LOTTA ALL’EVASIONE

Ecco le cifre del «modello Milano»: recuperati dal Fisco 1,8 miliardi

di Angelo Mincuzzi


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4' di lettura

Più di 1,8 miliardi di euro pagati al Fisco da 34 grandi società nell'ultimo anno e mezzo. Eccole le cifre ufficiali del “modello Milano”, nato dall'intuizione del procuratore della Repubblica Francesco Greco e sviluppato grazie a una sinergia inedita tra la Procura milanese, il Nucleo di polizia economico finaziaria della Guardia di Finanza di Milano e l'Agenzia delle Entrate.
Le cifre le ha snocciolate il comandante interregionale dell'Italia nord-occidentale della Gdf, il generale Giuseppe Vicanolo, in occasione della cerimonia milanese per il 245° anniversario della fondazione del corpo della Guardia di Finanza. «Dietro questi numeri - ha spiegato Vicanolo - c'è un grande lavoro di squadra che da alcuni anni la Procura della Repubblica di Milano ha impostato con eccezionale chiarezza strategica, coordinando al meglio le capacità operative del nostro Nucleo di polizia economico finanziaria e dell'Agenzia delle Entrate, in modo da assicurare linearità di azione, tempestività e coerenza di sistema».

Il record del caso Gucci

Nella “rete” del modello Milano è incappato per ultimo il gruppo francese della moda Kering, che verserà al Fisco entro la fine dell'anno 1,25 miliardi di euro, in seguito a una verifica fiscale che aveva portato alla luce un'evasione d'imposta di 1,3 miliardi. Quello di Kering, proprietaria del marchio Gucci, è stato il secondo accordo fiscale più alto di sempre nel mondo. Il primo era stato firmato nel 2012 dal colosso farmaceutico britannico GlaxoSmithkline che aveva versato 3 miliardi di dollari per chiudere una causa per frode intentata dal Dipartimento alla Giustizia americano.

E prima di Kering, sempre grazie al “modello Milano” era stata la volta di alcuni colossi del web come Google, Apple, Facebook e Amazon mentre il gruppo bancario Mediolanum ha pagato 78 milioni di euro.

L’evasione all’estero

C'è un altro fenomeno che Vicanolo ha sottolineato: la gran parte dei soldi non dichiarati nel Nord-Ovest varca i confini italiani. «Nel settore della lotta all'evasione e alle frodi fiscali - ha detto -, i reparti dell'Interregionale hanno scoperto redditi imponibili netti non dichiarati pari a 16,5 miliardi di euro; il 60% di questa cifra, ossia 9,8 miliardi di euro sono riconducibili al contrasto dell'evasione fiscale internazionale, cioè dei fenomeni di trasferimento all'estero della tassazione di redditi prodotti in Italia da soggetti e società che vivono, lavorano e fanno impresa sul territorio nazionale, ma poi simulano di fissare la loro residenza fiscale in un altro Paese, dove il livello di tassazione è più basso».

Negli ultimi 17 mesi i reparti dell'Interregionale della Gdf hanno poi effettuato indagini nei confronti di 3.971 contribuenti denunciati per reati tributari, tra cui 193 sono stati arrestati (+30% rispetto al periodo precedente), dopo aver subito il sequestro di beni patrimoniali a garanzia del risarcimento delle imposte evase per 475 milioni di euro (+50%). I lavoratori in nero o irregolari scoperti sono stati 16.800 (più del doppio del periodo precedente).

I professionisti «deviati»

Vicanolo ha poi posto l'accento su due fenomeni emersi nel corso delle indagini degli ultimi 17 mesi. «Il primo - ha sottolineato - è quello dei “professionisti deviati”, ossia degli studi di consulenza tributaria che, invece di occuparsi della tenuta della contabilità dei clienti, organizzavano su larga scala la costituzione di società “cartiere” che emettevano fatture false e le vendevano a imprese clienti dello studio, che così abbattevano gli utili e l'Iva da versare».

Ma non è tutto. «Alcuni commercialisti - ha proseguito il generale delle Fiamme gialle - alteravano i modelli F24 di versamento di tasse e contributi dei clienti inserendo dei crediti Iva completamente inesistenti e così abbattevano le somme veicolate all'erario facendosi pagare dai clienti fior di compensi illeciti».

Le false cooperative

Il secondo fenomeno riguarda le false cooperative di produzione e lavoro che, ha detto Vicanolo, «vengono costituite da imprenditori senza scrupoli al fine di prendere in subappalto grosse commesse di lavori di facchinaggio e logistica merci per conto di società della grande distribuzione organizzata, per poi sfruttare i soci-lavoratori imponendo turni di lavoro prolungati, senza riposi settimanali e ferie, e poi pagando a fine mese stipendi inferiori rispetto ai contratti collettivi nazionali, decurtati di una quota da restituire subito nelle mani dei “caporali”».

Altro capitolo è quello delle truffe scoperte su finanziamenti comunitari e nazionali pari a 273 milioni di euro, appalti irregolari per 220 milioni e presunti danni erariali al vaglio della Corte dei Conti per 340 milioni di euro. Per quanto riguarda la lotta alla mafia, ai reati finanziari e ai traffici illeciti, nelle regioni nord-occidentali la Gdf ha effettuato sequestri e confische per 142 milioni di euro; le indagini sul riciclaggio e l'autoriciclaggio hanno ricostruito movimenti di capitali sporchi per 930 milioni di euro e si sono concluse col sequestro di beni per 270 milioni di euro.
«Molto alto - ha concluso Vicanolo - il danno accertato per reati di bancarotta fraudolenta pari a 1,5 miliardi di euro, di cui 300 milioni bloccati con sequestri patrimoniali; in crescita i sequestri di cocaina (2.469 kg) e di merci contraffatte o insicure (147 milioni di prodotti tolti dal mercato).

In Lombardia, intanto, sul fronte della lotta all'evasione sono state concluse 10.437 verifiche e controlli e 2.280 investigazioni con la denuncia di 2.629 soggetti di cui 137 arrestati. Sono state sequestrate disponibilità patrimoniali e finanziarie, per il recupero delle imposte evase, nei riguardi di responsabili di frodi fiscali per oltre 395 milioni di euro. E a questi dati vanno sommati gli oltre 1,8 miliardi di euro che 34 multinazionali hanno versato al Fisco.

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