analisidoppia sfida per l’italia e non solo

È possibile frenare il debito continuando a sostenere i settori economici in difficoltà?

L’apparente contraddizione tra la necessità di mantenere e rafforzare gli stimoli fiscali con quella di ridurre il debito si risolve solo in un modo: spingendo al massimo il pedale sulla crescita

di Dino Pesole

Debito sopra 2.500 mld, raddoppia il fabbisogno

L’apparente contraddizione tra la necessità di mantenere e rafforzare gli stimoli fiscali con quella di ridurre il debito si risolve solo in un modo: spingendo al massimo il pedale sulla crescita


4' di lettura

L'aumento del debito pubblico su scala globale, europea e nazionale era atteso ed è da mettere nel conto. Le politiche espansive necessarie per far fronte agli effetti della pandemia hanno evidentemente un costo, che per quel che riguarda l'Italia si evidenzia nei 100 miliardi in deficit messi in campo da marzo in poi, con il debito pubblico che nel combinato della drastica contrazione del Pil e delle misure varate finora salirà fino a toccare la cifra record del 158% del Pil. Il Fmi per la verità prevede che quest'anno si arriverà anche oltre, al 161,8% del Pil: questione di decimali, quel che si evidenzia è un'impennata senza precedenti. E occorrerà farci i conti. Il punto interrogativo che riguarda il nostro Paese ma anche buona parte dei paesi europei è il seguente: come si fa a ridurre il debito mantenendo in piedi al tempo stesso i necessari stimoli fiscali per sostenere l'economia?


Il fattore tempo
«Continuare ad assicurare la stabilità economica e finanziaria con il sostegno alle famiglie e alle imprese resta fondamentale: staccare la spina troppo presto potrebbe provocare grossi danni» ha osservato la direttrice del Fondo monetario internazionale, Kristalina Georgieva, nel suo discorso durante la conferenza stampa degli Annual Meetings, presentando la Global Policy Agenda. L'invito è dunque duplice: non ritirare gli stimoli all'economia “in modo prematuro”, perché ciò comporterebbe l'ulteriore contrazione del ciclo economico e della domanda. Come ha messo in evidenza Victor Gaspar, responsabile del Fiscal Monitor del Fmi, potrebbe manifestarsi «un'ondata di bancarotte di imprese», con ripercussioni anche sul mercato del lavoro e dunque sull'occupazione. Ne consegue che i vari paesi, e tra questi certamente c'è l'Italia, dovranno – in linea peraltro con l'orientamento definito dalla stessa Commissione Ue – continuare a mantenere un'intonazione nell'immediato (la fiscal stance) espansiva della politica economica, creando al tempo stesso nel medio periodo le condizioni per un graduale rientro dal debito pubblico. Il fattore tempo dunque è decisivo, e da noi (al pari degli altri paesi europei) passa necessariamente attraverso la rapida rimozione degli ostacoli (di ordine prettamente politico) che tuttora si frappongono alla piena operatività del New Generation EU. L'intreccio con l'approvazione del bilancio comunitario e la richiesta (avanzata in particolare dal Parlamento europeo) perché si definiscano con precisione le condizioni per il rispetto dello stato di diritto (l'Ungheria è la prima imputata), con annesse le procedure necessarie a far decollare il piano da 750 miliardi deciso dal Consiglio europeo a luglio (209 sono diretti all'Italia), dovrà essere dipanato al più presto. Servono “massima efficienza e rapidità”, ha osservato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: un appello che vale per l'Unione europea e al tempo stesso per l'Italia.

Il debito si riduce con la crescita e con bassi tassi d'interesse

L'apparente contraddizione tra la necessità di mantenere e rafforzare gli stimoli fiscali con quella di ridurre il debito si risolve solo in un modo: spingendo al massimo il pedale sulla crescita. In sostanza, il maggiore indebitamento che si rende necessario nell'immediato per far fronte agli effetti nefasti della pandemia sarà ampiamente “compensato” dal “boost”, dalla spinta che ne deriverà sul versante della crescita, a patto ovviamente che le risorse del Recovery Fund e degli stanziamenti che a vario titolo affluiranno in questi mesi siano correttamente utilizzati. In tal modo, passata l'emergenza, il debito potrà cominciare a imboccare una traiettoria discendente, proprio grazie all'incremento del “denominatore”, la crescita. Altre strade al momento non se ne intravedono, e certamente il finanziamento del debito deve continuare ad essere garantito da condizioni di mercato favorevoli, come quelle in atto che hanno visto (tanto per citare il caso italiano) per la prima volta il Tesoro finanziarsi a tassi negativi nella scadenza triennale dei Btp (-0,14%) contro il 2,44% di marzo, con il rendimento a 7 anni dello 0,34% e dell'1,48% per la scadenza trentennale. Ai mercati va comunque lanciato il segnale che il debito in prospettiva comincerà a ridursi, perché è evidente che un'economia alle prese con un debito al 160% resta esposta a rischi, presenta elementi di vulnerabilità che potrebbero emergere a ogni possibile inversione del “sentiment” dei mercati. Un debito pubblico, sia pur elevato, resta pienamente sostenibile a patto appunto che l'economia riprenda a crescere a un livello sufficiente per garantirne il graduale rientro.

La sospensione dei vincoli agli aiuti di Stato e il Recovery Fund

Accanto alla sospensione del Patto di stabilità l'eccezionalità della situazione che stiamo vivendo ha indotto la Commissione europea a congelare per altri sei mesi (fino a giugno 2021) il quadro temporaneo per gli aiuti di Stato. In sostanza, i diversi paesi europei potranno continuare a intervenire a sostegno delle proprie imprese, senza incorrere nelle maglie della disciplina sugli aiuti di Stato. Ma la domanda che il commissario Ue Margrethe Vestager rivolge ai paesi membri è la seguente: fateci sapere se e in che modo avete speso e intendete spendere le risorse che si son rese disponibili. Qui si entra in un altro campo, altrettanto delicato e decisivo. All'Italia è assegnato il 12,5% delle relative risorse, mentre più della metà dei fondi è stato richiesto dalla Germania. Come dire che non basta ottenere spazi fiscali, occorre dimostrare di saperli utilizzare al meglio. Una questione che investe direttamente anche il Recovery Plan che il Governo dovrà presentare nel dettaglio a Bruxelles entro gennaio. Le linee di azione sono ormai definite e riguardano in misura prevalente il “green” e il “digitale”. Investimenti, al pari delle risorse destinate alla formazione, ricerca e istruzione (e naturalmente alla sanità) assolutamente prioritari per creare sviluppo sostenibile. Se il nuovo debito è “buono”, per mutuare l'espressione utilizzata da Mario Draghi, il ritorno in termini di crescita e ammodernamento dell'economia è pressoché certo. Se si tratta invece di debito “cattivo”, che non serve per incrementare la capacità produttiva e le potenzialità di sviluppo dell'intera economia, allora sì che quel debito potrà essere percepito come insostenibile e dunque a rischio, con possibili effetti a valanga sulla stessa stabilità finanziaria dell'eurozona. La pandemia va sconfitta su scala globale. «Una ripresa economica duratura è possibile solo se battiamo la pandemia ovunque» osserva Kristalina Georgieva che invita a costruire «un'economia più inclusiva e resiliente» e – appunto – a fare i conti con il debito tenendo conto che le cicatrici del virus sull'economia mondiale «dureranno anni».

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