RICERCA LIUC

Ecco come i big data trasformano la supply chain

di Luca Orlando

(AgfCreative)

2' di lettura

«Perché lo facciamo? Perché i nostri prodotti finiti sono 50mila». Massa sterminata quella che deve gestire Giorgio Selvatici, anche se ora a supportare il logistics & distribution manager di BTicino arriva la tecnologia. Che riguarda non solo il reperimento ma soprattutto l’interpretazione dei dati.

«Anche prima c’erano informazioni - spiega il manager - ma era difficile aver delle sintesi chiare e soprattutto decidere come riprogrammare la produzione in caso di imprevisti. Ora ci riusciamo, grazie alle logiche 4.0».

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Non un caso isolato quello del manager, perché l’utilizzo dei big data all’interno dell’intera supply chain sta diventando ormai pervasivo, coinvolgendo già la maggioranza delle imprese. Lo dimostra la ricerca sul campo dell’università Liuc di Castellanza, che ha interpellato sull’intero territorio nazionale 350 aziende. Il 40%, è vero, ancora non ha alcuna esperienza in questo ambito. C’è però un 17% di aziende che ha già adottato almeno una di queste applicazioni, a cui si aggiunge un altro robusto 43% che ha già avviato sperimentazioni o studi di fattibilità.

In BTicino, ad esempio, si è creato un link diretto tra la produzione e la rete di trasporto, permettendo di realizzare anche contratti innovativi con i vettori sulla base delle performance e dei ritardi reali, ora monitorati con precisione grazie alle nuove tecnologie.

«Questo riduce i nostri costi e rende più tempestivo il servizio. Insieme ad altre applicazioni, come la realtà aumentata nei magazzini o la connessione dei processi produttivi - aggiunge Selvatici - migliora la nostra competitività».

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Per i big della logistica i benefici sono ancora più ampi, come dimostra l’esperienza di Ups. Grazie all’utilizzo di un sistema di navigazione e ottimizzazione stradale (Orion) - spiega Karl Haberkorn, Managing Director di UPS Italia - su base mondiale il gruppo registra un risparmio annuo di 400 milioni di dollari; 38 milioni di litri di carburante in meno, che a loro volta abbattono di 100mila tonnellate le emissioni di CO2.

Se muoversi è un problema, lo è anche la situazione opposta, lo stop forzato. Tema che a lungo ha crucciato Leonardo, in grado di reperire in tempi rapidi i pezzi di ricambio necessari per la rimessa in servizio dei propri elicotteri, mentre più arduo era recuperare in tempo reale la massa di certificazioni tecniche relative, spesso in formato cartaceo.

«Abbiamo lavorato insieme a loro per creare un sistema documentale evoluto - spiega il general manager di Xerox Gianmaria Riccardi - accoppiando già all’ingresso il pezzo fisico e il relativo dossier. Stampabile poi al momento semplicemente recuperando il codice della parte di ricambio. Questo ha consentito di abbattere enormemente i tempi, addirittura a pochi minuti».

Dall’analisi Liuc emerge come “fonte” prioritaria di dati il sistema gestionale interno (82%), anche se vanno diffondendosi le raccolte effettuate attraverso sensori Rfid o Gps, che permettono di tracciare prodotti o semilavorati.

Anche se la strada pare ormai aperta, restano evidenti le criticità: il 44% trova ostacoli nell’interpretazione dei dati, il 42% nelle competenze tecniche disponibili per gestirli. E il 40%, infine, vede ancora uno squilibrio tra i costi necessari per l’implementazione di questi sistemi e le opportunità o i risparmi generati.

Tempo qualche anno e probabilmente questi numeri saranno di gran lunga più piccoli.

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