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Ecco i palazzi storici di Londra in mano ad Agnelli e Caltagirone

Anche Enpam ha diversificato nella capitale britannica, dove l’ente pensionistico dei dottori italiani ha acquistato lo scorso autunno l’edificio al numero 55 di Wells Street, nel quartiere super-trendy di Fitzrovia, e prima ancora aveva investito nella sede di Amazon a Principal Place

di Simone Filippetti


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(Photononstop)

4' di lettura

A Great Marlborough Street, svetta la facciata austera di Liberty, un enorme palazzo di epoca Tudor tutto in legno con in cima un segnavento d’oro a forma di veliero. La via, incastrata tra la sempre affollata Oxford Circus e l’opulenta Regent Street, è un indirizzo minore di Londra, ma meta di un pellegrinaggio costante di turisti e inglesi. Inaugurato nel 1924, ma fondata ancor prima nel lontano 1875 da Arthur Lasenby Liberty, il grande magazzino è la quintessenza dello stile britannico.

In realtà parla italiano e ha passaporto tricolore. Il palazzo e il negozio sono di proprietà (anche) di Andrea Agnelli. L’erede della real casa torinese, presidente della Juventus e consigliere di Exor, la cassaforte della famiglia torinese, è uno degli azionisti di BlueGem, un fondo di private equity. A inizio estate BlueGem, dove Agnelli ha investito a titolo personale, ha monetizzato: ha venduto Liberty al fondo Glendower per 300 milioni ma rimanendo come socio di minoranza. Il fondo guidato da Marco Capello aveva comprato il Department Store per soli 32 milioni nel 2010. Sotto la gestione italiana, un profondo piano di rinnovamento dell’immobile e dell’offerta (ora sugli scaffali si vendono per lo più prodotti a marchio proprio) ha fatto impennare gli affari: lo scorso anno, chiuso a febbraio 2019, Liberty ha raggiunto i 133 milioni di ricavi (con un +8%, molto più dell’economia inglese ferma a +1,8%).

I palazzi storici di Londra piacciono agli investitori italiani
Non molto lontano da Liberty, all’inizio di Piccadilly la via più prestigiosa di Londra che ospita il Ritz Hotel e il rinomato Fortnum&Mason, il celebrato e raffinato negozio di tè, un palazzo in stile liberty ospita Waterstone’s: sei piani di libri. È la catena di librerie più grande d’Inghilterra e il negozio di Piccadilly è il flagship, il punto vendita più importante e grande. Al piano terra di Waterstone’s, nella sezione “viaggi”, all’Italia è dedicata un intero scaffale: è il paese più gettonato. Ma l’abbondanza di guida di viaggio non è l’unico segnale di italianità: il padrone dell’edificio, costruito negli anni 30, si trova 1.900 chilometri più a sud, esattamente a Roma in Via Nazionale, vicino alla Banca d’Italia. L’immobile di Waterstone’s è di proprietà di Fabrica Sgr, il fondo immobiliare da quattro miliardi di euro Francesco Gaetano Caltagirone, il re del mattone nella capitale.

Se Agnelli e Caltagirone escono accomunati dall’amore per gli immobili storici, con una storia, e con una vocazione commerciale, di largo consumo; strada opposta hanno imboccato a Londra medici e dentisti. Antirion Sgr, il braccio immobiliare dell’Enpam, l’ente pensionistico dei dottori italiani, ha investito in immobili modernissimi: lo scorso autunno ha comprato l’edificio al numero 55 di Wells Street, nel quartiere super-trendy di Fitzrovia, nel West End. Una zona fuori dal centro, ma molto dinamica e che sta diventando un polo di attrazione (in tassi di immobili vuoti sono solo del 5%). Il nuovo palazzo, disegnato dallo studio di architetti Buckley-Gray-Yeoman, sede della agenzia pubblicitaria Williams Led, ospita anche il ristorante stellato Ravi, dello chef anglo-israeliano Yotam Ottolenghi. Costo: 65 milioni di sterline. Ma il grosso colpo la Sgr, guidata all’epoca da Giorgio Pieralli, l’ha piazzato a Principal Place, in pieno quartiere nerd e tecnologico di Shoreditch: ha scommesso sulla futuristica sede di Amazon a Londra, un faraonico progetto dell’archistar Norman Foster da 55mila metri quadrati 760 milioni, di cui i medici italiani hanno preso il 50%, con un investimento da 245 milioni.

«Dopo una crescita ininterrotta del prezzo degli immobili che ha raggiunto il punto più alto nel mese di ottobre 2017, i prezzi nella capitale inglese hanno cominciato la discesa a causa anche dell’incertezza dovuta alla Brexit» osserva Alberto Orru, fondatore di InvestartOne, società immobiliare con esperienza decennale sul mercato londinese. «La riduzione dei prezzi, insieme alla svalutazione della sterlina, hanno creato d’altro canto maggiore interesse da parte degli investitori italiani pronti a cogliere il momento giusto» chiosa.
Dunque, lo spauracchio Brexit porta anche un salutare raffreddamento dei prezzi che avvantaggia chi entra ora sul mercato, ma d’altro canto penalizza chi ha investito negli ultimi anni, comprando ai massimi, e si vede allungare i tempi dei ritorni finanziari.

L’immobile “tricolore” più famoso in giro per Londra è la pizzeria Granaio, dentro il Criterion Theatre, a Piccadilly Circus, nel cuore della città e proprio di fronte alla celeberrima statua di Cupido. L’insegna è stata appesa appena un anno fa: prima c’era Savini Criterion, filiale londinese del celebre ristorante di Milano, in Galleria, ma è durato poco: subentrata alla storico locale Pierre White, finito in amministrazione straordinaria, l’istituzione culinaria milanese aveva aperto a dicembre 2015 e chiuso a giugno 2018, per ripartire un mese dopo come Granaio che è sempre un marchio del gruppo Savini della famiglia Gatto, che ha rilevato il famoso locale milanese nel 2008. Nel caso di Granaio Piccadilly, però, l’italianità è solo apparente: l’intero isolato del Criterion Theatre Block, imponente edificio di 11mila metri quadrati costruito nel 1874 dall’architetto Thomas Verity, che progettò la rinomata volta dorata in stile neo-bizantino, è in realtà di proprietà della Regina Elisabetta II. È un complesso che fa parte del Crown Estate, l’immenso patrimonio immobiliare della Corona, stimato in 14 miliardi di dollari.

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