a caccia di impiego

E se il selezionatore è un robot che non sa leggere il curriculum?

Il linguaggio dei curriculum non sempre è lo stesso del sistema di selezione: se l'algoritmo non lo riconosce elabora una classificazione non corretta

di Gianni Rusconi


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(AFP)

3' di lettura

É una tendenza, anche se magari non ancora particolarmente diffusa se guardiamo oltre le grandi e grandissime aziende: per la prima fase di elaborazione dei curriculum, accade sempre più spesso che l’area Hr si affidi a software semantici. Automatizzare le attività più ripetitive nell’ambito della gestione delle risorse umane è senza dubbio la strada da seguire, così come l’intelligenza artificiale è uno strumento per certi versi irrinunciabile per innovare una serie di processi in ambito risorse umane.

È anche però vero che anche le “macchine” non sono infallibili, possono sbagliare e nel caso specifico cadere in errore nella selezione dei profili più qualificati per una posizione lavorativa a causa di problema di “linguaggio”. Partiamo dal presupposto che i curriculum inviati ogni anno alle aziende sono milioni, e quindi una mole di informazioni tale che per essere gestita al meglio ha bisogno, per l’appunto, di automazione.

Il compito del pre-screening viene solitamente svolto da un sistema, definito “applicant tracking system” (Ats) avente lo scopo di scremare il numero di candidati che rispondono a una determinata offerta di lavoro, identificandoli come “forti” o “deboli”. Il vantaggio assicurato da questi software, in termini di tempo e di velocizzazione dei processi, è indubbio.

C’è però un fattore “nascosto” che i manager (e non solo quelli Hr) non possono trascurare: il rischio che figure qualificate e particolarmente adatte per le posizioni vacanti siano “scartate” non è minimale e un sondaggio a cura di CareerArc e Future Worplace lo conferma, rivelando come il 62% delle aziende che ricorrono ad Ats ammettano alcuni casi di curriculum idonei esclusi per errore, con tutte le (immaginabili) conseguenze del caso.

L’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale e robot nelle attività di ricerca e selezione del personale è in ogni caso in crescita e lo certificano i dati di una recente indagine di AIDP, secondo cui il 58% delle aziende italiane ha introdotto sistemi di automatizzazione delle attività di recruitment negli ultimi tre anni e il 63% ha impiegato questi software per le attività di pre-screening.

«Esistono una molteplicità di software che vengono utilizzati per la prima scrematura dei curriculum - dice Giuseppe Biazzo, Amministratore delegato di Orienta, una delle principali agenzie per il lavoro italiane - e purtroppo non hanno tutti le stesse caratteristiche e lo stesso livello di innovazione. Convivono, in altre parole, sistemi di selezione obsoleti che non intercettano tutti i curriculum interessanti per una specifica posizione, sebbene scritti in modo adeguato, e software più avanzati che invece permettono di intercettare anche curriculum di interesse anche se non redatti nel linguaggio più riconoscibile da un Ats».

C’è una spiegazione tecnica al fatto che questi software “sbagliano” ed è la seguente: il linguaggio dei curriculum non sempre è lo stesso del sistema di selezione, e per questo motivo è possibile che l'algoritmo non li riconosca e di conseguenza elabori una classificazione non corretta. Scrivere il proprio profilo professionale per ovviare al possibile errore di un robot, seguendo alcune specifiche regole di fondo, è quindi un’opzione da considerare e gli esperti di Orienta hanno stilato in proposito un vademecum dedicato.

La scelta del carattere è fondamentale e quelli più a rischio “non riconoscimento” sono Times News Roman e Cambria, font tra l’altro molto utilizzati. In generale i caratteri Serif sono quelli che potrebbero confondere maggiormente i software di selezione e di conseguenza, per andare sul sicuro, è buona cosa scrivere in Calibri o un carattere Sans Serif Smile evitando l’uso di frecce o simboli elaborati e puntando invece su simboli a forma circolare.

Altro passaggio critico è quello inerente le parole chiave, su cui si basano le prime scansioni dei curriculum dei software di selezione. L’accorgimento fondamentale, in tal senso, è di inserire nel Cv le stesse parole chiave (per esempio quelle riferite alla tipologia di figura richiesta) riportate nell’annuncio di offerta di lavoro.

Quanto al formato del testo, infine, quelli più adatti e suggeriti sono Microsoft Word e Txt mentre vanno evitati formati come Pdf (che non tutti i sistemi leggono) e Html, Open Office e Apple Pages (che creano maggiori difficoltà di lettura ai software). In generale le informazioni inserite nei curriculum devono essere le più chiare possibili, in particolare quelle relative alle proprie mansioni, e vanno inoltre dettagliate attività e competenze in modo da aumentare il matching tra offerte e Cv. Non è ovviamente una garanzia di assunzione, ma di sicuro la strada giusta per evitare di essere “respinti” senza troppi complimenti da un robot.

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