La partita degli emendamenti

Ecobonus auto, Tari e crack bancari: come può cambiare il decreto Sostegni

Il budget per finanziare le modifiche al provvedimento è di 550 milioni. Venerdì 9 aprile scadrà il termine per la presentazione degli emendamenti nelle commissioni Bilancio e Finanze del Senato

di Andrea Carli

Via libera al decreto Sostegni: 32 miliardi di aiuti

5' di lettura

La sensazione è che la coperta delle risorse sarà ancora una volta corta. Appena 550 milioni a disposizione del Parlamento per finanziare il pacchetto delle modifiche al provvedimento da 32 miliardi, messo in campo dal Governo per sostenere il sistema economico travolto dall’emergenza coronavirus. È questa la partita sul dl Sostegni (dl 41/2021), approvato dal Consiglio dei ministri il 19 marzo, che avrà un primo tempo venerdì 9 aprile alle 18, quando scadrà il termine per la presentazione degli emendamenti nelle commissioni Bilancio e Finanze del Senato.

Lista modifiche ancora aperta

Da una parte manca ancora una lista delle priorità condivisa da tutta la maggioranza sul restyling del primo provvedimento anticrisi del Governo Draghi, giunto dopo due mesi e mezzo di misure restrittive anti pandemia senza aiuti statali (all’orizzonte si delinea anche il prossimo scostamento e un “Sostegni bis”, che dovrebbe essere focalizzato in gran parte sulle imprese). Dall’altra però i partiti hanno già alzato la mano. E le richieste vanno dal rifinanziamento dell’ecobonus per le auto a un intervento sulla Tari, dal tentativo di allargare la platea di chi può beneficiare dei sostegni al pressing per alzare l’asticella del condono.

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Ecobonus auto, budget in via di esaurimento

Una delle istanze sul tavolo è dunque quella dell’ecobonus auto. Allo stato attuale l’incentivo procede verso il tutto esaurito: i fondi stanziati con la manovra per le euro 6 sono già quasi finiti - ed è stato prenotato un terzo di quelli per ibride ed elettriche. La Lega chiede di rifinanziare gli incentivi: occorre fare presto, è il messaggio, e rivedere l'intero pacchetto già con il decreto Sostegni. Secondo il leghista Massimo Bitonci, vanno rifinanziati ma anche «unificati», per allineare lo sconto sull'acquisto di ibride ed elettriche, che oggi arriva fino a 10mila euro con rottamazione, a quello per le auto di nuova generazione, quindi meno inquinanti, ma ancora alimentate a benzina o diesel. Il tempo stringe: il plafond previsto per queste ultime previsto con la legge di Bilancio è praticamente finito, restano appena 12 milioni su 250 stanziati. Gli incentivi hanno contribuito a sostenere la domanda di auto. Secondo il viceministro alle Infrastrutture e alla mobilità sostenibile Alessandro Morelli (Lega) bisogna «riaprire la partita». La richiesta del settore è di rifinanziare questa misura anche nei prossimi mesi. «In mancanza di un rifinanziamento tempestivo ed adeguato il mercato dell'auto nel 2021 collasserà e non si può pensare che il sistema economico italiano recuperi l'effetto della pandemia su un comparto di straordinaria importanza, che con il suo indotto vale il 12% del Pil» ha sottolineato Gian Primo Quagliano del Centro Studi Promotor.

Pressing commercianti contro storture Tari

La disciplina della Tari oggi non prevede sconti per le attività chiuse o semi-chiuse dalle restrizioni anticontagi. I commercianti, che chiedono di correggere questo paradosso, hanno trovato un interlocutore nei Cinque Stelle. Un intervento sulla tassa sui rifiuti per le imprese, per «coordinare le diverse disposizioni normative» ci sarà già con la conversione del decreto, ha assicurato il viceministro all'Economia Laura Castelli. Difficile però, che si possa anche mettere mano ad agevolazioni ad hoc sull'imposta locale, pure chiesta sia da chi ha avuto per mesi l'attività chiusa sia dai Comuni. «La coperta è corta, ma si deve intervenire con agevolazioni fiscali anche a livello comunale, come l'Imu, la Tosap/Cosap, la Tari», ha spiegato anche una delle relatrici del provvedimento, la senatrice di Forza Italia Beatrice Toffanin.

