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Ecco «Martha is dead», l’horror “proibito” d’autore che racconta la malattia mentale

Dagli autori di The Town of Light, un thriller psicologico in prima persona che è stato modificato nella versione per Playstation

di Luca Tremolada

2' di lettura

Dagli autori di The Town of Light - una delle rarissime perle dell’industria videoludica italiana - è uscito per Pc, Playstation e Xbox il videogioco Martha is Dead un thriller psicologico in prima persona, un walking simulator d’autore, molto narrativo che ti porta dove vuole lui quando ti vuole lui dentro un storia contorta e sospesa di disagio mentale e paura. Siamo in Toscana, a San Casciano, nel 1944, alla fine della Seconda guerra mondiale. Il contesto storico è ricostruito con garbo come il rispetto del gioco di genere. Si indugia un po’ troppo nel macabro tanto da risultare a tratti disturbante in alcune scene. Almeno così hanno pensato alla Playstation che ha chiesto al team di sviluppo di modificare alcune situazioni del gioco che ricordiamo è vietato ai minori di 18 anni. Non è censura, ha spiegato Luca Dalcò, fondatore, game designer e autore della storia di Marta is Dead, tuttavia, alcune modifiche sono state apportate.

I tagli e le modifiche di Playstation

È stata tolta interattività da due scene ritenute particolarmente scabrose. E nel finale sono stati cancellati i riferimenti a pratiche sessuali. Quest’ultimo colpo di gomma è forse il più grave, ha ammesso Dalcò aggiungendo però che l’utente può giocare l’esperienza integrale senza perdere il senso dell’opera (il video dell’intervista a Luca Dalcò su Info Data). Qualche problema l’ha invece avuto il publisher Wired Productions e lo studio di sviluppo Lka che in tempi strettissimi ha dovuto apportare le modifiche che, ricordiamo, non troverete nelle versioni per Xbox e pc.

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Martha Is Dead - Launch Trailer

Cosa ci è piaciuto.

C’è un filo che lega The Town of light - la storia sulla verità del manicomio di Volterra nel 2016 - e questa nuova esperienza horror. La sofferenza della malattia mentale viene rappresentata ed esplorata con gli strumenti della grammatica del videogioco e quelli del cinema. L’esperimento è riuscito nel suo complesso anche grazie a una eccellente cura nella computer grafica che rende realistica e credibili le ambientazioni. E anche per merito della ricerca documentale di Lka che in modo attento ricostruisce il contesto di quegli anni attraverso giornali, luoghi e piccoli grandi dettagli.

Cosa non ci è piaciuto.

Parliamo di videogiochi d’autore, story-driven che puntano tutto o quasi sulla trama. Parliamo quindi di prodotti che di solito piacciono moltissimo alla critica e a certi giornalisti. Il gameplay non vi sorprenderà, per essere più espliciti. Paradossalmente il vero problema di queste produzioni che faticano ad accettare compromessi con quello che chiede il mercato commerciale attuale del videogioco sono i tempi di sviluppo. Il team di Lka è composto da 10 persone e ci hanno messo sei anni. Troppo tempo, ha ammesso lo stesso Dalcò. Sicuramente per aumentare la “biodiversità” di una industria come quella del videogioco un po’ ferma sulle gambe nel suo tentativo di esplorare generi e tematiche più adulte.

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