letteratura

E se scrivere un libro equivalesse a una medicina? Quattro storie ed un concorso

Un premio letterario per le opera che raccontano l’esperienza della malattia: è il premio Angelo Zanibelli che giunge alla settima edizione: c’è tempo fino al 30 luglio per inviare le proprie opere

di S.U.


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Marka

3' di lettura

In L’uomo che trema Andrea Pomella ha posto al centro di un memoir di potente e di straordinaria efficacia narrativa la depressione. Il suo racconto è la storia della depressione di un giovane uomo, o meglio è la storia di un giovane uomo che guarda il suo male in faccia per cercare di capire piú che può. Usando tutte le armi che ha: l'intelligenza, la forza delle parole, la letteratura, l'arte, la musica, l’ironia, la memoria.

In Fuori sempre Doris Femminis affronta uno dei temi che insieme all’amore si contende il primato tra quelli più affrontati dalla letteratura mondiale e di sempre: cioè la follia. La follia in tutte le sue declinazioni mediche, la follia in tutti i suoi colori narrativi, dal malessere più nevrotico al male ossessivo e distruttivo, dalla lievità degli eccentrici alla bizzarria degli alienati. La Femminis, che è nata tra le montagne delle Svizzera italiana e che alla scrittura affianca un lavoro da infermiera a domicilio, restituisce nelle sue pagine molto della conoscenza dell'ambiente ospedaliero, viaggio all'interno di una struttura ospedaliera e cioè il reparto di psichiatria.

E sempre la follia è il cuore delle struggenti e perfette pagine di Umberto Piersanti in Anime perse. Piersanti, che è considerato una delle voci più importanti della nostra letteratura, candidato al Nobel nel 2005, ha dato voce a 18 tra gli oltre 800mila pazienti psichiatrici. Diciotto storie raccolte da Ferruccio Giovanetti, amministratore del Gruppo Atena, una struttura di recupero nelle Marche che accoglie uomini e donne affetti da patologie psiciatriche. La gran parte di queste storie sono storie di uomini che hanno conosciuto la violenza del manicomio criminale e di donne che hanno vissuto la violenza degli uomini. Vittime che in un secondo si fanno carnefici e che il secondo successive tornano ad essere vittime spesso per il resto della loro vita. La malattia è qui raccontata in ogni sua forma: ossessioni, pulsioni, il buco nero della depressioni, lo slancio alla dissoluzione, la rabbia senza freno, la capacità di uccidere. In molte vite questi aspetti si confondono, si mischiano.

Può una tragedia, una malattia, essere l'inizio di una rinascita? È il senso del romanzo di Fabio Rizzoli, La vita in più (Mondadori). Diario di una guarigione fisica, certamente, ma soprattutto, di una guarigione emotiva. Il protagonista, perfetto specchio dell'autore (una storia vera, si legge infatti in copertina) è un uomo comune, comune nel senso di come tutti, e come molti uomini della sua età (quarant'anni circa) in costante bilico tra il desiderio di famiglia e il tradimento, tra costruzione e dissoluzione. Fino a quando il dolore non diventa anche fisico, un mal di schiena che proprio non passa. E poi la scoperta del tumore.

Che cosa sono questi quattro esempi? Sono quattro esempi, quattro romanzi pubblicati quest’anno, in cui centrale è l’epifania che nasce dal dolore, nucleo quest’ultimo della medicina narrativa. Un filone che esiste da sempre ma che da qualche anno comminciare ad essere studiato, approfondito, insegnato. Che la narrazione avesse capacità terapeutiche l’avevano già intuito i greci.

La catarsi certo puntava più al male della mente, alle nevrosi individuali e collettive, ma l'idea coglieva un principio che nel tempo si è struttura, stabilizzato, codificato fin a quasi a diventare una disciplina, forse anche un genere. È la medicina narrativa e cosa si intenda per medicina narrativa lo spiega la Conferenza di consenso - Linee di indirizzo per l'utilizzo della Medicina Narrativa in ambito clinico assistenziale per le malattie rare e cronico-degenerative, tenutasi nel 2014 nel corso del II Congresso Internazionale: Narrative Medicine and Rare Disease, organizzato dall'Istituto Superiore di Sanità con il CNMR (Centro Nazionale Malattie Rare). Da sette anni un premio riconosce il valore dell’opere migliori.

È il Premio Letterario “Leggi in salute - Angelo Zanibelli”, il Premio istituito da Sanofi nel 2013 in memoria del Direttore Comunicazione e Relazioni Istituzionali Angelo Zanibelli, per sostenere l'importanza e il valore della narrazione come strumento sociale e terapeutico. Anche quest’anno le categorie sono due. Lacategoria “opere edite” con una specifica sezione riservata alle opere di saggistica e la categoria “inediti” che offre al vincitore l'opportunità di pubblicazione grazie alla collaborazione con Cairo editore. Per partecipare al Premio è sufficiente inviare la propria opera entro e non oltre il 30 luglio per la categoria inediti.

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