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Ecco i 25 titoli che puntano sul boom del lavoro a distanza (anche dopo il lockdown)

Il Covid-19 sta cambiando abitudini e modalità di lavoro. E questo sta spingendo in Borsa molte aziende specializzate in servizi che agevolano le aziende nell’adottare soluzioni di remote working. Ecco una selezione di titoli: occhio però ai prezzi, che già scontano una fortissima crescita degli utili, e all’effetto cambio (considerato che la maggior parte sono quotati in dollari)

di Vito Lops

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(goodluz - stock.adobe.com)

Il Covid-19 sta cambiando abitudini e modalità di lavoro. E questo sta spingendo in Borsa molte aziende specializzate in servizi che agevolano le aziende nell’adottare soluzioni di remote working. Ecco una selezione di titoli: occhio però ai prezzi, che già scontano una fortissima crescita degli utili, e all’effetto cambio (considerato che la maggior parte sono quotati in dollari)


3' di lettura

Il Covid-19 sta cambiando abitudini e modalità di lavoro. Uno shock esogeno che ha accelerato un processo, quello dello smart working, già in corso di implementazione da parte di numerose realtà aziendali in tutto il mondo. Il punto è capire se il nuovo approccio sarà temporaneo, e quindi legato solo alla parentesi pandemica, oppure se diventerà strutturale. Credono a questo secondo scenario gli analisti di eToro, broker noto per aver lanciato il cosiddetto social trading, ovvero la possibilità da parte degli utenti di copiare portafogli di altri trader ma, allo stesso tempo, di poter replicare l’andamento di portafogli specifici creati dallo stesso team della piattaforma. Recentemente hanno creato un nuovo portafoglio composto da 25 titoli, protagonisti del recente boom del lavoro a distanza.

Tra le 25 aziende che compongono il “portfolio RemoteWork” troviamo sia nomi celebri, come Apple, Alphabet e Zoom, ma anche realtà B2B meno conosciute, che forniscono servizi necessari per i datori di lavoro che applicano il lavoro a distanza.

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Questo cambio di abitudini ha portato ad una crescita enorme della domanda di servizi digitali. Ad esempio, la piattaforma di videoconferenze Zoom, ha registrato un enorme incremento dei profitti del 3.300% nel secondo trimestre (anno su anno), Docusign (che si occupa di firma digitale) ha fatto registrare un balzo del 45% dei ricavi nel secondo trimestre (anno su anno), mentre Shopify, che fornisce gli strumenti necessari per creare società di e-commerce, ha recentemente annunciato di aver quasi raddoppiato le proprie entrate (anno su anno).

La tabella in basso evidenzia come però molti di questi 25 titoli siano già saliti tantissimo e quindi allo stato attuale non possono certo dirsi a buon mercato. È vero che fatturati e profitti stanno crescendo grazie alla spinta della domanda di remote working ma è anche vero che molte valutazioni sono nel frattempo decollate. Se poi osserviamo i multipli di Borsa, fra cui il più noto e utilizzato è il rapporto tra prezzo e utili attesi oppure anche il rapporto tra prezzo e fatturato, alcune valutazioni sembrano stellari. Si pensi alla piattaforma di comunicazione cloud Twilio, cresciuta di oltre il 200% da inizio anno a tal punto da prezzare i profitti attesi nei prossimi 12 mesi 1.390 volte. Oppure a Okta, il cui business è focalizzato a mettere in sicurezza la gestione e gli accessi a distanza, che vale ad oggi 2.776 volte gli utili futuri. Apple, per avere un metro di paragone, pur essendo ad oggi la società più capitalizzata al mondo, l’unica ad aver superato nel 2020 il valore di 2mila miliardi di dollari, ha un rapporto prezzo/utili attesi pari a 29 volte.

«I multipli di Borsa hanno più senso nel momento in cui vengono analizzate dal punto di vista dei fondamentali le aziende della old economy, quelle ovvero che hanno minori margini di crescita - spiega Edoardo Fusco Femiano, market analyst eToro -. Quando invece analizziamo dei titoli disruptive, con margini di crescita molto elevati e la possibilità di diventare game-changer nei rispettivi settori, l’analisi dei multipli da “old economy” ha meno valore. Ci sono aziende, come Amazon, che prezzano qualcosa di unico. Non è più solo un’azienda ma ormai è diventata una infrastruttura. Analizzarla secondo i multipli di Borsa canonici ha poco senso. Se, come crediamo, lo smart working diventerà una pratica globale permanente, le società che operano in questo settore a nostro avviso hanno ulteriori possibilità di crescita, nell’ottica di un investimento nel lungo periodo e possibilmente costruito nella formula di piani di accumulo in modo tale da sfruttare al meglio eventuali fasi di ritracciamento».

Quanti dei titoli in portafoglio diventeranno disruptive? Anche questa domanda è giusto che si ponga un investitore intenzionato a puntare sul nuovo settore. Così come nell’impostare la strategia non va dimenticato l’effetto cambio, considerato che la maggior parte di queste aziende sono quotate a Wall Street, e quindi in dollari. Quando un cittadino dell’area euro investe in dollari il valore del portafoglio si rafforza se nel frattempo l’euro perde valore nei confronti del dollaro (e questo accade soprattutto nelle fasi di avversione al rischio o quando ad esempio c’è un differenziale di tassi elevato a favore degli Usa rispetto all’Eurozona). Viceversa, seguendo la stessa logica, l’effetto cambio riduce le performance se l’euro diventa più forte del dollaro.

(Nota: questo articolo non costituisce sollecitazione agli investimenti)

I TITOLI DEL SETTORE “REMOTE WORKING”
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