Verso il 10 gennaio

È scontro sul rientro a scuola. No di Bianchi ai presidi: nessun rinvio sul rientro

Il ministro dell’Istruzione conferma il “tutti in classe”. Anche i medici appoggiano i dirigenti scolastici: meglio due settimane di Dad

di Redazione Scuola

(Ansa)

2' di lettura

Sul rientro a scuola è muro contro muro. Da un lato il governo che, per bocca del ministro Patrizio Bianchi, ribadisce il “tutti in classe” il 10 gennaio, dall’altra amministrazioni locali, ordine dei medici, sindacati e presidi che chiedono di rinviare, di posticipare di almeno 15 giorni il ritorno tra i banchi. Il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, passa alle vie di fatto annunciando la non riapertura per le medie e le elementari perché, a suo dire, “non ci sono le condizioni minime di sicurezza”.

Scontro De Luca-governo

La “fuga in avanti” di De Luca sarà, però, stoppata sul nascere dal governo che ha annunciato l’intenzione di impugnare la decisione. In alcuni comuni della Calabria e della Puglia la ripresa delle lezioni è stata, comunque, rinviata al 15 gennaio alla luce dell’elevato numero di contagiati. Decisioni arrivate a poche ore dalle dichiarazioni del numero uno del dicastero di viale Trastevere che aveva tagliato corto: «nessun ripensamento sul ritorno a scuola in presenza». Una linea che «non è sicuramente quella delle Regioni» come affermato dall’assessore alla Salute dell’Emilia Romagna, Raffaele Donini.

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I nodi sul rientro

Sul campo resta un quadro epidemiologico in forte e rapidissimo peggioramento che causa difficoltà di tracciamento e di screening. Il governatore del Veneto, Zaia parlando di scuola ha utilizzato il termine “caos” così come il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci che ha scritto al presidente Draghi per “rappresentare la gravità della situazione delle ultime ore”. Una anticipazione di quanto potrebbe accadere da lunedì arriva dalla Lombardia dove oggi è suonata la campanella in alcuni istituti. Moltissime le assenze tra gli alluni e il corpo insegnate (239 prof hanno presentato certificato per malattia nella sola provincia di Sondrio) a causa delle quarantene. Per i presidi della regione quando riapriranno il resto delle scuole «sarà come andare alle Termopili: non si è passati alla dad per scelta, ci arriveremo per necessità».

Le nuove regole sulle quarantene

Il Dl approvato il 5 gennaio introduce, infatti, nuove regole per la gestione delle quarantene: alla materna, in presenza di un positivo in classe, scatta la sospensione delle attività per 10 giorni mentre alle elementari con un solo caso si applica la sorveglianza, che prevede un tampone al primo e al quinto giorno dalla scoperta del caso, e con due si va in dad per 10 giorni. Per medie e superiori la norma prevede invece tre diversi step: con un caso di positività si continua ad andare a scuola in presenza e si applica l’autosorveglianza e l’obbligo di mascherine Ffp2; con due casi chi è vaccinato con il booster o guarito da meno di 4 mesi resta in classe, i non vaccinati e i vaccinati e guariti da più di 120 giorni vanno invece in dad; con 3 positivi, tutta la classe resta a casa e segue le lezioni da remoto per un tempo massimo di 10 giorni. Con queste nuove regole, secondo una proiezione fatta da Tuttoscuola, tra dieci giorni circa 200 mila classi rischiano di dover interrompere la didattica in presenza. Per la Fondazione Gimbe è «evidente che con questa circolazione virale sarà molto difficile mantenere gli alunni nelle classi».

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