scenari

È tornato il lusso di veder scorrere il tempo al polso, non sui display

Gli Stati Uniti sono il mercato principale e cresce a due cifre, insieme alla mainland Cina, trainata dagli acquisti dei Millenial e delle donne

di Giulia Crivelli


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3' di lettura

Il grande etologo tedesco Konrad Lorenz fu il primo a chiedersi se i cani percepiscano il tempo, ovvero il trascorrere delle ore in attesa del padrone o gli anni che passano e l’età che avanza. La domanda vale per tutti gli animali, specie per quelli domestici, i pet. A oggi, resta senza risposta. Lo stesso vale, a guardar bene, per un’altra domanda: noi esseri umani siamo in grado, davvero, di percepire il tempo? Lo vediamo scorrere, in noi e attorno a noi, ma riusciamo a dare un senso a questo scorrere? Forse neppure Albert Einstein o, più di recente, Stephen Hawking ci sono riusciti, pur avendo più capacità analitiche e strumenti scientifici della maggior parte di noi.

Uno strumento che abbiamo tutti però c’è: l’orologio. Magari non dà un senso al tempo, ma lo misura egregiamente, ci ricorda che esistiamo. Dev’essere per questo, almeno in parte, che gli orologi meccanici piacciono tanto ai Millennial e a generazioni ancora più giovani. E alle donne, che in Asia scelgono modelli tradizionalmente maschili, di grandi diametri e di alta orologeria. Le collezioni di segnatempo meccanici piacciono in particolare se – grazie alle centinaia di componenti di cui sono fatti – possono arrivare a definirsi perpetui. La scelta è ampia: è un aggettivo che piace molto alla case orologiere. Gli orologi meccanici non solo ci confermano che esistiamo, che siamo esseri in carne e ossa, che la nostra intelligenza non è virtuale bensì emotiva. Suggeriscono (o così ci piace credere) che potremmo durare oltre il nostro tempo. Perpetui, appunto, eterni. Nessun display o segnatempo digitale, con la sua crudele obsolescenza programmata, avrà mai questa funzione e si spiega anche così la buona salute del mercato degli orologi di alta gamma.

Giovedì prossimo, 28 novembre, sarà presentato l’aggiornamento dell’Altagamma Worldwide Luxury Market Monitor, analisi del settore del lusso realizzata con Bain&Company: i dati del 2018 indicavano, per il mercato degli orologi, un valore di 37 miliardi (su un totale di 260 per tutti i beni di lusso personali). È possibile che la crisi di Hong Kong pesi sul 2019, ma è anche vero che i consumi di alta gamma hanno iniziato da mesi a spostarsi verso Giappone e Corea e la mainland China. Oggi sono attesi i dati relativi a ottobre e ai primi dieci mesi dell’anno della Fédération de l’industrie horlogère suisse (Fh), l’associazione dell’industria orologiera elvetica, significativi perché alla Svizzera è riconducibile oltre l’80% della produzione di alta gamma.

Il risultato di settembre è stato comunque positivo: l’export è salito del 10,2% a 1,8 miliardi di franchi, portando il dato dei nove mesi a 15,9 miliardi, comunque in crescita (+2,8%) rispetto al periodo gennaio-settembre 2018. I primi tre mercati restano Stati Uniti, Hong Kong e Cina, che da soli valgono oltre il 30% del totale.

Verso Usa e Cina le esportazioni dalla Svizzera, in settembre, sono cresciute del 14,7% e 26%, mentre quelle verso Hong Kong sono scese “solo” del 4,6%: un calo tutto sommato sostenibile, anche se, come detto, andrà guardato con attenzione il dato di ottobre. A differenze della gioielleria – che resta un settore in larga parte unbranded, nell’orologeria i marchi, le maison e i gruppi controllano il mercato: da qui l’importanza dei dati dei tre principali player, Richemont, Swatch Group e Lvmh. Nei primi nove mesi del 2019 i ricavi del colosso francese sono saliti del 10% a 33,1 miliardi di euro e la divisione orologi e gioielli ha fatto anche meglio (+14%). Bene pure Richemont, che l’8 novembre scorso ha presentato i risultati del periodo aprile-settembre: i ricavi sono saliti del 9% a 7,34 miliardi di euro, con un utile operativo di 1,16 miliardi (+3%). Risultati meno brillanti per Swatch Group: nel primo semestre il fatturato è calato del 3,7% a 4,078 miliardi di franchi, mentre l’utile operativo è stato di 547 milioni, -13% rispetto allo stesso periodo dell’esercizio precedente. A margine della pubblicazione della semestrale, il gruppo Swatch ha però precisato di attendersi dati in crescita per l’intero esercizio.

Altro segnale di vitalità del settore sono le operazioni di M&A: nei prossimi mesi potrebbero esserci novità sulla maxi offerta di Lvmh per Tiffany (14,5 miliardi), che potrebbe salire a 17 miliardi. Il gruppo francese punta decisamente sul settore orologi, come mostra (si veda l’articolo a fianco) la decisione di creare una fiera ad hoc, che si terrà in gennaio a Dubai. Last but not least, l’investimento in cultura, con la sponsorizzazione di mostre ed eventi legati all’alta orologeria e gioielleria: dal 30 novembre al 23 febbraio 2020 Milano ospiterà ad esempio la mostra “Il tempo, la natura, l’amore”, dedicata alla storia di Van Cleef&Arpels, maison del gruppo Richemont famosa anche per gli orologi-gioiello, segmento in forte crescita da qualche anno, nelle aste e non solo.

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