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Ecco perché le pmi in Borsa possono fare meglio delle big

di Andrea Franceschi


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(Flavia Scalambretti / AGF)

2' di lettura

Quasi tutte le principali Borse europee hanno recuperato dai ribassi della grande crisi finanziaria del 2008. Non Piazza Affari: il FTSE MIB , risulta in calo di oltre il 40% rispetto ai livelli pre-Lehman. Se tuttavia si esce fuori dal recinto delle società a maggior capitalizzazione il discorso cambia: l'indice FTSE IT Mid Cap delle società a media capitalizzazione infatti risulta in rialzo del 91% rispetto ai livelli pre-Lehman mentre l'indice FTSE IT Star , che raccoglie le eccellenze delle piccole e medie aziende quotate a cui è dedicata la Star Conference di oggi e domani in Borsa italiana, risulta in rialzo del 76 per cento.

In entrambi i casi si tratta di performance superiori sia a quelle dell'indice principale sia a quelle dell'indice europeo che, nello stesso lasso di tempo, ha fatto +50 per cento.

«Quando si parla di piccole e medie aziende in Borsa spesso la realtà è molto diversa dalla percezione» commenta Graham McGraw, gestore azionario di Aberdeen Standard Investments che cura un fondo dedicato alle piccole e medie società quotate europee. «La percezione è che investire nelle small e mid cap sia un'operazione rischiosa perché si pensa siano aziende meno solide dal punto di vista finanziario rispetto alle grandi. La realtà è che, facendo l'adeguata selezione, è possibile scovare delle eccellenze in grado di generare un ritorno di investimento superiore al resto del mercato».

L’Italia, un’economia in cui storicamente le piccole e medie imprese hanno fatto da traino all’economia, rappresenta una fetta importante (10%) del portafoglio del fondo. «Investiamo in società quotate fino a un massimo di 10 miliardi di capitalizzazione. Sul mercato italiano abbiamo scommesso su realtà come Dobank, che opera nel mercato dei crediti deteriorati ed è pertanto in grando di fare ottime performance anche quando il ciclo è sfavorevole. Nel settore bancario ci piace molto anche Finecobank mentre in campo industriale abbiamo puntato molto su Interpump Group».

Il problema delle società a bassa capitalizzazione quotate alla Borsa di Milano è sempre stato la scarsa liquidità di molti titoli. La situazione è migliorata con l’introduzione dei Pir i piani individuali di risparmio, uno strumento voluto dal precedente governo per incentivare l’investimento in piccole e medie aziende da parte della clientela retail che ha favorito una netta ripresa degli scambi. Ma non tanto da spingere un investitore istituzionale estero come Aberdeen Standard Investments ad esporsi sul segmento delle piccolissime imprese (le cosiddette «microcap») che, fa sapere il gestore, restano fuori dal radar di interesse.

La liquidità di un titolo resta per il fondo un criterio imprescindibile per investire in una piccola e media a azienda. Altri fattori chiave, spiega il gestore, sono quella di avere un management di alto livello; una governance aziendale forte; un bilancio solido con pochi debiti; un modello di business che possa contare su un «vantaggio competitivo sostenibile» e la capacità di «fare bene anche in fasi di mercato avverse».

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    Andrea Franceschiredattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, inglese

    Argomenti: Mercati, finanza, bond, azioni. obbligazioni, titoli di stato, banche, borsa, politica monetaria, Bce, Fed, tassi

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