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Ecco Huawei P30 Pro, lo smartphone con il “giallo” nato per vedere al buio

di Luca Tremolada


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4' di lettura

Amsterdam - Scatti al buio così non ne avevamo mai visti. Presentato a Parigi ma toccato con mano ad Amsterdam in una sessione a porte chiuse il nuov0 nato della serie P30 è sempre più una fotocamera di alto livello mascherata da smartphone. Dopo avere vednuto 200 milioni di telefonini P20 i cinesi di Huawei, ambiziosi più mai, si candidano a «riscrivere gli standard» della fotografia mobile.

Il sensore Super Spectrum. La corsa inziata con il P20 a incastare nuove fotocamere dentro lo smartphone sembra essersi arrestata a quota quattro, la novità del P30 e del P30 Pro è un sensore chiamato Super Spectrum che modifica il classico array RGB (rosso, verde e blu) utilizzato nella maggiorparte delle fotocamere sostiuendo il colore verde con il giallo. Già con il P20 Huawei aveva modificato la griglia passando a una gestione dei pixel a gruppi di quattro. L’innovazione del P30 Pro sta tutto nel filtro che appare ora composto da pixel rossi, gialli, gialli e blu (RYYB). L’obiettivo, spiegano, è quello di ottenere foto nitide anche in condizione di scarsissima illuminanzione mantenendo i colori naturali. L’effetto impressione: ad Amsterdam abbiamo potuto apprezzare la potenza del sensore con una prova in una stanza completamente buia. Il risultato come si vede è notevole

Gli scatti al buio del P30Pro

Coma funziona. Sappiamo dai tempi di Isaac Newton che percepiamo esclusivamente i colori riflessi. Un oggetto appare bianco quando riflette tutte le lunghezze d'onda, nero quando le assorbe tutte. Rosso, verde e blu sono i colori primari additivi dello spettro cromatico. Combinando quantità bilanciate di luce rossa, verde e blu si ottiene il bianco puro. Variando la quantità di luce rossa, verde e blu, è possibile produrre tutti i colori dello spettro visibile. Nelle fotocamere un'immagine può essere scomposta in modo digitale in questi tre colori base, nei colori RGB appunto. L’aggiunta del giallo, spiegano dovrebbe appunto, aumentare la luce percepita dal sensore. Ogni sensore è composto da una griglia di fotodiodi, delle cellette che trasformano la luce in elettricità, in cui ogni diodo rappresenta un pixel. Mentre queste celle sono grandi da 5 a 12 micron, millesimi di metro, nelle fotocamere digitali di buon livello, nei cellulari di solito si sta intorno a 1,2 / 1,4 micron per fotodiodo. Questo significa, semplificando molto, che in ogni fotodiodo può entrare molta meno luce rispetto a un sensore con diodi più grandi e i risultati sono meno accurati. In termini di luminosità il sensore di 27 mm f/1.6 e da 40 Mp di Huawei promette di passare dai 102400 Iso del P20 ai 409600 Iso e quindi quattro volte tanto. Il senso di un sensore così sviluppato per acquisire luce dove luce non c’è sta tutto probabilmente nell’urgenza delle nuove generazioni di scattare foto di notte. Astrofili e fotografi professionisti si terranno probabilmente alla larga come abbiamo scritto qui, ma la fotocamera di Huawei non si limita a illuminare la notte.

C’è anche un super zoom 10x. Come detto nella parte posteriore del telefono troviamo quattro sensori, tre disposti a semaforo e una a lato, sotto al flash LED. Quindi sotto alla camera stabilizzata da 40 Mp c’è uno zoom 5x (125 mm f/3.4) da 8 Mp e un grandangolo (16 mm f/2.4) da 20 Mp. Accanto c’è il sensore 3D chiamato Time Of Flight usato per calcolare lo spazio in tre dimensioni davanti alla fotocamera e fornire così più profondità a immagini e video. Si tratta di un sensore prodotto da Infineon che crea mappe di profondità in tre dimensioni. Il modello è quello di Kinect, il dispositivo adottato da Microsoft per rilevare il movimento del corpo. Verrà usato negli smartphone cinesi per migliorare l’effetto bokeh , la sfocatura che piace molto dietro ai ritratti. Sommando il 50x di zoom digitale, con il 5x ottico con 10x ottenuto con machine learning, passando quindi da 27 mm a 270 mm, si ottiene su effetto 10x . Un teleobiettivo così potente lo abbiamo provato al Mobile World Congress di qualche mese fa montato sul nuovo dispositivo di Oppo. Le foto scattate al chiuso nello studio di Amsterdam danno il senso della potenza di questo superzoom che però andrà provato anche all’aperto.

Il superzoom del P30Pro

Dentro, fuori e sotto, cosa c’è da sapere del top di gamma cinese. Davanti il P30 Pro mostra la goccia del notch con una fotocamera da 32 Mp e la possibilità di sbloccare il telefono tramite riconoscimento facciale. Fuori troviamo come interfaccia EMUI 9.1 e come versione del sistema operativo l’Android 9.0 Pie. Mentre dentro ci sarà un Kirin 980 Octacore composto da due core ARM Cortex A76 e altri due A76 e quattro A55. L’intelligenza artificiale invece sarà governata da due Npu (Neural Processing Unit). Quanto alla memoria troviamo 8 Gb di Ram e uno spazio di archiviazione rispettivamente di 128, 256 o 512 Gb. Per arrivare al Tera servirà una scheda di memoria che il P30 Pro è pronto ad ospitare. Le specifiche tecniche infine indicano una batteria da 4200 mAh e la mancanza del jack per le cuffie. Prezzo? 1099 euro per il P30 Pro da 256 Gb, 999 per quello da 128 Gb. Per il P30 invece il prezzo è fissato a 799 euro.

Come è il P30. Più contenuto il reparto tecnologico del P30 che ha tre fotocamere (non c’è il sensore ToF) e ricalca il sistema ottico presente nel Mate 20 Pro (un sensore da 40 Mp f/1.8 RGB , uno da 20 Mp f/2.2 grandangolare e un teleobiettivo da 8 Mp f/2.4 con zoom ottico 3X). C’è il jack per le cuffie
Per entrambi i modelli i colori a disposizione degli utenti sono Nero, Twilight e Aurora.




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