AnalisiL'analisi si basa sulla cronaca che sfrutta l'esperienza e la competenza specifica dell'autore per spiegare i fatti, a volte interpretando e traendo conclusioni al servizio dei lettori. Può includere previsioni di possibili evoluzioni di eventi sulla base dell'esperienza.Scopri di piùIL RAPPORTO TRA CRISI E CRESCITA CONTAGI 

Ecco quanto costerebbe all’economia italiana un nuovo lockdown

Secondo il governo, interventi restrittivi più mirati potrebbero comportare una nuova caduta del Pil nel quarto trimestre

di Dino Pesole

Come proteggersi dalle turbolenze sui mercati

4' di lettura

Su un punto convergono un po’ tutti e pare esserne consapevole anche il Governo. Non possiamo consentirci un nuovo lockdown. I costi in termini di ulteriore impatto sulla nostra economia, già avviata a subire quest'anno una contrazione del Pil pari al -9%, sarebbero molto pesanti. Con conseguente impatto su tempi e modalità dell'auspicata ripresa.

Lo scenario avverso

Già il Governo, con la successiva precisazione del ministro dell'Economia Roberto Gualtieri che ha giudicato questa ipotesi «improbabile», prevede nella Nota di aggiornamento al Def che nello scenario “di rischio” la ripresa dei contagi osservata a partire da agosto si aggraverebbe sensibilmente nei mesi finali del 2020. Non si parla di un nuovo lockdown ma di interventi restrittivi più mirati (in linea con l'ultimo Dpcm),che comunque potrebbero comportare una nuova caduta del Pil nel quarto trimestre. Se le misure restrittive fossero confermate e irrigidite ulteriormente nei primi mesi del prossimo anno, il Pil continuerebbe a scendere, sia pure in misura nettamente inferiore rispetto alla prima metà del 2020 (nel secondo trimestre la caduta del Pil è stata del 12,4% rispetto al trimestre precedente e del 17,3% in termini tendenziali).

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In questo scenario l'andamento dell'epidemia migliorerebbe nei mesi primaverili, ma la distribuzione di massa dei vaccini avverrebbe più tardi di quanto ipotizzato nello scenario tendenziale. E si registrerebbe un impatto in termini di minori esportazioni di beni e servizi, causato dall'esplodere dei contagi negli altri paesi, tanto da determinare una contrazione del Pil del -10,5% quest'anno. Ma le conseguenze sarebbero gravi soprattutto nel 2021, quando invece di registrare un “rimbalzo” del 6%, come previsto nello scenario più favorevole, la crescita del Pil si arresterebbe all'1,8 per cento.

Lo spettro di una nuova recessione

Si può ipotizzare che, qualora il Governo dovesse ricorrere a un nuovo lockdown esteso all'intero territorio nazionale, l'impatto sul Pil sarebbe ancora più marcato e si andrebbe incontro a una nuova recessione, con effetti gravi e tangibili sul versante dell'occupazione. In poche parole, i costi economici e sociali sarebbero molto pesanti, e l'avvio di un graduale percorso di ripresa non potrebbe che slittare al 2022/2023, con un impatto negativo anche sui conti pubblici. Con lo scenario più favorevole il debito si ridurrebbe nel 2021 al 155,6% rispetto al 158% di quest'anno, e poi l 153,4% nel 2022, per tornare in un decennio ai livelli pre-Covid, vale a dire nei dintorni del 135% del Pil.

