Capitali illeciti

Ecco perché l’Italia è la casa naturale dell’Antiriciclaggio

Troppi paesi sono conniventi con un sistema spregiudicato che crea bolle e agevola la criminalità

di Valentina Rubertelli

(Adobe Stock)

3' di lettura

Non è metaverso, ma i due articoli del Sole 24 Ore dello scorso 16 febbraio fanno pensare che lo sia.

Volendo commentare la realtà del registro delle società del Regno Unito (Companies House, l’equivalente della nostra Camera di commercio), e delle truffe che quel sistema consente o, meglio, non consente di impedire, c’è di che rabbrividire.

Loading...

Si tratta di una realtà non unica nel panorama mondiale, potendo inserire tra i protagonisti di questo sistema transnazionale anche il Delaware e l’Estonia, solo per citarne due tra i casi più noti.

Mi riferisco al fenomeno delle società fantasma (shell companies), e dei furti di identità che accompagnano un sistema strumentale alla costruzione di scatole cinesi utilizzate per finalità criminali. Un mondo apparentemente lontano, ma i cui effetti finiscono per riverberarsi anche sulla nostra vita quotidiana.

Il riciclaggio del denaro sporco, posto talvolta in essere anche con finalità terroristiche, consentito da questo sistema spregiudicato e incontrollato, droga il mercato immobiliare così come quello delle opere d’arte.

Comprare casa a Londra, New York o Miami, così come collezionare opere di Banksy, Jean-Michel Basquiat o Damien Hirst, è oggi diventata un’operazione consentita a pochissimi anche perché, come denunciato da numerose inchieste internazionali, i prezzi, gonfiati dagli acquisti conclusi riciclando denaro di provenienza illecita, sono diventati inaccessibili.

I nomi citati dall’inchiesta di Angelo Mincuzzi possono anche strappare un sorriso. Si va da Adolf Tooth Fairy Hitler a Jesus Christ (professione creator). Il sorriso tuttavia si fa amaro quando i nomi di fantasia lasciano il posto a quelli, reali, di Carlo Messina (Intesa Sanpaolo), Fabrizio Palermo (ex Cdp) e Pierfrancesco Latini (Sace) per arrivare fino a Stefano Firpo, attuale capo di gabinetto del ministro per l’Innovazione tecnologica e la transizione digitale Vittorio Colao, considerato il padre della cosiddetta start up senza notaio: strumento che avrebbe dovuto consentire ai giovani imprenditori di costituire una società on line gratuita, a costo zero e… senza controlli.

Operazione dichiarata illecita dal Consiglio di Stato proprio per l’assoluta mancanza di verifiche in un sistema-Paese che invece fa del controllo preventivo un fattore di certezza.

Ma se desta sorpresa trovare i succitati personaggi menzionati, a loro insaputa, tra i soci di shell companies desta ancor più stupore trovarvi la Cassa nazionale del notariato, ente previdenziale e non politico come il Consiglio nazionale che, ai tempi, ha combattuto le start up senza controllo; il che dimostra che il furto non conosce, anzi specula, sull’identità perché il fine è superiore a qualsiasi personalismo, a qualsiasi diatriba tra liberisti e conservatori.

Una situazione così preoccupante che porta a una considerazione.

Il dossier della lotta al riciclaggio è internazionale: se ne parla, ma a oggi non molti agiscono. Il Regno Unito a fine 2021 avrebbe dovuto riformare il registro societario, ma la realtà è diversa, perché la quantità di denaro che arriva nel Paese è qualcosa a cui forse non si vuole rinunciare. L’Italia al contrario è un’eccellenza a livello mondiale, e non lo dicono solo i notai quando denunciano le costituzioni senza controllo, ma lo scrive nero su bianco il Gruppo d’azione finanziaria internazionale (Gafi). L’impegno degli attori del sistema Italia è forte, deciso e in continua evoluzione.

È probabilmente arrivato il momento di reclamare con forza che l’Autorità antiriciclaggio europea trovi casa in Italia: se ne parla da diversi mesi senza riscontri concreti. Si tratterebbe di un riconoscimento importante per questo Paese, in particolar modo nell’anno in cui cade il trentennale delle stragi di Capaci e di via D’Amelio.

L’Italia è un Paese che ha convissuto con la criminalità organizzata e ha insegnato al mondo, in primis attraverso l’operato di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, come combatterla e come vaccinarsi.

L’elezione a sede dell’Autorità antiriciclaggio europea consentirebbe all’Italia, che dall’operato di quei due fulgidi esempi di legalità tanto ha imparato, non soltanto di ergersi a simbolo della lotta alla criminalità internazionale, ma di fungere da modello cui ispirarsi e al quale attingere per continuare a imparare.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti