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Ecco perché il dollaro rischia di perdere l’egemonia nel nuovo ordine valutario mondiale

di Vito Lops

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3' di lettura

Il dollaro sta correndo molto forte. Il biglietto verde viaggia sui livelli più alti degli ultimi due anni. Il dollar index - l'indice che misura l'andamento del biglietto verde su un paniere ponderato delle altre cinque più importanti valute al mondo - ha superato quota 98, riportandosi sui livelli di giugno 2017. Negli ultimi due mesi è salito del 2,5% e anche lunedì (+0,4%) gli acquisti sulla divisa Usa sono proseguiti (ecco il cambio aggiornato con l’euro).

A spingere in generale il dollaro è il clima di risk-off che si respira sui mercati azionari. Essendo il dollaro un bene rifugio in queste circostanze ritrova slancio. A livello particolare (ovvero in rapporto ai singoli Paesi) ci sono poi fattori specifici legati al rialzo della moneta statunitense. Nei confronti dell'euro - scivolato lunedì a 1,11 (-2,2% da inizio anno) - l’incertezza prima e dopo le elezioni europee sta avendo il suo peso nell'indebolire la divisa dell'Eurozona e, contemporaneamente, nel rafforzare il dollaro. Nei confronti dello yuan la guerra commerciale la sta facendo da padrone.

Da quando è stata annunciata (aprile 2018) lo yuan ha perso oltre 9 punti percentuali sul dollaro che ad oggi si sta avvicinando a quota 7 (6,92 per la precisione). Quanto alla sterlina (che si sta indebolendo anche nei confronti dell'euro) le tensioni sulla Brexit (tornata prepotentemente d'attualità nelle ultime ore) fanno da storyboard.

Nel breve periodo il dollaro si sta quindi confermando la valuta più importante del pianeta. Ma nel medio-lungo periodo la sua egemonia potrebbe essere messa in discussione. «Il dollaro Usa rimarrà una valuta internazionale chiave, se non la più importante, per qualche tempo ancora, però riteniamo che il prossimo ciclo di mercato sarà probabilmente diverso - spiega Philip Saunders, Head of multi-asset growth di Investec am -. Per fare solo un esempio, l'ascesa di uno Stato come la Cina che è meno disposto a soggiacere a un ordine guidato dagli Stati Uniti (come hanno fatto il Giappone e la Germania), è uno sviluppo profondamente differente».

Dopo quasi sette anni di mercato rialzista in dollari, gli investitori dovrebbero capire che il cambiamento in corso potrebbe essere di natura strutturale e non ciclica. Ci sono almeno quattro temi, ricorda l'esperto di Investec am, che rafforzano la tesi della de-dollarizzazione dell'economia, a vantaggio della Cina. In questa direzione la guerra commerciale in corsa tra Usa e Cina potrebbe esserne l'abbrivo.

1) I futures petro yuan superano i benchmark
I petro yuan, lanciati lo scorso anno a Shanghai, hanno già superato i benchmark a Singapore e Dubai in termini di volume. Nel frattempo, all'inizio di quest'anno, Regno Unito, Francia e Germania hanno creato il cosiddetto Instex per consentire i pagamenti all'Iran. Inoltre, la Russia l'anno scorso ha convertito 100 miliardi di dollari di riserve denominate in dollari in renminbi, euro e yen.

2) Crescono gli acquisti di petrolio della Cina: gli esportatori hanno quindi l'opportunità di accettare valute al di fuori del dollaro
In secondo luogo stanno crescendo gli acquisti di petrolio della Cina. La rivoluzione dello shale continua senza sosta negli Stati Uniti. Entro il 2025, il Paese è destinato a superare l'Arabia Saudita come il più grande esportatore di petrolio al mondo. In effetti, gli Stati Uniti stanno acquistando meno petrolio greggio internazionale esattamente nello stesso momento in cui la Cina sta incrementando gli acquisti, aumentando l'opportunità per gli esportatori di accettare altre valute.

3) I cambiamenti strutturali nella demografia della Cina implicano la necessità di internazionalizzare il renminbi
La popolazione cinese in età lavorativa ha raggiunto il picco nel 2016 e diminuirà con il passare del tempo. Il tema è importante perché la crescita dei risparmi delle famiglie cinesi a partire dagli anni '70 è stata per metà determinata dai dati demografici. In futuro, un aumento dei risparmi negativi delle famiglie metterà sotto pressione i conti correnti. La Cina preferirebbe prendere in prestito nella propria valuta piuttosto che incorrere in un debito denominato in valuta estera.

4) Deficit gemello degli Usa: le preoccupazioni aumentano
Infine, stanno riemergendo le preoccupazioni circa il deficit gemello degli Stati Uniti. La rinnovata polarizzazione politica del Paese, a destra e ora sempre più a sinistra, implica deficit di bilancio a perdita d'occhio, prodotti da riduzioni delle tasse e da una maggiore spesa sociale. Le previsioni del Congressional Budget Office mostrano che il debito degli Stati Uniti raggiungerà il 152% dell'output entro il 2048 dal 78% di oggi.
«Quasi a sottolineare la dinamica che abbiamo ipotizzato - conclude Saunders e quindi il possibile cambiamento nell'attuale ordine monetario, il Presidente della Commissione Juncker nell'ultimo discorso sullo stato dell'Unione ha affermato che “è assurdo che le compagnie europee acquistino aerei europei in dollari invece che in euro”».

twitter.com/vitolops

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