LA RISPOSTA A INTERPELLO

Ecco come la navicella spaziale può evitare di pagare l’Iva

La risposta a interpello 61/2020 delle Entrate individua le condizioni con cui la progettazione e lo sviluppo di componenti per una navetta non sono imponibili

di Giovanni Parente

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La risposta a interpello 61/2020 delle Entrate individua le condizioni con cui la progettazione e lo sviluppo di componenti per una navetta non sono imponibili


3' di lettura

Anche il Fisco si lancia nello spazio. O meglio fa i conti con le imposte, che molto più concretamente fanno parte di questa terra ma possono riguardare anche i mezzi utilizzati per i viaggi spaziali. Ad esempio l’Iva è dovuta sulle navicelle spaziali? Come sempre, o meglio come capita spesso, a scandagliare tra commi e pieghe delle norme (tanto più se si tratta di un’imposta comunitaria) non è possibile dare una risposta in senso assoluto. Però ci sono alcune condizioni che possono determinare la non imponibilità dell’imposta sul valore aggiunto.

Le componenti per la navicella spaziale
È quanto è capitato a una società (per l’esattezza una società per azioni, che chiameremo Alfa) che ha stipulato un contratto di appalto di servizi per progettare e sviluppare componenti ceramici di una navicella spaziale. Alfa lavora per la committente (la società cooperativa per azioni, che chiameremo Beta) che è partecipata da enti pubblici. A sua volta Beta è parte contraente con Delta per la realizzazione di un veicolo spaziale.

La non imponibilità
Ce ne sarebbe già abbastanza per far venire il mal di testa. In questa situazione, però, è arrivata a fissare un punto l’agenzia delle Entrate con la risposta 61/2020 all’interpello presentato proprio dalla società Alfa.

Il senso è che l’attività svolta dalla diretta interessata è non imponibile ai fini Iva, come si dice (e scrive) in gergo tecnico. Per comprenderlo bisogna addentrarsi in un viaggio non nello spazio ma nel decreto Iva (il Dpr 633 del 1972).

In particolare, l’articolo che è stato necessario scandagliare è l’8-bis. Era stata proprio Alfa a par presente alle Entrate come quella norma (per l’esattezza la lettera b del comma 1) richiamasse espressamente tra le operazioni assimilate alle cessioni alle esportazioni quelle relative gli «aeromobili, compresi i satelliti, ad organi dello Stato ancorché dotati di personalità giuridica». E, proprio secondo Alfa, nella categoria degli «aeromobili» e dei «satelliti» possa essere ricompresa anche la «navicella spaziale», in quanto si tratta di un bene simile per funzione e destinazione. Così come il satellite, la navicella spaziale è destinata ad andare in orbita per precise funzioni scientifiche.

La risposta 61/2020 delle Entrate su Iva e navicelle spaziali

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La risposta dell’amministrazione finanziaria
L’Agenzia ritiene «ragionevole» ritenere che la navicella spaziale sia ricompresa nella categoria degli aeromobili, che include anche i satelliti, in quanto - come precisato da Alfa - si tratta di un bene simile per funzione e destinazione.

Pertanto, sottolinea testualmente la risposta dell’Agenzia, vanno considerati «non imponibili sia le cessioni di navicelle spaziali sia le prestazioni di servizi relative alla loro costruzione, manutenzione, riparazione, modificazione, trasformazione, assiemaggio, allestimento, arredamento, locazione e noleggio». Questo però a a condizione che siano effettuate nei confronti di «organi dello Stato ancorché dotati di personalità giuridica».

Lo sviluppo dei componenti
Nel caso specifico l’amministrazione finanziaria ha ricostruito la situazione della società Alfa “impegnata” nella costruzione di una delle tante componenti della navicella spaziale «e dunque preliminare a tale costruzione». Proprio in considerazione del carattere sperimentale del progetto, «è naturale che questa attività complessa possa comprendere lo svolgimento sia di un'attività di ricerca sia di un'attività di progettazione».

Anche in linea con i precedenti di prassi, le Entrate ritengono che «sussistano i presupposti oggettivi per l'applicazione della non imponibilità» alla «complessa prestazione regolata» dal contratto, che comporta in ogni caso «lo svolgimento di attività preliminari alla costruzione della menzionata navicella spaziale e quindi ad essa “relative”».

Per la serie 2020: odissea nel fisco spaziale.

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