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Ecco il trading online modello Facebook: con eToro si condividono e si copiano le strategie d’investimento

dal nostro inviato Pierangelo Soldavini


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3' di lettura

TEL AVIV -

Anche i trader possono avere amici. Come su Facebook, condividono pareri e investimenti e chiunque li può seguire. Anzi, più sono copiati più guadagnano. Massimiliano De Falco, nickname Jarodd76, informatico romano a digiuno di finanza, ha imparato da investimenti ed errori degli altri, arrivando ad avere fino a due milioni di dollari da 1.500 singoli che seguono i suoi investimenti: da inizio anno ha un rendimento dell’11,5% con un rischio basso di 3 (su dieci), ma il suo colpo lo ha fatto due anni fa quando, grazie a bitcoin, ha messo a segno uno spettacolare +434%. Il più seguito in assoluto è JayNemesis, un sudafricano che raccoglie 5 milioni di dollari in “gestione” da 4.400 “copy trader” che replicano i suoi investimenti: per lui ormai è un lavoro, premiato da una fee fino a 100mila dollari annui, il 2% dell’asset under management medio annuo.

Succede su eToro, la piattaforma più diffusa al mondo di “social trading”, attiva dal 2007: «Vogliamo rendere il trading semplice e trasparente, alla portata di chiunque, con accesso a tutto il mondo per investire globalmente, non solo a livello locale come la grande maggioranza dei trading online - spiega Yoni Assia, 38 anni israeliano, creatore insieme al fratello Ronen di eToro e attuale Ceo -. L’innovazione è nel social trading: puoi vedere tutti gli altri trader, fare commenti e confrontarti con loro, ma anche seguire quelli che ti convincono di più copiando in maniera automatica la loro strategia». Basta scegliere il trader, ma è possibile farlo anche con più trader, indicare la somma che si vuole puntare su di lui e dare ok: da quel momento quella somma replica, nel bene nel male, le scelte del “copiato”. Con un click si decide, al contrario, di abbandonarlo.

Oggi eToro ha 700 dipendenti e dieci milioni di utenti in 140 Paesi, ha raccolto 162 milioni di dollari in cinque round e oggi ha oltre un miliardo di dollari di patrimonio gestito complessivamente dai suoi trader, con un volume intermediato arrivato a un trillione di dollari l’anno scorso. L’Italia è uno dei mercati principali con 600mila utenti, in netta maggioranza tra i 30 e i 40 anni, per il 94% uomini che hanno fatto un milione di operazioni in aprile, con un picco il primo dello stesso mese. E di solito preferiscono il mercoledì come giorno in cui dedicarso all’attività. Ora eToro vuole incentivare l’operatività con l’azzeramento delle commissioni sull’azionario.

Lo stesso Assia ha iniziato presto a “giocare” con la finanza: a 14 anni faceva trading con i titoli regalati dal papà (dopo avergli chiesto il permesso) dell’azienda di software nata nel ’91 alla vigilia della bolla di internet: «In quegli anni ho guadagnato molto, poi però lo scoppio della bolla mi ha colto di sorpresa», ricorda. L’imprenditorialità ce l’ha nel sangue visto che anche il nonno mezzo secolo fa ha creato una banca in Svizzera al servizio della comunità ebrea.

Il padre aveva quotato la sua Magic Software al Nasdaq, ma lui è più prudente: «L’Ipo? Ci pensiamo, probabilmente sarà in Europa, ma solo quando sarà il momento giusto. Al momento siamo redditizi, non abbiamo bisogno di fondi per la crescita: prima sono cruciali posizionamento e scala», afferma. Per il momento al Nasdaq si è limitato ad applicare il machine learning per identificare i 50 titoli da comprendere nel portafoglio rappresentativo del listino hi-tech che da inizio 2018 ha messo a segno una performance del 40% rispetto al +13% dell’indice. Perché oltre a copiare i trader più bravi - ma solo fino al livello di rischio 6, per tutelare gli investitori -, eToro permette anche di “copiare” i portafogli settoriali creati dagli analisti interni: quello che va per la maggiore ora è quello della “cannabis care” (+51% da inizio anno), senza dimenticare altri settori sempre di frontiera ma meno rischiosi, dalle energie rinnovabili al food-tech.

Se deve fare una scommessa Yoni non ha dubbi: «Il bitcoin è stata una rivelazione, un “alleluja moment”, come quando ho incontrato internet: mi affascina l’aspetto della disintermediazione assoluta, ma soprattutto la tecnologia. Rappresenta il futuro dell’industria finanziaria, la cui infrastruttura è del tutto “rotta”, con un sistema vecchio e lento», sostiene senza mezzi termini. Non è un caso quindi che abbia creato una divisione intera, eToroX, dedicata alle criptovalute, dalle tradizionali alle stablecoin, quelle legate a un asset e a una valuta fisica, con anche la possibiltià di creare un wallet. «Il denaro è un prodotto: il bitcoin non sostituirà le monete legali, ma con la digitalizzazione il denaro potrà diventare efficiente rendendo trasferibile qualsiasi bene», conclude.

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