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Ebola, il Ruanda chiude i confini con il Congo

Il Ruanda ha chiuso i confini con il Congo a causa della grave epidemia di Ebola. Lo rende noto un funzionario ruandese. Cos’è, come si riconosce e quali sono gli effetti della malattia

di Alb.Ma.


Cresce l'allarme per l'ebola

4' di lettura

Il Ruanda ha chiuso i confini con il Congo a causa della grave epidemia di Ebola. Lo rende noto un funzionario ruandese. Qualche settimana fa l’Organizzazione mondiale della sanità aveva classificato questa epidemia nella Repubblica democratica del Congo come un’emergenza mondiale.

Il virus si era già propagato nell’Africa occidentale tra 2014-2016, con un bilancio finale di oltre 11mila vittime. La seconda ondata epidemica, rilevata ad agosto 2018, ha provocato 1.658 morti e oltre 2.500 casi di contagio. L’Oms aveva rifiutato di deliberare lo stato emergenziale negli scorsi mesi, nonostante il pressing di diversi esperti per segnalare la gravità della nuova ondata epidemica. A convincere l’Organizzazione è stato il rilevamento di un caso a Goma, città da due milioni di abitanti nel Congo orientale, al confine con il Ruanda.

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Il timore è che il virus possa diffondersi oltre i confini del Paese, raggiungendo un’estensione superiore all’area di 500 chilometri già considerata a rischio. L’allarme lanciato dall’Oms prevede una mobilitazione internazionale per il contrasto del fenomeno, con la richiesta di un coordinamento fra più Paesi e l’investimento di «milioni di dollari» per predisporre misure adeguate.

Cos’è l’ebola, esattamente?
La malattia da virus Ebola (Evd), già nota come febbre emorragica Ebola, è una malattia grave, con un tasso di mortalità elevato: in media si parla di un caso su due, anche se nelle scorse epidemie si sono raggiunti picchi del 90%. La malattia è stata scoperta nel 1976 in Congo, all’epoca chiamato Zaire, ma ha raggiunto una fama globale con la devastante epidemia del 2014-2016. Il virus viene trasmesso da animali selvatici infetti e si diffonde poi all’interno delle comunità. L’infezione, spiega il ministero della Salute italiano , avviene per «contatto diretto (come ferite della pelle o mucose) con il sangue o altri fluidi corporei o secrezioni (feci, urine, saliva, sperma) di persone infette». Inoltre l’infezione può verificarsi anche in caso «di ferite della pelle o delle mucose di una persona sana che entra in contatto con oggetti contaminati da fluidi infetti di un paziente con Ebola, quali vestiti e biancheria da letto sporchi dei fluidi infetti o aghi usati».

    Come si presenta? Si può curare?
    I sintomi iniziali prevedono la comparsa improvvisa di febbre elevata (sopra i 38,6 gradi), astenia intensa, dolori articolari e muscolari, inappetenza, mal di stomaco, mal di testa e mal di gola. Successivamente si possono manifestare vomito, diarrea, esantema cutaneo diffuso, mentre dal sesto o settimo giorno si registrano fenomeni emorragici (perdita di sangue). L’infezione può essere confermata solo da un test di laboratorio. Al momento non esiste un trattamento specifico per la malattia, ma sono in fase di sperimentazione alcuni farmaci.

    Nell’immediato, spiega il ministero della Sanità, «i pazienti gravemente malati necessitano di terapia intensiva, sono spesso disidratati e hanno bisogno di liquidi per via endovenosa o di reidratazione orale con soluzioni contenenti elettroliti». Un vaccino testato nella prima esplosione dell’epidemia ha dimostrato un buon grado di efficacia su un totale di oltre 160mila pazienti. Attraverso una adeguata terapia alcuni pazienti guariscono.

    Ma può arrivare in Europa? E in Italia?
    In Italia non si sono mai stati registrati casi di Ebola e più in generale, in Europa, la sua diffusione è del tutto improbabile. L’unico caso che assomiglia a una «importazione» del virus riguarda un medico italiano della organizzazione non governativa Emergency, risultato positivo al test mentre operava in Sierra Leone. La persona è stata trasferita in completa sicurezza all’Istituto Nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, dove è stato ricoverato in un reparto ad alto isolamento e con team dedicato. Come sottolinea il ministero della Salute, «le autorità sanitarie pubbliche dell’Unione europea possono rilevare e confermare in modo efficiente i casi di Ebola e quindi prevenire la sua diffusione. Casi isolati secondari si sono verificati negli Usa e in Spagna tra gli operatori sanitari». Il rischio di contagio è molto basso, perché il virus non è trasmissibile per via aerea e si propaga con il contatto diretto con fluidi corporei o oggetti contaminati. Anche il rischio di trasmissione secondaria tra il personale sanitario, spiega il ministero, «è molto basso se sono rispettate le procedure di sicurezza».

    Cosa comporta lo stato di emergenza? Che problemi crea?
    Lo stato di emergenza, come abbiamo visto sopra, dovrebbe comportare la piena collaborazione delle autorità locali e un massiccio dispiegamento di forze per il contenimento dell’epidemia. Attualmente, però, l’appello dell’Oms si scontra con le pesanti instabilità politiche del Paese e lo scetticismo delle stesse autorità della Repubblica democratica del Congo. Da un lato, il Paese è ostaggio di milizie di ribelli nel nord-est, con centinaia di vittime negli ultimi anni e un clima di terrore che alimenta la diffidenza della popolazione verso gli «intrusi» in arrivo dall’estero.

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    Si sono registrati anche attacchi a personale medico, con l’assassinio di un epidemiologo dell’Oms nel corso dell’anno. Dall’altro, il governo congolese teme che lo stato di allarme porti alla chiusura dei confini e a un danneggiamento dell’attività economica nazionale. Il Paese teme un isolamento rispetto ai propri partner comunitari e, più in generale, una chiusura delle frontiere che pregiudicherebbe anche i rifornimenti più basilari nel Paese.

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      Alberto MagnaniRedattore

      Luogo: Milano

      Lingue parlate: inglese, tedesco

      Argomenti: Lavoro, formazione, esteri, innovazione

      Premi: Premio "Alimentiamo il nostro futuro, nutriamo il mondo. Verso Expo 2015" di Agrofarma Federchimica e Fondazione Veronesi; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"

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