Cassazione

È un privilegio ingiustificato pagare l’avvocato al pentito per il suo processo

A carico dello Stato solo la difesa in cui il collaboratore di giustizia chiama altri in correità. Resta fermo il diritto al gratuito patrocinio per i non abbienti

di Patrizia Maciocchi


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1' di lettura

Nessuna difesa gratuita al collaboratore di giustizia in sede penale per reati estranei alla sua veste di “pentito”. La Corte di cassazione (sentenza 31310) esclude che lo Stato debba farsi carico di pagare i processi in cui il “pentito”, non rende dichiarazioni collaborative, ma si limita a negare la sua responsabilità nei crimini che gli vengono contestati: nello specifico l’accusa era usura. Con l’ordinanza della seconda sezione civile, la Suprema corte detta un principio per sgombrare il campo dall’equivoco che l’assistenza di un legale di fiducia sia sempre e comunque a costo zero per chi collabora con la giustizia.

Quando paga lo Stato - Lo Sato si fa, infatti, carico di assisterlo economicamente, sollevandolo solo dal costo del processo nel quale rende la sua collaborazione. Per la Cassazione estendere il diritto all’assistenza gratuita in sede penale oltre questa ipotesi, vorrebbe dire riconoscere un privilegio irragionevole e ingiustificato. E non ha nessuna importanza il fatto che il collaboratore sia stato assolto o condannato, se la sua veste nel procedimento non è quella di indagato o imputato che coinvolge altri nella responsabilità dei reati contestati. Resta , se ci sono i presupposti, il diritto al patrocino a carico dello Stato previsto per i non abbienti e il diritto alla difesa d’ufficio.

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