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Novavax, a gennaio arriva il vaccino consigliato ai non vaccinati

L’Agenzia italiana del farmaco lo autorizza per le somministrazioni delle prime immunizzazioni, non per i richiami

di Nicola Barone e Marzio Bartoloni

Ema: non sappiamo se servirà un vaccino adattato per Omicron

3' di lettura

Le prime dosi di Novavax, il vaccino “tradizionale” a base proteica, dovrebbero arrivare in Italia già a gennaio e saranno riservate a chi non si è ancora vaccinato. Dopo il via libera dell’Ema, l’Agenzia europea dei medicinali, l’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, lo ha autorizzato come vaccino per le somministrazioni delle prime dosi e dunque non per i richiami. Una indicazione che a questo punto riserva l’impiego di questo nuovo antidoto contro il Covid, il quinto autorizzato finora, per chi deciderà di immunizzarsi tra i 6 milioni di italiani che finora hanno deciso di non vaccinarsi.

Al vaglio dell’Aifa

Qualcuno lo ha ribattezzato già come il “vaccino dei no vax”. Di sicuro Novavax, il vaccino che non impiega la tecnica a m-Rna di Pfizer e Moderna, potrebbe rassicurare e convincere tanti scettici e anche qualcuno dei più irriducibili critici del vaccino contro il Covid-19. La Commissione tecnico scientifica dell’Aifa si è riunita per dare la sua autorizzazione per l’Italia, approvando l'utilizzo del vaccino Nuvaxovid (Novavax) per i soggetti di età uguale o superiore ai 18 anni. La vaccinazione prevede un ciclo vaccinale primario di due dosi a distanza di tre settimane l'una dall'altra. Nuvaxovid, questo il nome commerciale, si basa sulla tecnologia delle proteine ricombinanti, già usata da decenni per altri vaccini, come quello già in uso contro l’epatite B e il papilloma virus. Il vaccino contiene la proteina Spike, che si trova sulla superficie delle cellule del virus ed è un “adiuvante”, in grado di stimolare la risposta immunitaria. I dati disponibili sul vaccino Nuvaxovid , rileva la Commissione tecnico scientifica dell’Agenzia, hanno mostrato una efficacia di circa il 90% nel prevenire la malattia sintomatica anche nella popolazione di età superiore ai 64 anni.

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Le dosi destinate all’Italia

L’Europa ne ha prenotate 200 milioni di dosi, il che significa che all’Italia ne spettano quasi 27 milioni (il 13,46%). Con le prime dosi che potrebbero arrivare già a gennaio: Bruxelles ha infatti fatto sapere che le prime 27 milioni di fiale sono attese nei primi mesi del 2022 e in questo caso la tranche italiana sarà di 3,6 milioni di fiale. Quanto basta per convincere almeno una parte degli scettici o dei contrari al vaccino. Ad oggi la popolazione con almeno una dose più i guariti da al massimo sei mesi è pari a 48.245.739, l’89,33% degli over 12. Per gli esitanti residui - circa 6 milioni - viene dunque alla portata, in temi prevedibilmente brevi, una nuova soluzione che risponde ad alcune delle perplessità più frequenti.

Più facile da maneggiare

Anche l’Oms ha incluso il vaccino anti-Covid Nuvaxovid di Novavax per uso di emergenza (Eul) ed è il decimo arrivato in ordine di tempo. Nuvaxovid è stato sviluppato da Novavax e dalla Coalition for epidemic preparedness innovations (Cepi), ed è l’originator del vaccino Covovax prodotto dal Serum Institute of India su licenza dell’azienda statunitense, che l’Oms ha incluso nell’Eul il 17 dicembre. Entrambi i vaccini sono stati realizzati utilizzando le stesse tecnologie e prevedono due somministrazioni. Ma con un plus considerevole in prospettiva, grazie alle sue caratteristiche. «È più facile da maneggiare poiché può essere conservato a temperature normali di frigorifero», ha evidenziato il responsabile della task force vaccini anti-Covid di Ema Marco Cavaleri. «Fornirà quantità molto elevate di dosi - fino a un miliardo all’anno - al programma Covax e ciò contribuirà a garantire che il mondo venga vaccinato il prima possibile».

Cauda: possibile che riottosi cambino idea

Come spiega Roberto Cauda, infettivologo del Gemelli e consulente di Ema, si tratta di «un vaccino più tradizionale che ha la caratteristica di usare la tecnologia delle proteine ricombinanti che è ormai molto collaudata». Purtroppo «richiede più tempo e questo spiega perché, mentre per sviluppare gli altri vaccini c’è voluto qualche mese, per questo è stato necessario più di un anno». Come gli altri vaccini anche quello di Novavax contiene l’arpione che consente al virus di agganciarsi alla cellula, che «nella fattispecie è nella forma di proteina mentre negli altri vaccini è in forma di Rna o Dna che poi produrrà la proteina». Proprio per questo, auspica Cauda, «è possibile che i riottosi che vedono di mal occhio i vaccini genici possono in qualche modo cambiare idea e, fidandosi di una tecnologia più collaudata, aderire alla vaccinazione. Direi che ci sono tutte le premesse». Ovviamente «non esiste un vaccino privo di effetti collaterali, ma gli effetti sono in qualche modo noti e non diversi dagli altri» vaccini anti-Covid. «L’importante - sottolinea l’infettivologo - è che siano effetti collaterali accettabili e in una percentuale molto bassa».

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