l’associazione di davide casaleggio

Ecco i numeri di Rousseau, la cassaforte M5S che paga anche le spese legali del Movimento

di Manuela Perrone


M5S, ecco i numeri del bilancio Rousseau: in rosso la cassaforte dei grillini

4' di lettura

L’“operazione trasparenza” lanciata ieri dal M5S è cominciata con la pubblicazione sul blog delle Stelle del rendiconto 2017 dell’Associazione Rousseau presieduta da Davide Casaleggio e della lista dei donatori (identificati con le sole iniziali) con l’elenco di quanto donato. Non è una grande novità: il rendiconto 2016 e l’elenco dei donatori erano già da tempo disponibili in chiaro sul sito della piattaforma. L’unica innovazione è stata quella di trasmetterli anche alla Camera, anticipando quello che i Cinque Stelle vorrebbero diventasse un obbligo per tutte le fondazioni e le associazioni che gravitano nell’orbita dei partiti. I documenti sono stati inviati alla Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza di Montecitorio, come “segnale” anche alle altre forze politiche.

Che cosa ci dice il rendiconto 2017? Intanto è il bilancio del primo anno completo di Rousseau, che è nata l’8 aprile 2016 all’Istituto Auxologico di Milano, dove Gianroberto Casaleggio era ricoverato e dove sarebbe morto qualche giorno dopo. L’atto costitutivo, rivelato dal Foglio lo scorso gennaio, consegna ai due fondatori (Gianroberto e suo figlio Davide) le funzioni di presidente, tesoriere e amministratore unico. È dunque oggi solo Davide che rappresenta l’associazione e la controlla. Ed è soltanto lui che può decidere sull’ammissione di nuovi soci. Con Casaleggio jr ci sono Pietro Dettori, ex dipendente della Casaleggio Associati oggi nello staff M5S di Palazzo Chigi, Massimo Bugani, numero uno del Movimento in Emilia Romagna ed Enrica Sabatini, subentrata dopo l’addio di David Borrelli.

Se il rendiconto 2016 si era chiuso con un avanzo di gestione (e un patrimonio netto) pari a 79.676 euro, il rendiconto 2017 presenta invece un disavanzo di gestione di 135.062 euro e un patrimonio netto negativo di 55.386 euro. Qui c’è il primo aspetto interessante. I ricavi ammontano a 357mila euro (principalmente grazie a una pioggia di microdonazioni: in media 53 euro, sono soltanto 40 quelle superiori ai mille euro), i costi a 493mila euro. «Hanno contribuito significativamente ai costi - spiega l’Associazione nel post - le spese dedicate alla sicurezza investiti per la tutela degli iscritti sulla piattaforma e gli accantonamenti precauzionali per le spese legali relative alle cause in corso pari a 89mila euro». Di questi 31mila euro si riferiscono a pagamenti da effettuare a stretto giro, gli altri per future eventuali cause.

L’informazione è preziosa: chiarisce che le spese per i contenziosi che riguardano il M5S vengono pagate dall’Associazione Rousseau. La strada dovrebbe essere quella della «delegazione di pagamento» dall’Associazione MoVimento 5 Stelle all’Associazione Rousseau, che va approvata dall’assemblea. La domanda è: perché Rousseau si assume i costi delle cause relative alle espulsioni di associati del M5S, avvenute anche prima della creazione dell’associazione? Nello statuto c’è la risposta: Rousseau si occupa di supportare il M5S e i suoi esponenti «nello svolgimento delle loro attività, ivi compreso le attività amministrative, normative, giuridiche e fiscali».

M5S, ecco la lista dei donatori

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Nel regolamento del M5S, pubblicato a dicembre 2017 insieme al nuovo statuto, è scritto però che ogni eletto alla Camera e al Senato deve versare un contributo di 300 euro mensili «destinato al mantenimento delle piattaforme tecnologiche che supportano l’attività dei gruppi e dei singoli parlamentari». Si tratta di 4 milioni di euro in cinque anni: le prime somme hanno cominciato a entrare nelle casse dell’Associazione Rousseau da quando si è insediata la XVIII legislatura. E dunque, ovvero stando al regolamento, quelle somme dovrebbero servire in futuro soltanto a mantenere la piattaforma online.

Il bilancio dell'associazione Rousseau, cassaforte del M5S

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Rousseau e il Movimento sono in ogni caso legate a doppio filo. E, nonostante Casaleggio si ostini a ritagliarsi soltanto un ruolo di «tecnico», appare sempre più come il tesoriere di fatto del Movimento, visto che la sua Associazione si occupa anche delle spese legali del M5S e della movimentazione delle ingenti somme pagate dai parlamentari. Altri dettagli: nel 2017 Rousseau ha impiegato 4 persone part time, 2 full time, uno stagista e un collaboratore coordinato e continuativo. Pochi se si pensa alla mole di dati e attività che ruotano intorno alla piattaforma (che conta più di 140mila iscritti), che durante lo scorso anno ha dovuto fronteggiare diversi attacchi hacker e ha dovuto provvedere ai rilievi del Garante della privacy, che le sono costati una sanzione di 32mila euro.

Spicca il dato di 137mila euro di debiti commerciali per fatture di fornitori già emesse o che devono essere emesse. I debiti in generale aumentano: sono 165mila euro, oltre il 20% in più dell’anno prima. In crescita però anche i crediti sia per la cessione di beni e servizi e soprattutto per non meglio precisati «crediti diversi correnti» da 18.664 euro su cui neanche la nota integrativa al rendiconto fornisce ulteriori dettagli.

Rousseau chiede ora che presentino il loro bilancio alla Camera anche le altre fondazioni e associazioni. Come la Fondazione Eyu del Pd (che ha ricevuto 123mila euro dal costruttore Luca Parnasi, arrestato nell’ambito dell’inchiesta sullo stadio della Roma), presentino il loro bilancio alla Camera. Il tesoriere del Pd Francesco Bonifazi ha rivendicato la «gestione scrupolosa e trasparente delle casse del partito» ma si è detto disponibile «ad aprire un tavolo concreto in cui scrivere una legge che sancisca, in modo definitivo, i principi di trasparenza cui dovranno soggiacere tutti i partiti politici e i soggetti ad essi in qualsiasi modo correlati».

La sfida è aperta. Anche alla Lega. Alla Onlus di area leghista “Più Voci”, per dire, Parnasi ha donato 200mila euro. Ma c’è anche chi, come Marco Canestrari (ex dipendente della Casaleggio Associati e autore con Nicola Biondo del libro-inchiesta sul M5S “Supernova”) chiede proprio al Movimento uno sforzo in più: quello di rendere trasparenti anche la lista dei soci e la rete di relazioni dell’Associazione Gianroberto Casaleggio, presieduta sempre da Davide. Era una cena di raccolta fondi per questa associazione quella a cui il superconsulente M5S Luca Lanzalone, finito ai domiciliari sempre per l’inchiesta sullo stadio, aveva partecipato la sera prima dell’arresto.

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