AnalisiL'analisi si basa sulla cronaca che sfrutta l'esperienza e la competenza specifica dell'autore per spiegare i fatti, a volte interpretando e traendo conclusioni al servizio dei lettori. Può includere previsioni di possibili evoluzioni di eventi sulla base dell'esperienza.Scopri di piùindustria & mercati

Ecco le top 20 dell'industria, in testa Eni grazie al “super greggio”

Nella classifica 2018 di Mediobanca sulle principali società italiane il gruppo petrolifero torna al primo posto per fatturato dopo due anni di supremazia di Enel e prima di Exor. Poste si conferma «il primo datore di lavoro» del Paese. UniCredit in testa tra le banche per asset. Il settore del credito ha tagliato 51mia posti di lavoro negli ultimi dieci anni

di Enrico Miele

default onloading pic

4' di lettura

Eni torna il primo gruppo industriale italiano in termini di fatturato dopo due anni di supremazia di Enel (2016-2017) e altri due di Exor (2014-2015), uscita perché trasferitasi in Olanda, recuperando così il primato mantenuto negli undici anni tra il 2003 e il 2013. A spingere Eni c'è anche il rincaro del prezzo del greggio (barile in dollari +30,9% lo scorso anno) che porta a una crescita del fatturato nel 2018 del 13,3%, da 66,9 a 75,8 miliardi. È quanto emerge dall’aggiornamento annuale dell’indagine sulle principali società italiane a cura dell’area studi Mediobanca. Lo studio analizza i bilanci di 3.452 aziende, suddivise in base al settore in cui operano.

Sul podio i big nei settori energia e petroliferi
Il podio dell’industria è dominato dai grandi gruppi energetico-petroliferi pubblici: dietro Eni si piazzano infatti Enel (con un fatturato di 73,1 miliardi) e Gse (32,3 miliardi). Le posizioni successive si aprono ad altri settori, come il manifatturiero che si impone con Fca Italy in quarta posizione, i servizi guidati da Telecom prima di Edizione, poi nuovamente la manifattura con Leonardo e i trasporti con Fs. A breve distanza l’energetico-petrolifero di Saras e, infine, Prysmian, nel settore della gomma e cavi. Nei primi 20 gruppi ne figurano otto a controllo pubblico, sei a controllo privato italiano e sei a proprietà estera. Chiudono la top 20 le new entry Api, che beneficia del consolidamento di Italiana Petroli, in diciassettesima dalla cinquantaquattresima posizione (con 6,7 miliardi di vendite), Kuwait Petroleum Italia in 18ma (vendite +15,4% sul 2017 a 6,7 miliardi) e A2a in 19ma dalla 23ma con 6,3 miliardi di vendite.

Poste primo «datore lavoro» in Italia, Enel al top per debiti e utili
Nel 2018, la società con il maggior numero di dipendenti si conferma Poste Italiane, con oltre 134mila unità, nonostante il calo del 2,7%. Poste precede Ferrovie dello Stato (82.944 unità), Luxottica (82.358) e la holding Edizione (82.100). Seguono, con più di 50mila addetti, Enel (69.272) e Telecom Italia (57.901). Spetta invece a Enel il primato per i debiti finanziari: a fine 2018 avevano una consistenza di 56 miliardi, in aumento del 9% sul 2017, seguono Edizione (48 miliardi, in aumento del 155,2% connesso al consolidamento del gruppo Abertis), Telecom Italia (29,2 miliardi, -5,4%) ed Eni (25,9 miliardi, +4,7%). Enel, allo stesso tempo, risulta anche «campione di utili» nel biennio 2017-2018 con 8,57 miliardi, seguita da Eni con 7,5 miliardi. Terza, con 2,09 miliardi, è Poste. In perdita nel biennio Wind Tre con 2,72 miliardi, seguita da Fca Italy con 1,93 miliardi e Saipem con 800 milioni.

In 2018 Npl banche italiane in calo a 86 mld (-30%)
La qualità del credito, secondo Mediobanca, resta uno dei «profili più complessi e di maggiore attualità» delle banche italiane. Dopo il picco del 2015 (198 miliardi), a fine 2018 la massa dei crediti deteriorati netti (dati consolidati) ammontava a 86 miliardi, in diminuzione del 30% rispetto all’anno precedente. «Anche nel corso del 2018 – si legge nello studio – i principali istituti hanno affrontato e gestito il “cattivo credito” attraverso la cessione di pacchetti di Npl a veicoli specializzati nella gestione di crediti problematici, la gestione interna, la svalutazione contabile e l’allocazione tra le attività in via di dismissione». Quanto al coefficiente patrimoniale di vigilanza, il dato si attesta al 16% per il sistema : le banche commerciali (16%) sono in linea con la media, le Bcc segnano un valore superiore (16,9%), mentre le popolari segnano «un certo ritardo» (15%).

UniCredit prima per asset, segue Intesa Sanpaolo
Nel 2018, la classifica delle prime banche italiane, in base al totale attivo tangibile, vede invariato il podio, con UniCredit che conserva la prima posizione (828 miliardi, -0,7%) davanti a Intesa Sanpaolo (778,6 miliardi, -1,3%) e Cdp (370 miliardi, +0,7%). Gli esperti di Piazzetta Cuccia stavolta hanno passato al setaccio 422 bilanci, di cui 43 consolidati (nei dati aggregati è però esclusa la Cdp). Quanto al conto economico del sistema bancario, il dossier mostra l’aumento del margine di interesse (+6,1% sul 2017) e dei dividendi incassati (+8,4%) ma la flessione dei ricavi commissionali (-1,5%) e del trading, quasi dimezzato, che passa da 1,2 miliardi a 0,7 miliardi nel 2018. Rispetto alle voci di spesa, calano costo del lavoro (-9,6%) e gli oneri amministrativi (-7,1%). In miglioramento il cost/income ratio che scende dal 75,1% al 66,9%. Le svalutazioni dei crediti calano del 46,4% (-9,1 miliardi), da 19,7 a 10,6 miliardi. Rispetto ai ricavi, la loro incidenza diminuisce dal 30,6% al 16,1% del 2018. Il Roe 2018 del sistema è positivo (5,4%) mentre l’utile aggregato è pari a 10,6 miliardi, praticamente «invariato».

In ultimi dieci anni banche hanno tagliato 51mila posti di lavoro
Negli ultimi dieci anni, il taglio occupazionale nel settore bancario è stato di circa 51mila unità (-17,4%), in larga parte dovuto all’incentivazione all’esodo. Nel 2018, invece, la forza lavoro nelle banche è calata del 3,1%, con una perdita di quasi 9mila posti. Nel dettaglio, la riduzione riguarda le banche commerciali (-4%, con poco meno di 7mila unità), quelle popolari (-3%, per poco meno di 2.000 unità), e in misura minore le bcc. Nel 2018, infine, sono stati chiusi quasi 2mila sportelli (7,3%), da 26.365 (2017) a 24.441. Estendendo il confronto a inizio decennio, la contrazione è pari al 27,5%.

(Il Sole 24 Ore - Radiocor)

Riproduzione riservata ©
Per saperne di più

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...