lo scisma ortodosso

«Ecco la nuova Chiesa ucraina: senza Putin, con Dio»

di Antonella Scott


default onloading pic
Il presidente Petro Poroshenko ha presentato il nuovo patriarca alla folla riunita davanti alla cattedrale di Santa Sofia, a Kiev

3' di lettura

«È una Chiesa senza Putin, è una Chiesa senza (il patriarca di Mosca) Kirill, è una chiesa che non prega per le autorità e le forze militari russe. Perché il potere russo e le forze russe uccidono gli ucraini». La spaccatura tra Russia e Ucraina dilaga nel campo della religione, cavalcata dal presidente Petro Poroshenko che sabato scorso, 15 dicembre, si è raccolto con il Consiglio ecclesiastico ortodosso nella Cattedrale di Santa Sofia.

E qui, nel cuore di Kiev, ha benedetto la nascita di una nuova Chiesa che vuole liberarsi della tutela russa ed essere indipendente: «Questa - ha detto Poroshenko alle migliaia di persone raccolte al gelo davanti alla cattedrale - è una Chiesa con Dio. È una Chiesa con l’Ucraina. Voi e io stiamo costituendo un’Ucraina indipendente. E questo evento è importante quanto il referendum sulla nostra indipendenza, avvenuto 27 anni fa (dopo il crollo dell’Urss, ndr)». “Slava Ukraine, gloria all’Ucraina», hanno risposto i sostenitori del presidente ucraino che ha citato il poeta nazionale, Taras Shevchenko: «...E l’Ucraina non dovrà più bere il veleno di Mosca dalla coppa di Mosca».

Il Grande Scisma
È una divisione che ne ha generata un’altra, poiché da Istanbul il patriarca ecumenico ortodosso, Bartolomeo, aveva autorizzato in ottobre l’idea di una Chiesa ucraina autocefala. La risposta del Patriarcato di Mosca è stata l’interruzione delle relazioni eucaristiche con Costantinop0li: un nuovo scisma, dopo la grande spaccatura tra le Chiese cristiane di Oriente e Occidente, nel 1054. Ma per russi e ucraini è una spaccatura che va più indietro nel tempo e ben oltre il campo religioso: le radici dello Stato russo sono a Kiev, e fu il principe di Kiev Volodymyr il Grande che, facendosi battezzare nel 988, introdusse il regno all’ortodossia.

Ora la nuova Chiesa che rompe i legami con Mosca sarà guidata dal metropolita Epifanio, 39 anni: il prossimo 6 gennaio a Istanbul riceverà da Bartolomeo il decreto che garantisce l’indipendenza alla nuova Chiesa che sarà, spiega Epifanio, il fondamento spirituale e il pilastro dello Stato ucraino in questi tempi difficili. «Una tragedia spirituale, storica e religiosa», commenta il portavoce di Kirill, patriarca di Mosca e di tutte le Russie. L’Ucraina non vuole più essere tra queste.

«Esercito, lingua, fede»
«Questo giorno sacro - aveva detto Poroshenko - entrerà nella storia come il giorno della nostra indipendenza definitiva dalla Russia». Un processo che diversi sospettano sia stato accelerato a scopi elettorali: si vota per il rinnovo della presidenza in Ucraina, a fine marzo, e Poroshenko è in difficoltà nei sondaggi. “Esercito, lingua, fede”, questo il suo slogan. La carta del patriottismo, della difesa della sicurezza nazionale e del confronto con Mosca è una delle sue migliori possibilità per recuperare consensi. «Questi processi, quest’attività scismatica - ha commentato da Mosca il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov - è completamente mescolata alla politica». Quasi a dargli ragione, in un’intervista a Radio Liberty il metropolita Epifanio ha parlato di Crimea: «È occupata, dobbiamo riaverla; il Donbass è occupato parzialmente; pensiamo che Dio ascolterà le nostre preghiere e ci manderà una pace giusta».

Il confronto sul Mar d’Azov

Intorno alla Crimea le divisioni tra Russia e Ucraina stanno risalendo al livello di guardia da quando in novembre tre navi militari ucraine sono state sequestrate dai russi per aver violato le acque territoriali intorno allo Stretto di Kerch. L’equipaggio è stato trasferito in carcere a Mosca, mentre Poroshenko ha imposto la legge marziale sulle regioni di confine e denuncia il blocco dei porti rimasti isolati nella costa ucraina del Mar d’Azov. Russia e Ucraina si accusano a vicenda di ammassare mezzi militari all’interno e intorno alla Crimea per provocare una nuova fiammata: questo è lo sfondo su cui si innesca il fattore religioso, e la drammatica questione della gestione delle proprietà delle Chiese delle diverse correnti ortodosse, che ora verranno chiamate a espriremere la propria fedeltà a Kiev o a Mosca.

Nei giorni scorsi, alla vigilia del Consiglio ecclesiastico di Kiev, alcune proprietà del Patriarcato di Mosca sono state perquisite dai servizi di sicurezza ucraini. La Chiesa ortodossa russa, che conta 12mila parrocchie in Ucraina, è accusata di essere uno strumento di propaganda del Cremlino e di sostenere i separatisti del Donbass. Anche se Poroshenko assicura: «Garantisco che lo Stato proteggerà la scelta di chi resterà unito alla Chiesa ortodossa russa», ha promesso.

Ucraina, a Kiev Concilio per la nuova Chiesa ortodossa ucraina

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...