ambiente

Ecco la «cura da cavallo» per acque e suolo dell’area industriale del Sulcis in Sardegna

di Davide Madeddu

3' di lettura

Dal risanamento della falda acquifera alla bonifica dei suoli passando per l’acquisto di beni durevoli e interventi da distillare in cinque anni. Vale 243,85 milioni di euro il programma di risanamento ambientale dell’area industriale di Portovesme, nella Sardegna sud occidentale. Area in cui si spazia dalla produzione dell’energia alla metallurgia dello zinco e del piombo e in cui si attende ora il riavvio di quella dell’alluminio. Nel frattempo però va avanti il programma delle bonifiche. Ossia un piano complesso, nell’ambito del cosiddetto Piano Sulcis “a carico totale delle aziende” in cui si prevede la spesa di 179 milioni di euro per acquistare e “sviluppare” beni durevoli e inoltre 64 milioni e mezzo per spese operative e gestionali da distribuire in un quinquennio.

Dati significativi contenuti nel rapporto sullo stato di attuazione del Piano Sulcis e sullo stato dell’arte degli interventi di bonifica e messa in sicurezza dei suoli e della falda acquifera dell’area industriale presentato recentemente dal coordinatore Salvatore Cherchi e dall’assessore regionale della Difesa dell’ambiente Donatella Spano. Gli interventi (alcuni anche in corso) riguardano le aree in cui operano le aziende metallurgiche e l’Enel. Gli interventi sul sito ex Alcoa prevedono un importo complessivo di circa 27 milioni, risorse impiegate per rimuovere e smaltire (le opere sono in corso) 62.500 metri cubi di materiale. «Il piano – si legge nel rapporto – prevede lo scavo, lo smaltimento esterno in discarica autorizzata e messa in sicurezza». Il progetto di risanamento dell’area ex Alumix, oggi di proprietà Ligestra Due Srl (controllata da Cassa Depositi e Prestiti), inizialmente stimato in 35 milioni, oggi vale più di 52 milioni «a causa dei maggiori oneri per l’invio all’estero dei materiali».

Loading...
La seconda vite delle miniere del Sulcis

La seconda vite delle miniere del Sulcis

Photogallery14 foto

Visualizza

È un programma articolato quello che riguarda l’area di pertinenza dell’Eurallumina, azienda che sotto il controllo della Rusal è al lavoro per riavviare la raffineria di allumina, primo anello della filiera dell’alluminio. Il progetto supera i 47 milioni e comprende il rimborso dei costi di gestione sostenuti dal 2010 dalla Simam per la barriera idraulica provvisoria (5,9 milionj), la messa in sicurezza del bacino dei fanghi rossi “Su Stangioni” (17,4 milioni) e dello stabilimento (22,6 milioni).
L’altro fronte delle aziende metallurgiche riguarda la Portovesme Srl (controllata Glencore) e vede in corso il primo stralcio del progetto (che complessivamente vale 25 milioni) per la bonifica dei suoli relativo al settore sud ovest dello stabilimento con un investimento di oltre 8 milioni di euro. Attualmente è stato assegnato il secondo step da 7 milioni. Ci sono poi 5 milioni per la messa in sicurezza a falda acquifera. Vale 26 milioni di euro il piano di interventi che riguarda l’Enel proprietaria delle centrale elettrica Grazia Deledda. Ossia, opere (avviate) per 11 milioni per la caratterizzazione e la bonifica delle acque di falda, suoli e area parcheggi DeNox. In fase di progettazione la bonifica del parco ceneri e cumuli ceneri per 15 milioni.

C’è poi un ultimo aspetto, tutt’altro che trascurabile, e riguarda il programma interaziendale (Alcoa, Portovesme, Eurallumina, Enel, Ligestra) per la bonifica della falda acquifera superficiale sotterranea dell’intera area industriale di Portovesme. Si tratta di intervento da 54 milioni di euro che saranno distribuiti «in base al principio chi inquina paga» in base alla «lista dei contaminanti».

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti