Escp Europe

Ecco perché nell’era dell’AI i manager rimangono insostituibili

di Gianni Rusconi


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3' di lettura

Tecnologie, robot e informazioni digitali giocheranno un ruolo fondamentale nello scacchiere aziendale di oggi e domani, trasformando i processi decisionali, la personalizzazione dei servizi, la velocità e la flessibilità del lavoro. È un tema di stretta attualità, quello della relazione fra manager e intelligenza artificiale, e non a caso è stato al centro di un convegno, «Human Intelligence in the era of Artificial Intelligence», organizzato a Torino dalla storica (è nata a Parigi nel 1819) Business School internazionale Escp Europe. Come cambierà in futuro l’interazione tra uomo, macchine e lavoro? Come può l’intelligenza artificiale espandere la mente umana? E in quali attività l’uomo non potrà mai essere sostituito da un robot? Domande che non possono più interessare solo ricercatori scientifici e studiosi della materia, ma che diventano di dominio comune per tutti i manager impegnati a pilotare le proprie organizzazioni attraverso la trasformazione dettata dal digitale.

La visione di Terence Tse, Professore Associato di Finanza presso Escp Europe e cofondatore di Nexus FrontierTech, parte da un preciso presupposto: «Bisogna prima di tutto sfatare il mito che le macchine ruberanno il lavoro agli esseri umani, perché - a meno che non si svolga un singolo compito - non vedremo mai realmente un’eliminazione di massa di posti di lavoro, mentre è certo che perderemo parte delle nostre attività lavorative. Ecco che allora le abilità e le competenze cognitive delle persone, dalla risoluzione di problemi complessi alla capacità di relazione, dal pensiero strategico alla creatività e all’intelligenza emotiva, diventeranno in futuro sempre più importanti».

Bisogna prima di tutto sfatare il mito che le macchine ruberanno il lavoro agli esseri umani

Le macchine, sempre secondo Tse, non sono in grado di lavorare in maniera corretta ed etica, con il rischio che ingiustizia e discriminazione possano essere automatizzate. Da qui l’esplicita affermazione della centralità dell’uomo e dell’importanza che rivestirà il processo di formazione della futura classe dirigente, perché non basterà introdurre nuove competenze e riqualificare chi già ha un impiego per adattarsi meglio alle future sfide del mercato occupazionale.

Per un altro dei relatori presenti a Torino, e cioè Riccardo Viale, Professore di Scienze Comportamentali ed Economia Cognitiva all’Università degli Studi di Milano-Bicocca, il punto focale della questione è capire come le macchine possono colmare le nostre lacune e viceversa. «È assodato - ha spiegato al Sole24ore.com - che robot ed algoritmi possono sostituire l’uomo per una serie di lavori di base in ambito produttivo e per attività anche più qualificate nel mondo dei servizi. Oggi l’intelligenza artificiale completa il lavoro di una persona e in futuro potrebbe anche sostituirla del tutto in mansioni particolarmente evolute». È però anche vero, ed è lo stesso Viale a precisarlo facendo riferimento a un recente studio, che circa il 40% delle decisioni sono prese grazie all’intuito del manager e non sulla base dell’analisi di dati.

Circa il 40% delle decisioni sono prese grazie all’intuito del manager e non sulla base dell’analisi di dati

Perché questo? Perché l’AI «non ha la sensibilità per gestire eventi e crisi imprevedibili, ed è quindi necessaria una maggiore consapevolezza della capacità umana di trovare scorciatoie cognitive che ci permettono di attingere alla nostra esperienza quotidiana per sopravvivere e superare ogni ostacolo».

L’intelligenza artificiale, in altre parole, è potenza di calcolo ma presenta limiti evidenti in situazioni di incertezza, dove non si conoscono le opzioni di natura scientifica su cui elaborare informazioni sensibili. L’AI, ribadisce il concetto Viale, «aumenta la produttività e riduce i costi operativi, ma non va nella direzione di essere intuitiva ed euristica, anche se è in atto lo sviluppo verso una robotica più avanzata, verso la singolarità tecnologica e sistemi ibridi uomo/macchina. Per questo, al momento, può essere considerato un supporto ai processi decisionali delle persone, ma non uno strumento che li sostituisce in toto. Nelle decisioni strategiche, nelle situazioni in cui la realtà è incerta e le opzioni sono mutevoli, il manager rimane insostituibile, perché la sua expertise è unica».

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