Intervista/ Giovanni Lega (Asla)

«Ecco chi pagherà il conto della crisi nei grandi studi»

Secondo il presidente di Asla saranno i giovani avvocati monocommittenti i primi a soffrire in caso di calo del fatturato negli studi associati

di Valeria Uva

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Secondo il presidente di Asla saranno i giovani avvocati monocommittenti i primi a soffrire in caso di calo del fatturato negli studi associati


2' di lettura

Giovanni Lega, managing partner di Lca è anche il presidente di Asla (l’Associazione degli studi legali associati): cento soci, di fatto la maggior parte delle grandi law firm in Italia. Sta cercando di monitorare la situazione per quel che riguarda gli avvocati d’affari: ogni due settimane incontra tutti in videoconferenza e distribuisce un questionario sull’organizzazione in studio, le richieste dei clienti e le azioni da intraprendere verso le istituzioni.

Come stanno reagendo i grandi studi associati?
Sul piano pratico, molto bene. Fin dall’inizio la stragrande maggioranza di noi era attrezzata per lo smart working, sia come strumenti in dotazione che come cultura digitale.

Veniamo alle conseguenze economiche del coronavirus. Qual è finora l’impatto nei grandi studi?
Per ora siamo ancora in un clima di attenta positività. Del resto partivamo da un buon 2019. Un trend confermato anche a inizio 2020. Nessuno finora ha preso decisioni drastiche su affitti e leasing, qualcuno sta solo rinegoziando i costi fissi. Così come sono poche finora le richieste di sconti da parte dei clienti.

E nei prossimi mesi ?
Certo alcune aree sono quasi ferme: dal mercato dei capitali, all’M&A,per citarne alcune; ma al tempo stesso i dipartimenti lavoro, digital, life sciences sono sotto pressione. Nessuno fa previsioni più a lungo di 2-3 mesi sia finanziarie che di conto economico. Sarà decisivo il secondo semestre di quest’anno per capire a che velocità ripartirà l’economia nel suo complesso.

Ci sono già delle conseguenze per i vostri dipendenti ?
Molti studi hanno attivato le richieste di cassa integrazione, ma si sono anche impegnati a compensare la perdita in busta paga con risorse proprie.

E per gli avvocati collaboratori?
Per la nostra legislazione sono professionisti indipendenti, ma per gli studi sono veri e propri collaboratori coordinati e continuativi. Oggi sono “parcheggiati” nella terra di mezzo, non hanno nessuna protezione se non quella garantita loro dagli studi. Abbiamo chiesto a Cassa forense di intervenire, serve un rinvio dei versamenti oltre il 30 settembre e l’abolizione del doppio prelievo (sul fatturato dello studio e sulle fatture dei collaboratori, cosa che si traduce di fatto nel versamento di un 6% circa al posto del 4%), la diminuzione dell’aliquota e altri interventi strutturali.

Come è cambiato il vostro lavoro quotidiano da remoto? 
Posso parlare a titolo personale. Non stiamo incontrando difficoltà pratiche. Al contrario, quando ci troviamo online siamo più creativi. Abbiamo inventato aperitivi virtuali, webinar su temi di soft skill e abbiamo coinvolto un attore per leggere le favole ai figli di dipendenti e professionisti chiusi in casa.

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