la black list

Fisco, i 15 trucchi per nascondere l’Iva: caccia a 36 miliardi

di I. Cimmarusti e G. Parente


Nell'Ue evasione Iva per oltre 147 miliardi: Italia in testa con quasi 36 miliardi

3' di lettura

Sono 15 i «profili di rischio» per individuare le frodi Iva. Un fenomeno che contribuisce in grandissima parte ai 147 miliardi di euro di imposta sul valore aggiunto evasi in tutta l’Unione europea, 36 dei quali solo in Italia. Numeri che obbligano la nostra amministrazione finanziaria ad alzare al massimo il livello di attenzione, tanto da ritenere le frodi Iva un pericolo «permanente». Dopo le analisi sul contrasto alle indebite compensazioni, Guardia di Finanza ed Entrate si concentrano su tutte quelle partite Iva che potenzialmente possono essere coinvolte in questo tipo di frodi sia nazionali sia europee, finendo così in una sorta di lista nera.

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L’ITALIA GUIDA LA CLASSIFICA DELL’EVASIONE
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La raccolta massiva di dati nell’Ue
La raccolta massiva di dati e l’accertamento «integrato» di Fiamme Gialle e Agenzia delle Entrate sono già iniziate. L’obiettivo di alimentare una lista nera - in cui finiscono tutti quei soggetti a rischio evasione - è già previsto da Eurofisc, il network per lo scambio di informazioni tra le amministrazioni fiscali della Ue. E dove al primo posto spicca proprio il contrasto alle frodi carosello. D’altronde già l’atto di indirizzo sulla politica fiscale 2018-2020 assegna alla Gdf il compito di concentrare «le risorse nei confronti dei fenomeni evasivi più diffusi e pericolosi, fra cui (...) le frodi Iva». Lo scopo, dunque, è di intercettare e contrastare schemi giuridici per frodare l’Iva, così da aumentare la «compliance».

I 15 profili di rischio
Lo screening dei dati permetterà all’amministrazione finanziaria di valutare tutti i soggetti giuridici a cui è collegata una partita Iva, facendo finire in un elenco quelli che presentano indicatori di rischio di frode in operazioni commerciali relative agli anni dal 2015 al 2018. Dei veri e propri profili di rischio. In tutto ne sono stati tracciati 15 (alcuni dei quali superati dalle prassi frodatorie utilizzati e quindi non più “attivi”). Al primo posto c’è «il missing trader» (operatore mancante): il soggetto che effettua acquisti intracomunitari fittizi senza effettuare alcun adempimento Iva. C’è poi il «defaulter» (debitore inadempiente), ovvero il contribuente che dichiara l’Iva sugli acquisti intraUe ma non versa la relativa imposta. A far paura al Fisco c’è anche il «conduit company » (società condotto), che compie operazioni intracomunitarie sia in acquisto sia in vendita con clienti in altri paesi membri. L’elemento che associa tutte e tre queste figure di evasori è il passaggio di società in società senza applicazione dell’Iva. Si tratta in sostanza di «sistemi» di evasione giuridicamente evoluti, che permettono all’imposta di volatilizzarsi.

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Criteri di selezione
I criteri individuati per arricchire il data base delle 15 “patenti dell’evasore Iva” arrivano dall’archivio Vies, dall’assolvimento o meno degli obblighi dichiarativi e dall’eventuale presenza di precedenti segnalazioni di frode Iva. L’archivio è condiviso dal Nucleo speciale entrate delle Fiamme gialle e dalla Divisione contribuenti-Settore contrasto illeciti dell’Agenzia. Gli elenchi così definiti sono messi a disposizione di uffici e nuclei «territoriali». L’analisi del dato, infatti, dovrà consentire ispezioni sul campo sempre più mirate, individuando così anche altri soggetti legati alle frodi Iva.

Medie e rilevanti dimensioni
La GdF, in particolare, potrà poi accendere un faro sui contribuenti di medie e rilevanti dimensioni. I reparti territoriali delle Fiamme Gialle potranno valutare, nell’ottica di un arricchimento informativo, di interrogare il Sissec (Sistema supporto selezione contribuente) che censisce le società e gli enti non commerciali di medie e rilevanti dimensioni, operanti sul territorio nazionale. A questi saranno applicati eventuali indici di pericolosità di condotte evasive/elusive in relazione a fenomeni di fiscalità internazionale.

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