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Economia del design, in Piemonte una rete di oltre 2.600 imprese

di Giovanna Mancini

L’ingresso del Circolo del Design a Torino

3' di lettura

In un mondo affamato di dati, come quello in cui viviamo, il merito dell’Osservatorio Mira promosso dal Circolo del Design di Torino è quello di aver messo in piedi il primo grande data-base regionale del design, in cui sono raccolti le aziende e i professionisti del Piemonte la cui attività è legata, più o meno direttamente, a questo settore. La mappatura e l’analisi di questi dati sono raccolti nella ricerca «Economia del Design in Piemonte 2022», realizzata da un gruppo di studiosi dell’Università di Torino, del Politecnico e della Fondazione Santagata per l’Economia della cultura.

«Non è stato facile arrivare a una misurazione di questo mondo – ammette Giovanna Segre, professoressa associata di Economia della cultura all’Università di Torino, che ha coordinato la ricerca assieme a Claudio Germak, professore ordinario di Design al Politecnico – soprattutto perché gran parte delle realtà analizzate è fatta da liberi professionisti. Ma è una prima fotografia, un punto di partenza importante, che affineremo nei prossimi anni». La ricerca ha individuato sul territorio 2.616 realtà tra aziende e liberi professionisti, suddivise in 1.694 aziende “core design” (freelance, studi di design e comunicazione, servizi al progetto) e 922 aziende “design driven” (che utilizzano il design come elemento caratterizzante della produzione). A queste andrebbe aggiunto un terzo gruppo di imprese (“design hidden”), che utilizzano il design solo come input aggiuntivo e pertanto non quantificabile.

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Nel “core design” lavorano oltre 5mila persone, metà delle quali nella provincia di Torino, dove si concentrano tre quarti delle società di capitali del settore, che generano 376 milioni di euro di fatturato sul totale regionale di 423 milioni. Una cifra che si stima superi abbondantemente i 500 milioni, a livello regionale, prendendo in considerazione anche le altre forme giuridiche societarie e le partite Iva. Sempre restando nell’ambito del core design, lo studio distingue otto settori in cui si concentra il maggior numero di attività: Communication (il 56% delle aziende), Product (il 10%, ma con la stessa percentuale dell’ambito Communication, il 33%), Spaces, Exhibit, Fashion, Project, Interaction e Strategic. «Notiamo una crescita importante dell’ambito comunicazione e media – spiega Claudio Germak – trainata soprattutto dall’espansione del web design e dell’ecommerce. È interessante anche notare un aspetto che accomuna due ambiti tra loro molto diversi, lo Spaces e il Fashion, in cui notiamo una forte presenza di autoproduttori».

E poi c’è il mondo delle imprese «design driven», che esprime la forte connessione tra il design e le filiere industriali più radicate nel territorio piemontese, quali l’automotive, il food, l’oreficeria, a cui si aggiungono sempre di più i servizi. Qui sono comprese aziende come Alessi, Bulgari, Gessi, Loro Piana, Fca e Lavazza. Parliamo di quasi mille realtà, che danno lavoro a 120mila persone.

L’obiettivo per cui è nato l’Osservatorio Mira – che mette insieme istituzioni, enti, poli universitari e centri di ricerca – è delineare i confini e valutare il peso della design economy nella regione, per indagarne il ruolo propulsore nello sviluppo e nell’evoluzione del tessuto imprenditoriale. Perché, come spiega sara Fortunati nell’introduzione alla ricerca, «il design progetta oggetti di consumo e spazi domestici, identità visive e sistemi di comunicazione, applicazioni, interfacce e percorsi di interazione tra uomo e tecnologia, mezzi e sistemi di trasporto, esperienze, strategie per la sostenibilità». Il design, dunque, è un elemento fondamentale nella creazione di beni e servizi, lo è da sempre: permea di sé le attività produttive e creative e per questo può essere «un grande alleato delle imprese nell’affrontare i cambiamenti di prospettiva che il mercato e il pianeta richiedono», aggiunge Fortunati.

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