beni culturali

Ecco perché sui direttori dei super-musei il Tar aveva anche detto “sì”

di Antonello Cherchi

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Il museo Archeologico Nazionale di Napoli (Ansa)


2' di lettura

Quelli esaminati dal Tar Lazio e che hanno portato all’annullamento degli atti di nomina di sei direttori di altrettanti super-musei non erano i primi. Nelle settimane scorse il tribunale amministrativo della capitale aveva già depositato alcune sentenze che chiamavano in causa la riforma Franceschini, ma il verdetto era sempre stato lo stesso: «Ricorso respinto». Come mai, allora, questo cambio di rotta?

Gli altri ricorsi
In realtà non c’è stato alcun dietrofront da parte dei giudici. Semplicemente, erano diverse le condizioni dei ricorrenti. Per esempio, il 12 maggio è stata depositata la sentenza sulla causa avanzata da una persona che aveva partecipato alle selezioni per il vertice di una serie di musei autonomi: le Gallerie dell’Accademia di Venezia, gli Uffizi di Firenze, il museo Capodimonte di Napoli, la Galleria dell’Accademia di Firenze. La candidata non aveva superato le selezioni per titoli e, dunque, non era stata ammessa alla fase successiva, quella del colloquio. A quest’ultima fase venivano ammessi, secondo i criteri fissati dal ministero dei Beni culturali, dieci candidati per ciascuna posizione dirigenziale, lista all’interno della quale la commissione ha poi selezionato una terna di nomi sottoposti al ministro Franceschini e al direttore generale dei musei, Ugo Soragni, i quali hanno infine scelto il direttore di ciascuno dei venti super-musei.

Presupposti diversi
Dunque, la base di partenza della candidata di quel ricorso era diversa rispetto a quella dei due ricorrenti che, invece, hanno ottenuto ragione: questi ultimi, infatti, avevano raggiunto la fase del colloquio ed erano stati estromessi dalla terna finale. Di conseguenza, le argomentazioni dei giudici della seconda sezione-quater del Tar sono partite da presupposti diversi e, inoltre, hanno preso in esame anche rilievi in parte differenti.

La questione stranieri
È vero che anche nel ricorso bocciato veniva sollevata la questione dei candidati stranieri. Il Tar, però, ha deciso di non prendere in considerazione il rilievo per due motivi: in riferimento alla posizione di direttore delle Gallerie dell’Accademia di Venezia, alla fine è risultata vincitrice un’italiana; per quanto riguarda gli altri musei per i quali la candidata concorreva e che hanno visto l’arrivo di un direttore straniero, «non avendo potuto dimostrare la ricorrente - scrive il Tar -nella presente sede giurisdizionale l’illegittimità dell’estromissione dalla “decina” dei candidati idonei a concorrere alla seconda fase della complessa procedura selettiva», non c’era alcun motivo per impugnare le nomine di quei direttori. Dunque, tutto è rimasto come prima. Fino a ieri.

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