Interventi

È tempo di rivoluzionare l’approccio alle competenze

Per l’Europa è giunto il momento di conciliare insiemi di competenze concepiti nel passato con la loro applicazione futura

di Margaritis Schinas

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(REUTERS)

Per l’Europa è giunto il momento di conciliare insiemi di competenze concepiti nel passato con la loro applicazione futura


4' di lettura

Lo sviluppo delle competenze è un processo continuo. Le abilità, le competenze e le qualifiche richieste cambiano nel tempo e devono essere sviluppate in linea con l'evoluzione del mercato del lavoro. Anche prima della pandemia, tuttavia, gli ultimi dati sull'apprendistato, il miglioramento delle competenze e la riqualificazione non erano incoraggianti. Oltre il 20% degli adulti in Europa possiede a malapena le competenze alfabetiche di base, oltre il 70% delle imprese nel continente riferisce che la mancanza di competenze ostacola la loro attività e una Pmi su quattro nell’Ue segnala gravi difficoltà a reperire personale qualificato.

E ora la pandemia di COVID-19 ha amplificato le tendenze già in atto nel mercato del lavoro per quanto riguarda le competenze, accelerando sia la necessità che le opportunità di cambiamento. Secondo le previsioni il passaggio a un’economia circolare, digitalizzata, a basse emissioni di carbonio ed efficiente sotto il profilo delle risorse creerà più di un milione di posti di lavoro entro il 2030. L’intelligenza artificiale e la robotica da sole dovrebbero generare quasi 60 milioni di nuovi posti di lavoro in tutto il mondo nei prossimi 5 anni. Contemporaneamente, altre occupazioni potrebbero cambiare o addirittura scomparire.

Per far fronte ai cambiamenti demografici, l’Europa dovrà attingere a tutti i suoi talenti e alla sua diversità.Viviamo in un’epoca di transizioni, quella verde e quella digitale, che stanno rapidamente ridefinendo lo stile di vita europeo, il lavoro e le interazioni. La pandemia globale ha accelerato in modo particolare la transizione digitale, rendendo improvvisamente il telelavoro e l’apprendimento a distanza una realtà per milioni di lavoratori – per non parlare dell’arduo compito di cercare di insegnare ai nostri genitori come utilizzare le app per i video. Tutto ciò significa che ora più che mai l’UE ha bisogno di un cambio di paradigma in relazione alle competenze.

La Commissione europea è convinta che il miglior investimento nel futuro sia quello sulle persone. La nuova Agenda per le competenze che abbiamo appena adottato intende fare proprio questo. Articolata attorno a una serie di 12 azioni, l’Agenda mira a consentire ai cittadini di sviluppare competenze lungo tutto l’arco della vita e a sbloccare investimenti a favore delle competenze in tutta Europa. Ai fini della ripresa sarà fondamentale colmare le carenze in termini di competenze, inserire gli adulti nel mercato del lavoro, coinvolgere i giovani in attività di formazione e promuovere l’imprenditorialità.

Una delle cose più difficili quando si affronta una recessione è che in genere non si sa chi perderà il lavoro. In questo caso, possiamo già prevedere che coloro che sono stati messi in cassa integrazione o licenziati durante il confinamento sono attualmente quelli che più hanno bisogno di aiuto per trovare un altro posto di lavoro simile o per intraprendere una carriera completamente nuova. Il nostro nuovo patto per le competenze riunirà coloro i quali possono investire nelle competenze e contribuirà a centralizzare gli impegni in materia di formazione e a diffondere i dati sulle competenze che i servizi pubblici e privati per l’impiego potranno utilizzare per indirizzare le persone verso gli ambiti in cui sappiamo che ci saranno carenze di competenze e maggiori opportunità di lavoro.

Inizialmente ci concentreremo sugli ecosistemi industriali più colpiti dalla crisi, come la sanità, l’edilizia, il settore automobilistico, i trasporti e il turismo. Allineando gli investimenti nelle competenze alle esigenze dell’economia possiamo creare una situazione vantaggiosa per tutti. Ad esempio, la pandemia ci ha ricordato quanto dipendiamo dagli operatori sanitari e le stime prevedono oltre 830mila nuovi posti di lavoro che, uniti alle esigenze di sostituzione, significano 8 milioni di posti di lavoro nel settore sanitario nei prossimi 10 anni.

Colmare la carenza di competenze e investire in strategie ambiziose di miglioramento delle competenze e riqualificazione è fondamentale per garantire un livello elevato di resilienza, equità e, in ultima analisi, per rafforzare la competitività sostenibile in tutta l’Ue. Nel quadro della sua coraggiosa nuova politica in materia di competenze, la Commissione ha fissato obiettivi quantitativi ambiziosi per i prossimi 5 anni, che mirano a coinvolgere ogni anno 120 milioni di persone in attività di apprendimento o a garantire che il 70% della popolazione adulta possegga almeno le competenze digitali di base.

Oltre a iniziative volte a mobilitare azioni collettive, stiamo definendo una strategia chiara per garantire che le competenze portino ad ottenere un lavoro, creando sistemi completi e inclusivi di apprendimento per gli adulti che contribuiscano ad aggiornare le competenze nel passaggio da un posto di lavoro all’altro in tutti gli Stati membri. Aiuteremo inoltre le persone a trovare il tempo e i fondi necessari ad acquisire e migliorare le proprie competenze, esplorando iniziative come i conti individuali di apprendimento. Stiamo anche formulando una serie di raccomandazioni sulla formazione professionale che fissano obiettivi chiave, come portare ad almeno l’82% la quota di diplomati occupati e garantire che almeno il 60% di chi ha concluso da poco un apprendistato possa beneficiare di forme di apprendimento sul lavoro.

Per me è anche fondamentale che qualsiasi cosa facciamo nel campo delle competenze sia compatibile con i nostri valori. E per l’Europa questo significa garantire che nessuno sia lasciato indietro. Significa offrire a tutti, comprese le persone provenienti da un contesto migratorio, un a ccesso equo a ulteriori opportunità di miglioramento delle competenze, indipendentemente dal sesso, dalla razza o dall’origine etnica, dalla religione o dalle convinzioni personali, dalla disabilità, dall’età o dall’orientamento sessuale. Significa anche raggiungere tutti i territori, dalle grandi città alle aree rurali o remote in tutta l’UE. È questa la via europea.

Il nostro continente ha una grande tradizione di apprendimento – la storia europea è una storia straordinaria di creatività, scoperte e progresso. È la storia di uomini e donne decisi a migliorare se stessi e i loro Paesi. Naturalmente, nessun sistema può superare la prova del tempo senza rinnovarsi. Per l’Europa è giunto il momento di conciliare insiemi di competenze concepiti nel passato con la loro applicazione futura. Collaborando con gli Stati membri, la società civile e l’industria, sono convinto che possiamo contribuire a realizzare una rivoluzione delle competenze competitiva, a prova di futuro e socialmente equa.

Vicepresidente della Commissione europea

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