ANALISI di mercato

Ecco cosa rallenta la diffusione dell’auto elettrica in Europa

di Philipp Reuter*


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(scharfsinn86 - Fotolia)

3' di lettura

È da qualche anno, a partire dallo scandalo del Dieselgate nel 2015, che i veicoli diesel hanno visto un progressivo declino nel livello di penetrazione del mercato fino ai giorni nostri.
Molte amministrazioni pubbliche di diverse città europee hanno annunciato lo stop ai motori diesel nei propri centri urbani, considerato tra i maggiori inquinatori dell'area urbana e fra le maggiori cause del riscaldamento globale.
Anche le principali città italiane si sono allineate al trend e i sindaci di Roma e Milano hanno dichiarato che tra pochi anni sarà vietato alle auto con motore diesel l'ingresso in città.
Le case automobilistiche stanno quindi cercando di riorientare la produzione verso auto più sostenibili a livello ambientale come le auto elettriche, fuel cell, a gas, ibride, a gpl o metano, guidati dal progressivo aumento dei costi in tecnologia per rispettare i più severi target sulle emissioni e da un continuo crollo della domanda.

PENETRAZIONE AUTO DIESEL IN EUROPA
PENETRAZIONE AUTO DIESEL IN EUROPA
PENETRAZIONE AUTO DIESEL IN EUROPA

È di qualche giorno fa l'indiscrezione per cui anche il gruppo automobilistico FCA si è allineato ai competitor nel dichiarare addio al diesel per i veicoli non commerciali e lo stop della produzione a partire dal 2022.

I dubbi sulla sostenibilità di mercato di questo trend sono molti, considerando il breve periodo di tempo per adattarsi a questo importante cambiamento, soprattutto se guardiamo al mercato delle auto con motore diesel in Italia.
Dai dati emerge che l'Italia è un paese in controtendenza rispetto a gran parte dei suoi vicini e ha realizzato una crescita stabile nel periodo 2010-2017 nella vendita di motori diesel.
Solo negli ultimi mesi le vendite sono influenzate dalle notizie sul blocco del traffico alle auto diesel nelle città principali.

VENDITE VEICOLI ELETTRICI PER PAESE
VENDITE VEICOLI ELETTRICI PER PAESE
VENDITE VEICOLI ELETTRICI PER PAESE

Inoltre, le auto elettriche presentano ancora alcune sfide che ne rallentano l'adozione e la penetrazione, tante da porre seri dubbi sul fatto che l'elettrico possa rappresentare in toto il futuro prossimo dell'industria automobilistica e da portarci a credere che la tendenza degli ultimi anni di abbandonare il diesel non sia completamente giustificata.

LE RAGIONI DELLA SCARSA DIFFUSIONE 

I motivi principali che emergono dalle analisi di Frost & Sullivan sono tre:

1. Gli investimenti necessari per lo sviluppo di un'infrastruttura per la ricarica dei veicoli elettrici sono enormi e per avere uno smart grid adeguato ci vorranno ancora molti anni.

2. L'inquinamento delle città è causato principalmente dai veicoli commerciali, non dalle autovetture. Pertanto, una soluzione efficace di breve periodo che incontri la sostenibilità ambientale è quella di puntare principalmente sul divieto di circolazione dei veicoli commerciali con motore diesel in modo da spingere le case di produzione a concentrarsi sull'elettrificazione di queste vetture. Questo consentirebbe di risolvere anche qualche problema di logistica, facendo circolare molti meno veicoli.

3. Le batterie dei veicoli elettrici vengono prodotte fuori dall'Europa, soprattutto in Cina, la quale ha stipulato contratti strategici per assicurarsi l'accesso alle materie prime per i prossimi anni. Nel 2020 l'Europa avrà solo il 3% di quota di mercato contro il 60% della Cina. L'indipendenza dal petrolio, tanto desiderata, si avrà solo utilizzando altre materie prime, in particolare Lithium e Cobalt, a cui attualmente non abbiamo accesso.

Analizziamo qualche dato: per 1 Kwh di Li-ion batteria sono necessari 200g di Cobalt, sono necessari 16kg di Cobalt per una batteria della Potenza di 80 kWh (potenza standard per i veicoli elettrici del prossimo futuro). Fin dal 2016 però la produzione di Cobalt non soddisfa la richiesta e rimane un grosso punto di domanda su come la situazione possa cambiare in pochi anni. Infatti il Cobalt è un prodotto secondario della produzione di copper e nickel che può essere aumentata solo limitatamente ed è anch'essa principalmente in mano ai Cinesi che hanno accesso alle miniere del Congo, rappresentanti il 65% della produzione globale del Cobalt, e hanno oltre il 50% delle raffinerie mondiali.

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