le carte dell’inchiesta / 2

Ecco come le ’ndrine ottenevano appalti dai politici lombardi

di Stefano Elli

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Nella foto, il passaggio di una mazzetta in un locale pubblico


3' di lettura

In carcere sono finiti in 12, in 16 ai domiciliari, tre sono gli obblighi di dimora e altri 12 soggetti con obbligo di firma quotidiana. In tutto sono 43 i destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip milanese Raffaella Mascarino. Tra gli arrestati spiccano Pietro Tatarella, consigliere comunale di Milano di Forza Italia e candidato alle prossime elezioni europee Fabio Altitonante, sottosegretario azzurro della Regione Lombardia. Chiesto l’arresto anche per il parlamentare azzurro Diego Sozzani, di cui si ipotizza un’attività di illecito finanziamento ai partiti.

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Mentre al vaglio degli inquirenti milanesi, come ha sottolineato il Procuratore di Milano Francesco Greco, vi è la posizione del Presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana (già sindaco di Varese) per alcune consulenze offerte a Luca Marsico, socio di Fontana nel suo studio legale. Nei prossimi giorni i pm si sono riservati di interrogarlo o di raccogliere la sua deposizione come testimone (o come parte offesa).

Il boss delle ’ndrine lombarde
L’inchiesta (che vede nel complesso oltre 90 indagati) condotta dalla Dda milanese coordinata dall’aggiunto Alessandra Dolci e dai pm della Dda Silvia Bonardi, Adriano Scudieri, e Luigi Furno (in forza al dipartimento antitruffa della Procura) ipotizza reati come associazione a delinquere, turbativa d’asta e corruzione, e ha portato alla luce, da una parte, una fitta trama di affari e appalti truccati, collegamenti impropri e episodi di corruzione tra funzionari pubblici e imprese legate alle cosche calabresi presenti stabilmente nell’area di Corsico e Buccinasco.

Le indagini, affidate al Comando dei Carabinieri di Monza e al Nucleo varesino della Guardia di Finanza, oltre a dipanarsi nell’area milanese, si sono estese anche in provincia di Varese (Gallarate) per analoghi episodi ed hanno come cerniera di collegamento la figura di Gioacchino Caianiello, definito nell’ordinanza come il capo e organizzatore, che «sovrintende e coordina tutte le attività della associazione, impartisce direttive agli altri partecipi, definendone compiti e modalità operative, mantiene i rapporti con gli esponenti del mondo politico, essendo figura di assoluto rilievo nel panorama politico di Forza Italia, a livello quantomeno regionale».

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Le mani sugli appalti
Per quanto riguarda l’area del milanese gli appalti messi sotto osservazione degli inquirenti sono, tra gli altri, quello bandito dall’Amsa, per il servizio di pulizia dalla neve nel periodo che va dal dal 2017 al 2021. A partecipare alla gara in quella fase vi furono una ventina di aziende collegate tra loro in una sorta di “cartello” retto da Renato Napoli, il cui nome era già comparso nelle carte dell’inchiesta battezzata Infinito, coordinata dall’ex capo della Dda, Ilda Boccassini. Ma a finire sotto lo scandaglio della procura ci sono anche altre gare d’appalto, tra cui in particolare quella bandita da A2A per il teleriscaldamento. In particolare gli imprenditori interessati, si avvalevano di informazioni privilegiate, per concorrere e vincere gli incanti: sono almeno una cinquantina gli imprenditori indagati che verranno sentiti da Carabinieri e Finanzieri nelle prossime settimane.

Il sistema «feudale»
Per quanto riguarda il versante varesino, il pm Luigi Furno, ha parlato di un vero e proprio sistema «feudale» nel quale gli imprenditori si impegnavano a versare le «decime» come versamenti di quote parti per poter partecipare con successo a operazioni di natura commerciale. In questo troncone gli inquirenti hanno accertato meccanismi di «dazioni ambientali» strutturati diversamente e caratterizzati dalla presenza di reti di professionisti (commercialisti e avvocati) ai quali conferire incarichi di fatto inesistenti per potere contare su un flusso di denaro finalizzato, in prevalenza, a convincere «pubblici amministratori di fatto» a cambiare la destinazione d’uso di determinate aree per poterle riconvertire a superfici della grande distribuzione.

Quanto ad Altitonante, secondo la ricostruzione dei magistrati, avrebbe ricevuto dall’imprenditore D’Alfonso la somma di 20mila euro per favorire il rilascio di un permesso a costruire in un’area sottoposta a vincolo urbanistico in via Allegrenza. Tatarella dal canto suo avrebbe ricevuto un vero e proprio “stipendio” dalla Ecol Service (una delle società interessate all’appalto Amsa) oltre ad altre utilità consistenti in viaggi, soggiorni all’estero dei figli, libero utilizzo di autovetture. In cambio forniva i nominativi “giusti” presso i quali accreditarsi ed avere posizioni di vantaggio competitivo.

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