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Economia circolare, Italia in pole position per il recupero delle batterie al litio

È il progetto Acrobat a cui lavora Enea, il Fraunhofer Institute for Laser Technology e l’università di Lovanio. Si punta al recupero del 90% delle materie critiche

di Davide Madeddu

(Sergii - stock.adobe.com)

2' di lettura

L'economia circolare inizia con le batterie litio ferro esauste. Perché attraverso il progetto Acrobat, cui partecipa per l’Italia l’Enea, si punta a recuperare il 90 per cento delle materie critiche attraverso un processo da trasferire poi all’industria europea. Ossia litio, fosforo e grafite. «Il progetto è finalizzato, nel suo complesso, a mettere a punto un nuovo processo di riciclo che permetterà di estrarre dalle batterie litio, fosforo e grafite – spiega Federica Forte, ricercatrice Enea e responsabile del progetto –. Noi ci occuperemo, in particolare, del processo di estrazione e di recupero dei materiali elettrolitici, come ad esempio i sali conduttori e i solventi organici».

Il progetto

Punto di partenza del progetto (cui partecipano anche Fraunhofer Institute for Laser Technology e l’azienda specializzata nel riciclo di batterie Accurec Recycling GmbH per la Germania, Università Cattolica di Lovanio e Vito per il Belgio) la composizione delle batterie Lfp, costituite da centinaia di singole celle collegate tra loro e composte dall'anodo (polo negativo) in grafite e dal catodo (polo positivo) costituito da litio-ferro-fosfato.

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Batterie utilizzate soprattutto nei sistemi di accumulo stazionario, nella mobilità elettrica e, «ancora in fase di sperimentazione, in alcune applicazioni domestiche di elettronica di consumo». L'utilizzo, come sottolineano al centro ricerca, è destinato ad aumentare perché «risultano fondamentali» nel processo di transizione ecologica e di decarbonizzazione dell'economia a livello globale.

«Le batterie LFP contengono materie critiche che rendono il loro riciclo un imperativo strategico; tuttavia - argomenta la ricercatrice -, in Europa non è ancora una realtà industriale. Ecco, quindi, la necessità di avviare un progetto come Acrobat, che ha come obiettivo quello di unire le competenze del mondo della ricerca e dell'industria per mettere a punto un processo economico e sostenibile per l'estrazione, dalle batterie esauste, di materie critiche destinate a nuove produzioni».

Il cronoprogramma

Già in fase di definizione il cronoprogramma delle attività da svolgere. Entro il 2030 il progetto «punterà a raggiungere un target complessivo di recupero annuale di 5.400 tonnellate di materiale catodico (litio-ferro-fosfato), 6.200 tonnellate di grafite e 4.400 tonnellate di elettrolita».

Non solo. Un processo di riciclo su scala industriale «permetterà di risolvere ulteriori questioni ambientali: le batterie agli ioni di litio contengono sostanze pericolose per l'ambiente, che potrebbero essere gestite in maniera opportuna e valorizzate durante le stesse operazioni di riciclo».

Il primato della Cina

Ricordando poi che attualmente la Cina, insieme all'Africa e all'America Latina, fornisce il 74% di tutte le materie prime da cui è composto un accumulatore e che la sola Cina produce il 66% delle batterie agli ioni di litio contro meno dell'1% della Ue la ricercatrice sottolinea che «per poter favorire l'indipendenza dell'Europa da questi approvvigionamenti, risulta sempre più evidente la necessità di riciclare localmente queste materie prime da prodotti a fine vita».


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