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È sempre l’ora dell’oro, bene rifugio per eccellenza anche in tempi di coronavirus

In questo 2020 da dimenticare, il metallo giallo continua a mantenersi su livelli-record a dispetto delle previsioni di alcuni “guru” che, anche all'inizio dell'emergenza, avevano continuato a sostenere che i suoi prezzi sarebbero calati

di Giancarlo Mazzuca

Dal compro-oro ai lingotti: una filiera aurea più sostenibile

In questo 2020 da dimenticare, il metallo giallo continua a mantenersi su livelli-record a dispetto delle previsioni di alcuni “guru” che, anche all'inizio dell'emergenza, avevano continuato a sostenere che i suoi prezzi sarebbero calati


2' di lettura

È sempre l’ora dell'oro: mai come di questi tempi, infatti, con le tante incertezze ed incognite del “coronavirus” e dei suoi postumi economici, è tornato ad essere, secondo molti esperti, il bene-rifugio per eccellenza.
In questo 2020 da dimenticare, il metallo giallo continua, infatti, a mantenersi su livelli-record a dispetto delle previsioni di alcuni “guru” che, anche all'inizio dell'emergenza, avevano continuato a sostenere che i suoi prezzi sarebbero calati perché soppiantati da nuovi strumenti finanziari come i “bitcoin”.

Impennate delle quotazioni

Non è stato così e già in luglio le quotazioni dell'oro - quello “giallo”, non il “nero”, il petrolio, che con il Covid 19 , sono andate indietro - hanno registrato impennate sopra i 50 dollari al grammo anche perché ai suoi valori sono legati anche strumenti finanziari sofisticati. È questo un buon motivo che può forse spiegare una specie di controsenso storico: il fatto, cioè, che contrariamente al solito, le sue oscillazioni verso l'alto vanno adesso di pari passo con quelle delle Borse.

Se facciamo, poi, riferimento all'oncia, che corrisponde a 28 grammi, l'oro, dopo aver superato i duemila dollari, secondo Bank of America, potrebbe addirittura puntare, nell'arco di un anno e mezzo, verso “quota tremila” .

Intendiamoci, è difficile raccapezzarsi tra le previsioni degli ottimisti e quelle dei pessimisti, è certo comunque che, nell'era del cyberspazio e dell'intelligenza artificiale, la pandemia ha continuato a puntare su ciò che sembrava legato al mondo di ieri (ma fino ad un certo punto: è il caso di quelle sofisticate ed avveniristiche produzioni che richiedono l'utilizzo del metallo giallo) e non a quello di domani. E il fatto che il tesoro aurifero sia sempre legato al passato lo dice la storia stessa: basti pensare che per il popolo azteco poteva essere posseduto soltanto dai loro sovrani.

Bene rifugio per eccellenza

Così, quando i “conquistadores” misero le mani su quella specie di Fort Knox reale, fecero davvero la loro fortuna anche se hanno continuato a sostenere che, la loro, fosse stata solo una missione evangelica di conversione degli aztechi. Intendiamoci, non sempre il metallo giallo è stato sulla cresta dell'onda: due secoli fa, ad esempio, mercanti olandesi ed inglesi avevano scambiato “alla pari” lingotti d'oro e lingotti d'argento per il semplice motivo che i cinesi che non avevano disponibilità dell'“800”.

Ma, sempre nell'Ottocento (quello temporale), le banche centrali hanno anche cominciato a custodire l'oro nei loro “caveaux” facendolo diventare appunto il bene-rifugio per eccellenza. E il Belpaese ha imparato la lezione degli aztechi: la Banca d'Italia possiede, oggi, la terza riserva al mondo per valore. Un sospiro di sollievo pensando al debito pubblico che ci ritroviamo.


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