Soglia più ampia per il condono fiscale

Quanto al tema delicato delle cartelle fiscali, il decreto Sostegni ha cancellato i ruoli di importo residuo non superiore a 5mila euro, ma non a tutti. Deve infatti trattarsi di carichi affidati tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2010. Il debitore inoltre deve avere un reddito imponibile, dichiarato per l'anno 2019, non superiore a 30mila euro. Secondo la relazione tecnica, la soluzione interessa circa 2,5 milioni di soggetti con debiti iscritti a ruolo. La misura è stata spinta soprattutto da M5S, Fi e Lega, che in occasione della discussione del provvedimento in Consiglio dei ministri sono arrivate a proporre anche la cancellazione integrale dei vecchi debiti con il fisco, senza soglia. Tra gli emendamenti in arrivo al Senato potrebbe rientrare la richiesta di modificare la norma che disciplina il condono, ampliando soglie e periodo di riferimento. Il condono ha destato qualche mal di pancia a sinistra: il Pd e Leu hanno spinto per un meccanismo più selettivo, che spazzasse via dal magazzino della riscossione solo i ruoli collegati a imprese fallite o soggetti defunti o nullatenenti. Il braccio di ferro all’interno della maggioranza potrebbe dunque replicarsi nel processo di conversione in legge del decreto. Con la chiusura al 2010 e non al 2015 e l’esclusione dei redditi oltre i 30mila euro, alla fine il condono inserito nel decreto Sostegni cancellerà 16 milioni di cartelle, ovvero il 75% in meno di quelle che sarebbero saltate se alla fine fosse passata la sanatoria a più ampio spettro.

Gli indennizzi per i risparmiatori travolti dai crack bancari

Nel pacchetto delle modifiche al decreto da inserire nel percorso parlamentare potrebbe entrare anche il dossier che riguarda i risparmiatori incappati nei crack di 11 banche (Pop Vicenza, Veneto banca, Etruria, Marche, Carichieti, Cariferrara, Credito cooperativo padovano, Banca Brutia, Banca popolare delle province calabre, Banca di Paceco e Credito cooperativo interprovinciale Veneto). Stando alla Consap (si veda anche Il Sole 24 Ore del 18 marzo), la società del Tesoro che deve gestire le pratiche, a oltre due anni dalla manovra 2019, che prese il vecchio fondo inattivo da 150 milioni e lo moltiplicò per dieci gonfiandolo a 1,5 miliardi, sono 25.149 i risparmiatori che hanno iniziato a ricevere una quota dell'indennizzo. Le domande totali sono oltre 144mila: e per 75mila di loro la pratica si è fermata di fronte alle richieste di integrazione dei documenti bancari indispensabili per procedere. Sui conti correnti dei risparmiatori, finora, sono arrivati 45,5 milioni, cioè il 3,03% del maxifondo.Serve una norma per accelerare. E la norma potrebbe essere inserita nel decreto Sostegni.

Il braccio di ferro sul nuovo scostamento

Il dossier delle modifiche al dl Sostegni si andrà ad affiancare a quello sulle misure da inserire nel prossimo provvedimento da varare nella seconda metà di aprile con l'obiettivo di estendere le misure per garantire la liquidità alle imprese e di far scattare nuovi meccanismi selettivi per l'erogazione dei sostegni. Su questo secondo fronte, tutto dipenderà dall’entità del nuovo scostamento. Lega, M5S, una parte di Pd e una di Fi premono per accrescere il nuovo spazio di deficit fino a 30 miliardi, mentre Palazzo Chigi e Mef sembrano intenzionati, almeno per ora, a rimanere sotto i 20 miliardi (si veda anche Il Sole 24 Ore del 30 marzo). L’istanza al Parlamento per il via libera all’ulteriore indebitamento arriverà con il Def, che, con tutta probabilità sarà presentato a cavallo della metà del prossimo mese con qualche giorno di ritardo rispetto alla scadenza del 10 aprile. Sarà l’ennesimo intervento: dal decreto “Cura Italia” dello scorso anno a oggi i provvedimenti di urgenza sono stati otto, con 140 miliardi di disavanzo aggiuntivo tra il 2020 e il 2021.

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