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Ecobonus, non sempre i lavori incentivati portano benefici all’ambiente

di Maria Chiara Voci


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2' di lettura

La spinta alla ristrutturazione degli edifici sostenuta da ecobonus e sismabonus rischia di generare uno spreco di energia maggiore del risparmio che si ottiene dall’interventoo.

Ogni finestra, cappotto o cambio di impianto termico richiede – per essere prodotto e installato – una certa dose di emissioni di Co2. Quando l'intervento di retrofit non è ben mirato a un vero efficientemento dell'edificio, il rischio è di generare, eseguendo l’intervento, più anidride carbonica (fra prelievo, lavorazione della materia prima, trasporto dei manufatti e posa in cantiere) di quella che si sarebbe emessa se nulla fosse accaduto partenza.

La provocazione arriva dagli organizzatori di Rebuild, evento bi-annuale che concentra la propria attenzione sul mercato della rigenerazione edilizia e che da questa edizione estiva 2019 si trasferisce a Milano da domani a giovedì 27 (storicamente era a Riva del Garda). I lavori sono incentrati sul tema del ReMaking Cities.

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«Rimanere dentro gli accordi di Parigi – spiega Thomas Miorin, ideatore della manifestazione – significa dimezzare ogni 10 anni le emissioni (Carbon Law). A conti fatti, la maggior parte degli interventi incentivati da ecobonus oggi non rispetta questa soglia». A provare nei fatti le affermazioni è una ricerca realizzata da Rebuild con Bionova, società di esperti di sostenibilità e economia circolare con sede in Finlandia e una collaborazione attiva all'interno della rete del Green building council.

L’analisi prende in esame il ciclo di vita, valutato in 30 anni, di una serie di edifici che sono stati oggetto di interventi diversi di retrofit (riqualificazione globale involucro e impianto o solo involucro, o serramenti e pannelli solari, o il cambio di caldaia) e ne compara le emissioni rispetto ad analoghe strutture che non sono state ristrutturate.

Alcuni interventi – fra tutti la sostituzione dei soli infissi, ma anche il cambio di caldaia o l’installazione di pannelli solari – comportano più “spreco” sul lungo termine di ciò che fanno risparmiare. Ad esempio, si è calcolato che la produzione e l’installazione di 5 mq di nuovi infissi producono 5mila chili di CO2: un “debito” che spesso non viene compensato dal risparmio sulle performance energetiche dell’edificio.

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«Come dimostrano però i dati dell’Enea – prosegue Miorin – sono proprio il cambio di serramenti o di impianto termico gli interventi più eseguiti e incentivati dai bonus. Quando solo le riqualificazioni globali e profonde dimostrano di essere davvero efficienti e al di sotto delle soglie richieste e concordate a Parigi».

Non solo. «Un’analisi eseguita su 121 edifici pubblici inglesi - spiega Rodrigo Castro di Bionova - che compara la classe energetica e il consumo reale rivela che rispetto ai dati attesi da progetto anche da un teorico miglioramento di classe non si traduce in reali risparmi». A partire da queste riflessione, Rebuild rinnova l’appello all’integrazione di politiche e interventi e punta l’attenzione sulle città, territori complessi che possono però guidare un cambio di passo.

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