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Ecco l’«Etape», il Tour de France alla portata di tutti i ciclisti (o quasi)

Domenica 21 luglio oltre 13mila amatori si sfideranno da Albertville a Val Thorens proprio come i professionisti. La testimonianza del Team Alpecin

di Maximilian Cellino


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(Afp)

3' di lettura

Il Tour de France non è soltanto il duello interno al team Ineos (ex Sky) fra Geraint Thomas ed Egan Bernal, con il possibile inserimento di outsider come Julian Alaphilippe, Thibaut Pinot, Jakob Fuglsang o il sempreverde Nairo Quintana. È anche la festa di centinaia di migliaia di tifosi che attendono il passaggio della corsa a tappe più famosa al mondo e il sogno di alcune migliaia di ciclisti amatori di pedalare davvero lungo una delle tappe della «Grande Boucle».

Domenica 21 luglio va infatti proprio in scena l’Etape du Tour, fra le più note e partecipate Granfondo amatoriali in Europa e nel mondo, che ha però una caratteristica unica: ripercorre dal primo all’ultimo metro una delle tappe del Tour dei professionisti. La formula è semplicissima: si prende una delle tappe del Tour nella stessa edizione - movimentata ovviamente e preferibilmente su Alpi o Pirenei - e la si ripropone per gli amatori, che arrivano a frotte (quest’anno i 13mila posti a disposizione si sono esauriti in pochi giorni già lo scorso autunno) per mettersi alla prova e sentirsi dei «veri» ciclisti professionisti almeno per un giorno.

Tre montagne da scalare
Quest’anno la scelta è caduta sulla Albertville-Val Thorens, nella regione della Savoia, che i pro affronteranno sei giorni dopo, il 27 luglio, proprio alla vigilia di presentarsi al traguardo finale dei Campi Elisi. Un percorso non particolarmente lungo (saranno 135 i chilometri da affrontare), che impone però di scalare tre Gran Premi della Montagna (Cormet de Roselend, 1970 metri, Cote de Longefoy, 1168 metri e la salita finale di Val Thorens, 2365 metri) per complessivi 4.563 metri di dislivello. Non uno scherzo, quindi, ma pur sempre alla portata di un ciclista preparato: del resto si entra nella leggenda del Tour!

Il connubio fra professionisti ed amatori è ormai da più di un decennio uno dei punti di forza del Team Katusha Alpecin, che da una parte schiera la sua squadra Uci World Tour capitanata dal russo Ilnur Zakarin - vincitore quest’anno della tappa di Ceresole del Giro d’Italia e primo anche al traguardo della Berna-Finhaut Emosson, 17esima tappa del Tour de France 2016 – dall’altra il Team Alpecin composto da 12 amatori provenienti da tutta Europa, formato e allenato in modo specifico con tutte le metodologie dei pro per correre e terminare l’Etape du Tour partendo da zero, o quasi.

Un anno da «professionisti»
Formato nel 2007 con l’intenzione proprio di fornire ai ciclisti amatoriali la possibilità di sentirsi professionisti per una stagione in una squadra molto speciale, dando loro attrezzature professionali e una formazione individuale in modo da consentire loro di raggiungere gli obiettivi personali per la stagione e di oltrepassare i propri limiti, il team Alpecin ha nel corso degli anni visto alternarsi fra le proprie fila anche persone «comuni» ma dalle caratteristiche particolari, in grado di fornire con la loro esperienza un esempio agli altri «terrestri» che spesso non si rendono conto delle proprie possibilità. Vale la pena infatti di ricordare l’esperienza di Markus Vohwinkel, tedesco di Wuppertal che ha portato a termine le proprie fatiche nonostante sia affetto da Diabete di tito 1 e abbia quindi un fisico incapace di produrre insulina.

L’idea di 10 anni fa è nel frattempo cresciuta e con il passare del tempo i componenti del Team Alpecin formano una vera e propria comunità. Quest’anno, per la prima volta, la squadra amatoriale è composta da un gruppo di ciclisti internazionali, donne e uomini che provengono da Germania, Regno Unito, Austria e Olanda. E c’è pure un rappresentante italiano, Sauro Locatelli, 32enne milanese che abbiamo incrociato qualche mese fa nei dintorni di Caldaro, in Alto Adige, nel corso di un allenamento agli ordini di un coach molto speciale: Maurizio Fondriest, indimenticato campione mondiale a Renaix nel 1988, che del progetto Alpecin è anche ambasciatore.

«Mi sono avvicinato alla bicicletta da corsa come sport soltanto negli ultimi anni e mi sono subito innamorato, perché offre un’esperienza unica fra salite, discese e paesaggi mozzafiato», racconta di sé Sauro, che custodisce anche lui il proprio sogno e un piccolo-grande ruolo da ambasciatore: «Il mio obiettivo di lungo termine - aggiunge - è compiere un salto di qualità in termini di performance e di partecipare alle gare come atleta vegano (ho già una divisa apposita) in modo da dimostrare a tutti che è possibile essere vegani e allo stesso tempo ottenere ottimi risultati atletici». Intanto si parte dall’Etape du Tour, insieme ad altri 13mila amatori che, almenoper un giorno, si sfideranno come i grandi campioni che hanno indossato la maglia gialla.

Riproduzione riservata ©
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    Maximilian CellinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Mercati finanziari, politiche monetarie, risparmio gestito, investimenti, fonti alternative di finanziamento, regolamento del sistema finanziario

    Premi: Premio State Street 2017 per il giornalista dell'anno - Categoria Innovazione

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