Upb: «conseguenze non trascurabili» in caso di nuovi lockdown

L'evoluzione di breve e medio termine dell'economia – osservano i tecnici dell'Ufficio parlamentare di Bilancio - appare soggetta a rischi ancora molto ampi, nel complesso orientati al ribasso. Gli scenari avversi sono riconducibili all'evoluzione della pandemia, in Italia e all'estero, oltre che alle tensioni finanziarie. La pandemia ha ripreso a diffondersi velocemente in diversi paesi europei, come la Francia e la Spagna, oltre che in Asia (in particolare in India). In Italia nelle ultime settimane si è registrata una crescente diffusione dei casi, che ha anche comportato un maggiore ricorso alle strutture ospedaliere. «Al momento non si prefigurano nuovi lockdown generalizzati, ma se si rendessero necessarie restrizioni mirate alle attività produttive e agli spostamenti ne deriverebbero conseguenze non trascurabili sia sul ciclo economico sia sulla struttura produttiva, già colpita dalla passata recessione». Il messaggio è chiaro: va senz'altro evitato il rischio di nuove chiusure generalizzate. E il riferimento ai danni che verrebbero arrecati al tessuto produttivo del nostro Paese non pare casuale.

Per Visco nuove chiusure possono essere evitate

Contrazione dell’offerta e caduta della domanda

In tempo di pace - ha osservato il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco in una recente intervista al Corriere della Sera - non avevamo mai visto una caduta così pronunciata dell'attività economica, «ma il recupero sta andando più o meno come previsto. Anche la ripresa dei contagi, pur se da noi ancora meno intensa che altrove, era stata messa in conto. Nuove misure di chiusura possono essere evitate se mettiamo a frutto l’esperienza che ha portato il nostro Paese a uscire prima di altri dalle fasi di tensione più acuta».

Il problema è che siamo in presenza di una crisi originata non solo dalla contrazione dell'offerta, che si è ridotta proprio a causa del lockdown della scorsa primavera, ma anche dalla caduta della domanda. Certo è cresciuto il risparmio, ma si tratta di un fattore da attribuire sia all'oggettiva contrazione dei consumi che all'incertezza che continua a evidenziarsi sui tempi di uscita dalla crisi e sull'evoluzione della pandemia. Un sentimento di incertezza che coinvolge il fondamentale elemento delle aspettative, e che va ribaltato attraverso gli opportuni interventi di politica economica a partire dal pieno e corretto utilizzo dei fondi del New Generation EU. Non è in discussione la sostenibilità del debito, ma mantenere il debito a livelli del 150% «è molto pericoloso perché lo espone a shock», osserva Eugenio Gaiotti, capo del Dipartimento Economia e statistica della Banca d'Italia. Ne consegue che l'azione di politica economica «deve fondarsi anche sull'obiettivo di conseguire un progressivo riequilibrio dei conti pubblici nel medio termine». E questa precondizione è assicurata solo da una crescita sostenuta, incompatibile con nuovi lockdown. «Non è sparita la possibilità di uno scenario avverso, magari è spostata in avanti, ma in avanti i rischi ci sono».

La “tempesta perfetta”

Nello stimare un calo del Pil del -10% nel 2020 e un recupero parziale del +4,8% nel 2021, il Centro studi di Confindustria definisce una “tempesta perfetta” quella abbattutasi sulla nostra economia tra marzo e aprile a causa del doppio shock di domanda e offerta. Per risollevare l'economia italiana dopo decenni di bassa crescita «è necessario portare la dinamica del Pil almeno all'1,5%, il valore medio annuo registrato nei dieci anni precedenti la crisi globale. A tal fine servirà un incremento medio della produttività del lavoro di quasi un punto percentuale all'anno». Uno scenario che evidentemente non contempla il ricorso a nuovi lockdown, ma che al contrario richiede di intervenire «in modo organico e con determinazione, a partire da una visione chiara dei nodi del mancato sviluppo italiano». Serve un «cambio di paradigma» rispetto agli ultimi decenni, per accrescere strutturalmente il potenziale di crescita dell'economia italiana, che rimuova i «colli di bottiglia che bloccano il Paese da molti anni intervenendo proprio laddove la crescita della produttività è bloccata». «Noi – ha aggiunto il presidente di Confindustria Carlo Bonomi - non possiamo permetterci un nuovo lockdown generalizzato per questioni economiche ma anche per questioni di prospettiva sul futuro».

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