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Ecco chi comanderà nella casa intelligente

di Luca Tremolada


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2' di lettura

Potrà accadere - e accadrà - che non capisca quello che gli stiamo dicendo, ma sarà comunque un successo. Accendere la televisione con la voce, chiedere a una cassa di riprodurre una canzone, accendere e spegnere le luci o impostare un timer parlando sono ormai operazioni del presente. Le “intelligenze” di Amazon e Google sono tra noi e si propongono di aiutarci a governare la casa. Non aspettatevi Jarvis, la casa parlante di Iron Man, o il robot cattivo di «2001: Odissea nello spazio». Il volto della nuova domotica low cost made in Usa è quello di un tuttofare.

L’ultima arrivata, in attesa di Apple HomePod e di Samsung Bixby, si chiama Alexa, presente nei prodotti Echo. È l’equivalente di Google Home. Come Siri, Cortana e Google Home, si tratta di un assistente virtuale che, interpretando il linguaggio naturale, è in grado di comunicare con noi. Fuori dagli spazi angusti dello smartphone, questi assistenti hanno assunto la forma di speaker, cioè diffusori più o meno a forma cilindrica, che ascoltano sempre (ma non memorizzano) quello che diciamo. Quando viene pronunciato il comando (“Hey Google” in un caso e “Alexa” nell’altro) si attivano, registrano e si propongono come interfaccia per interrogare il web, consultare la nostra agenda o gestire elettrodomestici o servizi in casa come luci, termostati, telecamere. La casa smart richiede naturalmente oggetti smart. E questo è il primo limite. Scordatevi di far funzionare la lavatrice se non è connessa. Certo, esistono sul mercato prese smart che rendono “intelligenti” le luci e alcuni elettrodomestici. Detto questo, Alexa e Google Home più o meno fanno le stesse cose. Google sembra muoversi meglio con i servizi web, Alexa capisce bene l’italiano, Cortana si distingue in chiave business. Google Home appare più integrato con i servizi Google. Alexa sfrutta meglio il cloud computing di Amazon. Per tutti il funzionamento è abilitato dal cloud. A vincere sarà il miglior ecosistema di servizi proposti. Per esempio funziona davvero bene l’integrazione tra Google Home e Nest che è di Google. Oltre ad alzare e abbassare il termostato con la voce, si possono proiettare sul televisore le immagini delle telecamere connesse, o trasformare lo smartphone Pixel 3 in un citofono connesso con il campanello intelligente. Funziona bene anche il controllo vocale di Netflix e YouTube attraverso Chromecast (sempre Google).

La sfida, insomma, non sarà sull’”intelligenza”, ma sulla capacità di creare l’ecosistema di servizi più completo. Un esempio su tutti: su Alexa è a portata di voce, fin dal lancio in Italia, anche l’informazione del Gruppo 24 Ore (che poi sbarcherà anche su Google Home). È possibile interagire con la “skill” creata ad hoc dicendo: «Alexa, chiedi a Il Sole 24 Ore le ultime notizie». Gli utenti possono ascoltare le ultime notizie del sito del Sole 24 Ore, quelle di Borsa e i GR Flash di Radio 24 oltre al punto sulla chiusura dei mercati di Radiocor.

Il test dei regali di Natale sarà fondamentale per capire se queste soluzioni sono già gradite dal mercato italiano o se converrà investire sul marketing per spiegarne meglio le potenzialità.

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