorso. Penisola artica di Yamal, 30 gradi sotto zero, 600 km oltre il Circolo Polare. E, naturalmente, Vladimir Putin: la Russia, insieme alla Francia, ha tracciato la Via polare della Seta. Sarà la Cina a percorrerla perché è qui, navigando tra i blocchi di ghiaccio e schivando le sanzioni occidentali, che il serbatoio di gas naturale liquido del futuro è decollato, grazie ai finanziamenti cinesi. Pechino non è tra le potenze che si affacciano sull’Artico, ma con le sue navi cargo che incrociano la rotta polare tra Asia ed Europa è una presenza sempre più evidente. Dal 2013 la Cina è diventata membro del Consiglio Artico.

E ora ha messo la mano sui rubinetti, acquisendo asset energetici russi per miliardi di dollari; tra questi una quota del colosso di Stato Rosneft.

A Sabetta, porto più vicino al Polo Nord che a Mosca, l’8 dicembre 2017 Putin ha dato la propria benedizione alla prima nave cisterna che ha caricato gas naturale liquido, per avviarsi in direzione Est. Sabetta è il quartier generale di Yamal Lng, controllato dalla russa Novatek di Leonid Mikhelson (con una quota del 50,1%), e poi diviso tra la francese Total, la Chinese national energy company Cnpc (20% ciascuno) e il Fondo Via della Seta (9,9%).

Un progetto da 27 miliardi di dollari finanziato in buona parte dalle banche cinesi, che mira a produrre entro il 2019 16,5 milioni di tonnellate l’anno di gas metano raffreddato. Quattro milioni - secondo le autorità cinesi - andranno in Cina. Il progetto su cui si basa una partnership energetica russo-cinese sempre più stretta, proprio per compensare la cortina di sanzioni americane ed europee che dal 2014 - anno di inizio della crisi ucraina - non ha fatto che addensarsi. Lunedì il dipartimento Usa al Tesoro aprirà un nuovo capitolo, pubblicando il “Kremlin Report”: una lista “nera” di politici e uomini d’affari vicini a Putin. Il terreno di caccia delle prossime sanzioni, legate alle presunte interferenze russe nella campagna elettorale di Donald Trump.

In questo scenario, Pechino - tallonata dai sauditi - si fa largo nelle distese gelate dell’artico russo, ansiosa di familiarizzare con la cosiddetta Via marittima settentrionale mentre Mosca è in cerca di alleati alternativi a Europa e Stati Uniti per sviluppare la propria industria energetica: Novatek è sotto sanzioni del Tesoro americano.

L'inaugurazione della nave cisterna “Christophe de Margerie” lungo la Via marittima del Nord

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Da qui alla Cina ormai bastano 15 giorni di viaggio: il riscaldamento climatico e lo sviluppo di navi cisterna-rompighiaccio (che non hanno bisogno di una scorta per affrontare strati dello spessore di più di due metri) rende la rotta polare competitiva rispetto al viaggio tradizionale che congiunge l’Oriente all’Europa da Sud, attraverso il Canale di Suez: ormai i tempi della rotta del Nord sono dimezzati.

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E quindi la Cina alza il tiro: il 26 gennaio ha ufficializzato in un “libro bianco” il suo primo documento sulla politica artica, allungando alla rotta polare l’iniziativa cara al presidente Xi Jinping, la Via della Seta del mondo moderno. Un susseguirsi di infrastrutture e vie di trasporto per avvicinare l’Oriente all’Europa attraverso l’Asia Centrale. Ora, le imprese saranno incoraggiate a costruire infrastrutture lungo la Via del Nord e ad aprire nuove rotte commerciali. «La Cina - è scritto nel documento dell’Ufficio informazione del Consiglio di Stato - conta di lavorare con tutte le parti coinvolte per costruire una Via della Seta polare».

LE DUE VIE A CONFRONTO
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Considerando le proprie infinite coste artiche territorio sempre più strategico, proprio in vista della battaglia per la conquista di risorse che considera sue - Polo Nord compreso - la Russia sta rafforzando la propria presenza militare lungo la Via del Nord. Se ha sempre guardato con diffidenza i milioni di cinesi ammassati oltre i confini siberiani, il Cremlino non guarderà certo con piacere il moltiplicarsi di infrastrutture straniere nella regione artica. La Cina, è scritto nel “libro bianco”, punta allo sviluppo di idrocarburi e risorse minerarie, pesca e turismo. E lo farà «unitamente ai Paesi artici, pur rispettando le tradizioni e le culture dei residenti, comprese le popolazioni indigene e il rispetto dell’ambiente circostante». Il futuro dirà se agli occhi di Mosca - finanziamenti o no - Pechino non stia facendo un passo troppo azzardato: la Via polare della Seta potrebbe richiudersi presto.

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