Interventi

E’ tempo di ragionevolezza e rispetto, non di diritto e clausole

Agli avvocati si chiede se il diritto dà margini per non pagare. Ma dalle imprese alle babysitter la logica ora deve essere quella della solidarietà.

di Claudia Parzani

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Agli avvocati si chiede se il diritto dà margini per non pagare. Ma dalle imprese alle babysitter la logica ora deve essere quella della solidarietà.


4' di lettura

Sono un avvocato. Le domande che vengono rivolte a quelli come me in questi giorni sembrano essere tutte tese a sapere con ansia, rabbia e urgenza se in punta di diritto o forzando leggermente, con un piccolo grimaldello, questo diritto ci sia margine per non pagare o per farsi pagare, per provare che la prestazione non è stata adempiuta o che seppur adempiuta non se ne è usufruito per impossibilità, che corre l'obbligo di dare proroghe, sospensioni o riconoscere l'eccessiva onerosità sopravvenuta o la forza maggiore o qualsivoglia altra diavoleria come le chiamano i meno addetti ai lavori.

Questo, però, secondo me, non è il tempo del diritto. Non del solo diritto. Non sono i giorni delle clausole, delle interpretazioni o delle forzature nell'interesse di una o dell'altra parte.

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Questo per ognuno di noi, avvocati o clienti, creditori o debitori, fornitori o utenti, tutti allo stesso modo chiusi nelle nostre case, tutti allo stesso modo indeboliti da queste settimane nell'anima, nel fisico e nelle nostre disponibilità economiche. Tutti allo stesso modo spaventati da quello che verrà e da questa incertezza che ci guarda dritta negli occhi sfidandoci, feroce e subdola, esattamente lì dove siamo più impauriti, capace di fiutare dove la carne è più scoperta per una malattia pregressa, per un debito troppo ingente da ripagare, per un lavoro sempre rimasto precario. Veloce nel toccarci lì dove sono le nostre fragilità più profonde, i punti in cui siamo più deboli, delicati, disarmati, questo per ognuno di noi non è il tempo del diritto.

Questo è il tempo della ragionevolezza e del rispetto. Chiediamo tutti a gran voce aiuto allo Stato, interventi importanti, doverosi, responsabili. Ma non basteranno. Non basteranno mai se ognuno di noi non farà con ragionevolezza e rispetto ciò che può perché tutti si possa, non solo uscire di casa, ma anche rialzarci.

Pagare o non pagare la tata che sta a casa mentre noi facciamo tutto nelle nostre case? Dipende se possiamo permettercelo. E fino a quando. Ma non facciamoci prendere dalla rabbia e dalla fatica di lavorare chiusi tra le mura domestiche correndo dalla lavatrice al forno. Magari intrattenendo i bambini più piccoli o prendendoci cura dei più anziani. Non facciamoci prendere dalla paura di un ulteriore esborso e dal desiderio di azzerare ogni uscita. Non è per questo che dovremmo decidere di smettere di pagare le nostre collaboratrici domestiche. Se ci potremo permettere di aiutare loro e le loro famiglie dovremmo continuare a farlo.

Vale per i nostri praticanti, gli stagisti e chi nella immaginaria catena del mondo del lavoro, lavora per noi. Non proviamo a non pagare un affitto dovuto o quasi dovuto se possiamo sostenere la spesa. E se siamo proprietari di casa e possiamo permettercelo non proviamo ad incassare un affitto ad ogni costo. Sono i giorni in cui con la sincerità più profonda, l'etica e la verità più belle dovremmo poter dire “me lo darai quando ti sarai ripreso” o “ti abbono la metà” o “ne ho davvero bisogno, puoi venirmi incontro?”.

E' tempo di chiedere e poi ascoltare veramente. E' tempo di osservare, ogni dettaglio, ogni espressione del volto. E' tempo di venirsi incontro con ragionevolezza e rispetto. Ci sono le regole, i decreti, le previsioni del codice. Ma forse, pensare a chi fa più fatica tra i due, a chi è il più debole, a chi più in difficoltà, può potarci a proposte e soluzioni più eque, più giuste e certamente più a misura per ogni caso.

Possiamo farci dare voucher e promesse di rimborso o pagherò in qualsiasi forma per tutto quello di cui non abbiamo potuto usufruire in queste settimane, ma che ne sarà di chi ha fermato le macchine e ora deve anche restituire il già investito o speso. Così uccideremo tutti. Che ne sarà della piccola compagnia di bus che raccoglieva vostro figlio all'angolo se deve restituirvi il denaro per questi mesi? I bus sono fermi, gli autisti vicini alla cassaintegrazione, le accompagnatrici dei bimbi disperate. E se fingessimo che i nostri figli si sono ammalati e non hanno mangiato a scuola, non sono andati al piccolo asilo sotto casa o non hanno preso il bus? Possiamo permettercelo? Chiediamocelo!

Sono i giorni della ragionevolezza e del rispetto. E' il tempo di scrivere a chi vi stava rifacendo il divano e chiedere se ha piacere di essere pagato con la promessa di farvi avere il divano appena possibile e più bello che mai. E' il tempo di scrivere alla vostra estetista o al barbiere sotto casa chiedendo se fa pacchetti per quando riaprirà e se sono già acquistabili. Magari pagando una prima rata. E' il tempo di fare cesti da lasciare fuori di casa pieni di quello che ci possiamo permettere e con un cartello che dice “chi può lascia qualcosa e chi non può, prende”.

Mi commuovo all'idea di quanta brava gente conosco. Abbiamo tutti paura. Abbiamo tutti tante fragilità e dai più, ben nascoste, ma vi prego, vi prego non lasciamo che sia la paura a guidarci. Come in ogni cosa della vita la paura è una pessima consigliera e la più severa carceriera. Non fermiamo le macchine che possiamo tenere in vita, anche se per ora momentaneamente in sosta, non dimentichiamo di usare ragionevolezza e rispetto.

Questo non è il tempo di giudicare, ma di sostenersi.

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