Cop 26

Ecco cosa mangeremo per ridurre le emissioni: no a cibi sintetici ma salva la dieta mediterranea

Parlano i due esperti Angelo Riccaboni e Roberto Danovaro. «Occorre concentrarsi su produzione di frutti che si riproducono velocemente come bivalve, cozze e ostriche o pesci che si trovano alla base della catena tropica come le acciughe piuttosto che i predatori apicali come pesci spada e tonni ricchi peraltro di metalli pesanti. E poi ci sono sempre le alghe»

di Gerardo Pelosi

La Finanza mondiale promette 100mila miliardi per il clima. Ma i conti rischiano di non tornare

2' di lettura

“Imparare bene la grammatica della sostenibilità”. È su questo punto che insiste molto il professor Angelo Riccaboni, uno degli organizzatori dell'ultimo Food System Summit di Roma così come del G20 Agricoltura dopo tanti anni passati al Network soluzioni sviluppo sostenibile Onu e poi responsabile Italia per Mission Ue su Soil and food e presidente di Fondazione Prima per i progetti di ricerca agrifood.

Non si può imporre una dieta universale

Ma se gli si chiede come cambierà davvero la nostra dieta da qui al 2050 ossia per quando tutti i Paesi dovranno rispettare l'impegno alla totale neutralità climatica Riccaboni entra nel dettaglio. “Su una cosa siamo tutti d'accordo – dice Riccaboni - e l'abbiamo ripetuto al Food summit di Roma: non si può imporre una dieta globale dall'alto; non esistono soluzioni valide per tutti, ci sono troppe differenze di contesti, di culture locali e anche di gusti ma la dieta mediterranea ha il doppio vantaggio di essere sostenibile e di tutelare la salute”.È pur vero che esistono studi che propongono una sorta di “dieta universale” ma è un obiettivo “impraticabile”, oaserva Riccaboni.

Loading...

Cibi sintetici penalizzano Paesi come l'Italia

Così come “avrebbe poco senso spingere verso cibi sintetici che anche se sostenibili penalizzerebbero quelle realtà diffuse in Paesi come il nostro che su molte filiere agroalimentari poggiano una parte importante delle loro economie, del turismo e della tutela stessa del territorio”. In altre parole, secondo Riccaboni da una parte i consumatori dovranno aumentare la loro consapevolezza di andare verso cibi più sostenibili ma anche le aziende produttrici dovranno lavorare per strutturarsi meglio e affrontare in modo adeguato la sfida della lotta ai cambiamenti climatici.

Danovaro: un pianeta da restaurare al 75%

Molte risposte possono venire dall'ambiente marino che rappresenta circa il 70% del pianeta. “Abbiamo un pianeta da restaurare e che è alterato per il 75%” dice Roberto Danovaro, ordinario di biologia ed ecologia marina, uno dei massimi esperti sulla salute degli oceani, è presidente della Stazione zoologica Anton Dohrn di Napoli che si sta per trasformare nel primo grande centro italiano sulla biodiversità marina. “L'Europa - spiega Danovaro – è molto più avanti rispetto a tanti Paesi della Cop 26 soprattutto per soluzioni che si affidano alla natura più che alle tecnologie; il problema è concentrarsi sugli ecosistemi piuttosto che sulla lotta ai cambiamenti climatici e il mare e gli oceani offrono già soluzioni possibili”.

Piattaforme off shore per eolico e aree protette

Danovaro cita i progetti già avviati per grandi piattaforme galleggianti off shore ancorate ai fondali per produzione di energia eolica fino a 4mila ore l'anno nel basso Adriatico nello Ionio e tra Sicilia e Sardegna. Strutture che creerebbero delle aree protette ottenendo il doppio risultato di avere energia pulita e tutelare la biodiversità marina.

Si pesca troppo. Più cozze e acciughe, meno tonni

Un discorso a parte riguarda il cibo. Danovaro cita il progetto europeo del 2017 “Food from Oceans”. Attualmente circa un miliardo e 300milioni di persone vive nutrendosi soprattutto con le risorse del mare ma si pesca più di quanto gli oceani producono. “Per questo – aggiunge Danovaro - occorre concentrarsi su produzione di frutti che si riproducono velocemente come bivalve, cozze e ostriche o pesci che si trovano alla base della catena tropica come le acciughe piuttosto che i predatori apicali come pesci spada e tonni ricchi peraltro di metalli pesanti. E poi ci sono sempre le alghe”.


Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti