Il debutto

Eccentrica e mediterranea la (prima) casa Dolce&Gabbana

Collezione da 400 pezz

di Giulia Crivelli

2' di lettura

«Crediamo nel caso e allo stesso tempo nel destino: la nascita della prima collezione di mobili e complementi d’arredo conferma questo paradosso». Domenico Dolce e Stefano Gabbana spiegano (anche) così il debutto nella casa, a Venezia, sabato 28 agosto, con un allestimento quasi museale alla Scuola Grande della Misericordia.

Una sorpresa in più per i 500 clienti dell’alta moda, sartoria e gioielleria arrivati dal mondo per assistere alle sfilate delle collezioni più esclusive del marchio. A Venezia c’erano anche molti giornalisti e appassionati di arredo e design, invitati appositamente o in città per gli ultimi giorni della Biennale di architettura e magari in partenza per Milano, dove oggi si apre il SuperSalone (si veda lo Speciale di 32 pagine allegato al quotidiano).

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«Avevamo visitato la Scuola della Misericordia ipotizzando di allestirvi la sfilata di alta moda, ma ci è sembrato che fosse l’ideale per la collezione casa e alla fine anziché usare un piano ne abbiamo arredati due – raccontano i due stilisti e imprenditori – dedicandoli a due dei quattro grandi temi di questo debutto: leopardo e carretto siciliano. Blu mediterraneo e zebra li abbiamo svelati insieme alla sfilata di alta sartoria che si è poi tenuta all’Arsenale». Il paradosso iniziale però non è ancora spiegato fino in fondo.

Come è nata la linea casa di Dolce&Gabbana, la cui prima sfilata risale al 1985? «Una gestazione lunga, è vero, perché per moltissimi anni ci siamo dedicati al pret-à-porter e solo dal 2012 all’alta moda – rispondono –. Questo è il più grande progetto da allora, ma ci stavamo pensando da molto, anche perché siamo entrambi appassionati di arredo e design, senza mai riuscire a dargli forma concreta. È successo quando ci ha cercati il gruppo Luxury Living per la parte dei mobili: l’incontro ha fatto riscoppiare la scintilla, ma la casa, ripetiamo, fa parte del nostro destino di stilisti».

Per i due stilisti destino significa questo: una storia costruita vivendo intensamente ogni passaggio e che in modo naturale porta a scelte e progetti sempre nuovi e ambiziosi, ma coerenti. «Leopardo, carretto, mediterraneo e zebra non sono parole, bensì visioni estetiche e mondi reali– aggiungono –. Per questo è stato importante trovare affinità con chi ha materialmente fatto mobili, complementi, tessile per la casa, tappeti, piatti, bicchieri... È successo perché in Italia abbiamo le migliori aziende dell’arredo design e artigiani, come nella moda, che nessun altro Paese può vantare».

Alla collezione casa hanno contribuito aziende e laboratori di tutta Italia, ma a Venezia c’è stato un focus sui maestri della lavorazione del vetro, come Barovier&Toso, Mian, I Dogi e Venini. Il primo in particolare ha creato, per il tema carretto, un’installazione che sembrava una cascata di cristallo: composta da 3mila tubi colorati, era alta sette metri e mezzo e il suo destino, potremmo dire, non poteva essere che pendere da uno dei soffitti più belli di Venezia, quello della Scuola della Misericordia.

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