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Ecco Life is strange: before the storm, l'adolescenza ribelle è servita

di Luca Tremolada

2' di lettura

Siamo sinceri: di Life is strange non sentiva il bisogno impellente di un prequel. E' stato un fulmine a ciel sereno, la dimostrazione che il genere dei teen drama poteva venire “giocato” senza troppi luoghi comuni e scorciatoie. E' stato non solo un bel gioco ma anche un modo interessante di connettere videogame, narrazione e serie tv. Life is strange: before di storm non delude le aspettative (altissime) ma ha il buon gusto di stare nel suo, non stravolgere troppo quasi a non volere mancare di rispetto all'opera della software house Dontnod entertainment.

Ecco Life is strange: before the storm, l'adolescenza ribelle è servita

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Questa volta alla guida dell'avventura grafica composta da tre episodi c'è Deck Nine Games e lo sceneggiatore Zak Garriss. “Siamo tre anni prima di Life is Strange. Tutto ruota intorno alla storia Chloe Price (che ritroviamo ndr), suo padre è appena scomparso e la ragazza deve fare i conti con la rigidità del suo padrigno, con una madre assente e con il mondo che non la comprende”. La Blackwell Academy è certo l'elemento più scontato del gioco, con le solite icone da serie tv per adolescenti americani. C'è la principessa mancata, il nerd, la bella, popolare e odiosa e gli sbandati. Chloe è una ribella. Zack invece è un giovane sceneggiatore, un gioco all'attivo (questo) e una serie tv (Criminal Minds). Mi spiega l'importanza in un gioco di mantener alto il ritmo del racconto, di non lasciare scendere mai la tensione per contrastare le pause legate alle fasi vere e proprie di gameplay. Ed effettivamente il gioco funziona, i colpi di scena e i dialoghi non annoiano. Più stucchevole e il ritratto dell'ambiente underground giovanile.

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Il trailer

Zack mi confessa di non conoscere il significa di quella A di anarchia presente nel titolo. Si difende però descrivendo una gioventù ribelle più intimista, affatto politica e un po' da cartone animato. Appunto. L'alcol, il look punk, la musica forte ma anche i patemi d'animo per l'amore, l'amicizia e le relazioni. Ecco, se vogliamo il limite di un gioco che resta imperdibile per chi è innamorato delle storie su controller, è proprio nella scelta delle ambientazione, nei pensieri automatici che vogliono ridurre a stereotipo situazioni e personaggi del mondo giovanile. Sui videogiochi, forse, proprio perché parlano direttamente agli adolescenti (e non solo) ci vorrebbe un po' più di coraggio.orna Life is strange l'adolescenza ribelle è servita

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